Black Sabbath – Paranoid (1970)

Poco dopo l’uscita del primo omonimo album, pubblicato nel febbraio del 1970, che aveva riscosso un grande consenso nonostante le critiche negative (ma comprensibili, visto che non esisteva, al tempo, nulla di così pesante), i Black Sabbath tornarono in studio per registrare il suo seguito. A settembre dello stesso anno, a soli pochi mesi di distanza, usciva così Paranoid. Al contrario di quanto questa premessa può far pensare, però, non è stata una pubblicazione affrettata, solo per cavalcare l’onda del successo, al contrario: in otto brani la band dimostra di essere eccezionalmente ispirata, creando un classico di ogni tempo, nonché un capolavoro assoluto della musica tutta.

Si inizia subito alla grande, con War Pigs, subito una canzone fondamentale della band e del metal tutto, così valida che è difficile persino descriverla a parole. Potente, energica, atmosferica e complessa, questa opener si imprime subito nella mente dell’ascoltatore, per non uscirne più. Degna di nota la prestazione di tutto il gruppo, da Ozzy Osbourne alla voce agli assoli di Tony Iommi, passando per la sezione ritmica Butler/Ward. La segue la title-track: la storia ci dice che fu composta in dieci minuti, per assecondare la casa discografica, che non voleva intitolare il disco “War Pigs”. Il risultato però è stratosferico:anche se semplicissima, questa canzone è una piccola perla, carica com’è, e il testo è la ciliegina sulla torta, essendo assolutamente non banale ma anzi profondo in qualche modo. Arriva poi il turno della ballad di rito, e che ballad! Planet Caravan è space rock psichedelico al suo massimo, evocativa come poche, e ci accompagna per un viaggio attraverso il cosmo che per quanto breve lascia comunque totalmente rilassati e contenti. La successiva Iron Man è un altro super-classico nonché un capolavoro assoluto; e credo che ogni altra parola, oltre a queste, per descriverla sia futile.
In Electric Funeral un Ozzy più malato che mai canta dell’apocalisse, mentre il resto del gruppo suona lento a scandire il funerale elettrico, per poi compiere un accelerazione centrale puramente anni ’70, che la rende ancora di più un capolavoro assoluto. Ma il meglio deve ancora arrivare: Hand Of Doom parte con il solo basso e voce, per poi salire di intensità fino alla pesantissima parte centrale, il tutto permeato da un’atmosfera malata e claustrofobica: in breve, il picco assoluto di un disco già di per se eccezionale. Eccoci poi al momento del classico assolo di batteria (basti pensare a Moby Dick dei Led Zeppelin o a The Mule dei Deep Purple): Rat Salad è un pezzo strumentale molto ben suonato da Bill Ward che non toglie nulla al valore del disco, ma aggiunge qualcosa in più. Il finale è affidato a Fairies Wear Boots, un brano piuttosto melodico, con la chitarra di Iommi che tira fuori una grande parte solistica, e chiude il disco nel migliore dei modi.
In quanto capolavoro assoluto e grandissimo classico, non posso esimermi di promuovere a pieni voti questo fantastico disco. Posso solo aggiungere che è assolutamente da avere e da adorare per qualunque ascoltatore di heavy metal che si rispetti.
Voto: 100/100

Mattia
Tracklist:
  1. War Pigs – 07:58
  2. Paranoid – 02:52
  3. Planet Caravan – 04:30
  4. Iron man – 06:00
  5. Electric Funeral – 04:50
  6. Hand Of Doom – 07:10
  7. Rat Salad – 02:30
  8. Fairies Wear Boots – 06:15
Durata totale: 42:00
Line-up:
  • Ozzy Osbourne – voce
  • Tony Iommi – chitarra
  • Geezer Butler – basso
  • Bill Ward – batteria
Genere: hard rock/heavy metal

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