Saxon – Solid Ball Of Rock (1990)

Anno 1990. Era agli sgoccioli un periodo dei Saxon cominciato con l’uscita del rockeggiante e solare Crusader e finita con il quasi-AOR Destiny, nel quale il gruppo ci avevano fatto ascoltare il loro lato più leggero e arioso, e per questo avevano perso gran parte dei fan della prima ora. Le cose cominciavano a non andare troppo bene per la band, del resto gli anni 90 erano alle porte, e a quel punto si poteva decidere se cambiare di nuovo, adottando altre sonorità, oppure restare una band molto melodica. In questo periodo il gruppo capitanato dal frontman Peter “Biff” Byford vede l’innesto del nuovo bassista Tim “Nibbs” Carter (a cui viene data grande libertà in quanto autore di ben 5 canzoni e coautore di altre 2) e il ritorno di Nigel Glockler dopo una breve avventura nel gruppo prog GTR, oltre ovviamente alla conferma della coppia di asce Paul Quinn/Graham Oliver; a cavallo tra il 1989 e il 1990 questa formazione si reca in Germania, per registrare il nuovo album, il primo fuori dalla natia Inghilterra. E’ evidente già ad un primo ascolto come il cambio di aria abbia fatto bene al gruppo, che in questo disco opta per un ritorno a sonorità più pesanti e consone al loro monicker. Le undici tracce di questo platter si rivelano essere infatti di un heavy duro e d’impatto, con un tocco “moderno” ma non troppo, e una verve ed una pesantezza tutta teutonica: una solida sfera di roccia, insomma! La “svolta” si nota già a partire dal bellissimo artwork: sul davanti l’iniziale del logo del gruppo impresso in una roccia, mentre nel retro copertina si vede la stessa roccia, diventata meteorite, che sfreccia e sta per cadere a terra. Con queste premesse, si è quasi invitati ad ascoltarlo.

L’inizio è affidato alla titletrack: un basso distortissimo introduce Solid Ball Of Rock, che poi prosegue in un susseguirsi di riff davvero potenti. La solita voce di Biff si incastra perfettamente nella canzone su delle lyrics che trovo personalmente molto evocative, fino a sfociare nel chorus orecchiabile e che rimane subito in testa. Sicuramente uno dei migliori pezzi dell’album, nonché uno dei cavalli di battaglia della band, che ha riproposto più volte questo pezzo live. Un altro riff energico e velocissimo introduce Altar Of The Gods, una speed song che riesce ad essere inoltre molto melodica. Elettrico il ritornello, con le vocals sugli scudi, come del resto la prestazione di Glockler e più in generale di tutta la band. Si spezza il ritmo con la successiva Requiem (We Will Remember), una delle due semi-ballad del disco, una canzone dall’incedere dolce e sognante. Il testo, poi, scandito da un commosso Biff, è davvero emozionante, dedicato com’è a tutti i musicisti rock che sono morti in passato, con l’appassionato messaggio “noi ci ricorderemo di voi, non vi dimenticheremo”. Dopo i cinque minuti abbondanti di “calma” si ritorna ad un pezzo movimentato, Ligths In The Sky, un altro pezzo ben suonato, che tuttavia non esplode mai, ma resta sempre un po’ anonimo, rivelandosi come l’anello debole di questo disco. Su livelli qualitativi ottimi si dimostra invece la successiva I Just Can’t Get Enough, che ha un riff trascinante e un ritornello catchy, e che risulta molto piacevole da ascoltare.
Il rullante di Glockler annuncia l’inizio di Baptism Of Fire, che con il suo riff esaltante e l’incedere veloce e spumeggiante si rivela un grandissimo brano, condito dalla voce di Biff, aggressiva al punto giusto in questo frangente. Si cambia di nuovo tempo con la successiva Ain’t Gonna Take It, un mid tempo roccioso su cui però si aprono diversi spazi melodici, ad esempio in occasione del chorus. “Eins Zwei Trei” conta Biff come a sottolineare le “origini tedesche” del platter, prima dell’attacco di I’m On Fire, ottimo pezzo di hard ‘n’ heavy dal ritornello, ancora una volta, coinvolgente al punto giusto, per una canzone molto melodica e decisamente gradevole. Un breve intro di chitarre fa da preludio alla seconda ballata del disco, Refugee, lento “da accendino”. Ben costruita e ben composta, molto varia nel suo svolgimento, sicuramente non sfigura su un ottimo disco come questo; tuttavia, a detta di chi scrive, il meglio deve ancora venire. Bavarian Beaver è un assolo di basso di un paio di minuti, in cui un Nibbs Carter ispiratissimo riesce a suggestionare l’ascoltatore con un vortice quasi psichedelico, in definitiva un piccolo gioiello strumentale. Senza pause, l’assolo sfocia nell’intro di Crash Dive, uno dei migliori pezzi dell’album, con un incedere e un sound molto particolari, impossibili da descrivere a parole ad una persona che non l’abbia mai ascoltata. Ottimo il riff, ottima la prestazione di tutti i componenti della band per una delle canzoni migliori del lotto, di cui è degna conclusione.
Nella versione in mio possesso sono presenti due bonus tracks. La prima è la versione singolo di Requiem (We Will Remember), che non aggiunge e non toglie nulla al già notevole arrangiamento già ascoltato in precedenza. L’altra è un mid tempo duro al punto giusto e molto piacevole, dal titolo Reeperbahn Stomp, sicuramente un buon pezzo che conferisce ancora più qualità al già ottimo album.
Tirando le somme, il disco in se è un ottimo prodotto, con una buonissima produzione (tra l’altro il produttore, il tedesco Kalle Trapp, è lo stesso che ha reso grandi i Blind Guardian), una composizione a tratti eccellente e una ottima prestazione da parte di ogni membro della band. Certo, non è più lo stile NWOBHM di dischi come Wheels Of Steel o Denim And Leather, ma comunque direi che, visto il livello qualitativo elevato, ne consiglierei l’acquisto ai fan del gruppo, ed anche chi ama l’hard rock e l’heavy classico, sono convinto che non ne potrà rimanere deluso.
Nota: Questa è la prima recensione che abbia mai scritto, per il sito metal-inside. La ripubblico qui, visto che l’originale, come del resto il sito, è ormai irreperibile.
Voto: 87/100
Mattia
Tracklist:
  1. Solid Ball of Rock – 04:40
  2. Altar of the Gods – 03:42
  3. Requiem (We Will Remember) – 05:18
  4. Lights in the Sky – 04:07
  5. I Just Can’t Get Enough – 04:39
  6. Baptism of Fire – 03:12
  7. Ain’t Gonna Take It – 04:53
  8. I’m On Fire – 04:23
  9. Overture in B-Minor/Refugee – 05:38
  10. Bavarian Beaver – 01:15
  11. Crash Dive – 03:07
  12. Requiem (We Will Remember) (single version) (bonus track) – 04:41
  13. Reeeperbahn Stomp (bonus track) – 03:25
Durata totale: 52:50
Line-up:
  • Biff Byford – voce
  • Graham Oliver – chitarra
  • Paul Quinn – chitarra
  • Tim “Nibbs” Carter – basso
  • Nigel Glockler – batteria
Genere: heavy metal
Sottogenere: heavy metal classico

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