Blind Guardian – Battalions Of Fear (1988)

Non serve dire chi siano i Blind Guardian. Chiunque abbia anche solo un’infarinaturaper quanto riguarda il power metal conosce il gruppo di Krefeld, che con dischi come Somewhere Far Beyond, Imaginations From The Other Side o Nightfall in Middle Earth hanno scritto grandi pagine della storia del genere a livello mondiale. Forse però, non tutti sanno che all’inizio i Bardi si chiamavano Lucifer’s Heritage, e non suonavano nella maniera cui sono divenuti famosi; al contrario il loro stile era uno speed metal powereggiante, sulla scia dei Riot di Thundersteel e soprattutto dei primi Helloween. Dopo due demo, vari cambi di formazione e una virata del sound verso lidi più personali, con un sound più power, i Lucifer’s Heritage cambiarono il nome in quello con cui sono maggiormente famosi, e nel maggio del 1988 arrivano al debut album, questo Battalions Of Fear appunto, che si rivela da subito un lavoro degno di nota. Prima di analizzarlo, vorrei focalizzare l’attenzione sulla cover: non è quello che si dice un artwork storico, al contrario è piuttosto banale, a mio avviso, ma lo trovo adattissimo per un album come questo, che in è accostabile alla copertina, essendo in qualche modo rozzo e primordiale (ma nell’accezione più positiva di questi termini)

Dopo una breve e strana introduzione, con musica quasi da luna park, parte la opener Majesty, ed è subito capolavoro: abbiamo qui una mini suite compatta ed evocativa, potente e melodica, che non annoia nei suoi sette minuti e mezzo di durata e si rivela davvero una perla di puro speed power metal, quello per intenderci influenzato dallo speed e in parte anche dal thrash metal. Menzione speciale poi per il testo, ispirato al Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien (in un periodo in cui quest’opera non aveva la fama che i film di Peter Jackson le hanno dato in tempi più moderni), e soprattutto per la prestazione della band, dalla voce di Hansi Kürsch e dalla sezione ritmica fino ad arrivare alla pregevole parte solistica di André Olbrich. La successiva Guardian of the Blind è un pezzo veloce, cattivo ed oscuro, a tratti anche dissonante, con un rifferama quasi thrash, che culmina nel malvagio ritornello, ciliegina sulla torta di un altro grande pezzo.
Trial by the Archon è un’ottima strumentale, che consente alla band di mettersi in mostra, introducendo alla perfezione Wizard’s Crown; questa risulta l’ennesimo brano ben riuscito, con il suo particolare riff e l’apertura melodica finale, che riprende il tema dell’intro. Run For The Night è ancor meglio: pezzo addirittura epico (non a caso il testo è ancora una volta ispirato al Signore degli Anelli) ma veloce, dalla struttura semplicissima ma di sicuro impatto, specie nel grande ritornello e nell’assolo, come sempre sugli scudi. Al contrario, The Martyr, è una canzone molto più complessa, con tanti controtempi e cambi di ritmo, e pur risultando, alla fine, il pezzo probabilmente meno riuscito del platter, è comunque un gran brano, sicuramente niente a che vedere con un episodio filler.
Arriviamo così alla magnificente ed oscura title track, il cui testo abbandona i temi fantasy delle precedente per parlare delle guerre che i potenti scatenano in altri paesi per sete di potere, senza curarsi dei loro a che devono vivere sempre nel terrore, tema di attualità ancor oggi, a ventitré anni dall’uscita dell’album. L’atmosfera della canzone è commisurata a questo tema, essendo cupa e quasi claustrofobica; la sezione ritmica, sempre sugli scudi, e la voce di Hansi, mai così graffiante, contribuiscono invece a renderla un capolavoro assoluto. Siamo ormai in dirittura d’arrivo: By the Gates of Moria è una strumentale che riprende il tema principale della nona sinfonia di Dvorak e la sviluppa, in un connubio di velocità, potenza e melodia, evocando nella nostra mente l’epica lotta affrontata dalla Compagnia dell’Anello per attraversare le aule della miniera da cui il brano prende il nome. La chiusura dell’album è affidata a Gandalf’s Rebirth, un’altra strumentale ma molto diversa dalla precedente, con le chitarre che disegnano in un pezzo melodico e quasi dolce, mentre il solo basso accompagna la batteria in sede ritmica.
In conclusione, per me siamo di fronte a un vero e proprio capolavoro, un gran disco di speed power metal, benché non siano ancora i Bardi che conosciamo, quelli che avranno successo con Imaginations From The Other Side e spopoleranno con Nightfall In Middle Earth. Se però vi piace lo speed power metal, quello primigenio, allora correte a comprare quest’album, vedrete che non vi deluderà assolutamente, come non deluderà anche il semplice amante del metal nella sua accezione più “old-style”.
Voto: 99/100
Voglio dedicare questa recensione del mio gruppo preferito a me stesso nel giorno del mio compleanno, anche perché sono nato dieci esatti giorni dopo la sua pubblicazione.

Mattia

Tracklist:
  1. Majesty – 07:31
  2. Guardian Of The Blind – 05:12
  3. Trial by the Archon – 01:45
  4. Wizard’s Crown – 03:50
  5. Run for the Night – 03:36
  6. The Martyr – 06:18
  7. Battalions of Fear – 06:09
  8. By the Gates of Moria – 02:53
  9. Gandalf’s Rebirth – 02:10
Durata totale: 39:14
Line-up:
  • Hansi Kürsch – voce e basso
  • André Olbrich – chitarra solista
  • Marcus Siepen – chitarra ritmica
  • Thomen Stauch – batteria
Genere: power metal
Sottogenere: speed power metal

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