Grave Digger – War Games (1986)

Molto prima che l’epicità di Tunes Of War venisse incisa su disco, e ancor prima dell’oscurità e della cattiveria di Heart Of Darkness, i Grave Digger esistevano già. Potrà sembrare strano, ma come tanti altri gruppi (tra i quali i coevi Running Wild), il complesso capitanato da Chris Boltendahl ha iniziato come band heavy metal classico, sulla scia dei precursori Accept. Dopo due dischi nei due anni precedenti, il 1986 vede l’uscita del loro terzo album, appunto questo War Games, che mi accingo ora a valutare.

Il suono di un’orchestra che accorda gli strumenti è il preludio all’ingresso fragoroso delle chitarre di Keep on Rockin’, che generano da subito un pezzo senza compromessi, puro heavy metal tedesco, magari non originalissimo ma trascinante; la voce di Boltendahl inoltre non ha i toni cupi e quasi malvagi a cui i fan sono abituati, ma qui, come nel resto del disco tende ad emulare nel cantato Udo Dirkchneider (gli Accept sono l’influenza più evidente di questo disco, del resto). La successiva Heaven Can Wait è un pezzo oscuro, cattivo, a tratti dissonante, con gli urli di Boltendahl che la rendono quasi blasfema, ma risulta tra i migliori brani del disco. Al contrario, Fire in Your Eyes è un classico episodio filler, essendo una canzone piuttosto varia, ma non riuscendo a incidere con i suoi riff ne con il suo pur orecchiabile ritornello. Let Your Heads Roll si riprende, essendo un mid tempo catchy, con un riff potente al punto giusto, un buon brano del più puro heavy metal, nonostante non sia, ancora una volta, originalissimo, ne un pezzo propriamente da urlo.
Love Is Breaking my Heart è una buona ballad con tanto di pianoforte, toccante al punto giusto; non sarà la ballata più intensa mai incisa ma si lascia ascoltare con piacere. Con il turno di Paradise si torna all’heavy, con questo veloce pezzo che rallenta giusto nel ritornello, il quale però risulta un po’ anonimo, e non graffia come vorrebbe, anche in virtù del fatto che viene ripetuto troppe volte nel corso del brano. Con (Enola Gay) Drop the Bomb siamo invece al top dell’album,visto che il pezzo riesce finalmente a colpire in virtù di una velocità sostenuta, un assolo come sempre ottimo, e soprattutto al potente ed evocativo coro del ritornello. L’inizio acustico di Fallout da il via a una canzone con dei buoni spunti, anche se in certi punti appare un po’ spenta, specie nel ritornello che non fa altro che ripetere il proprio titolo. Ancora zero originalità per la successiva Playin’ Fools, ma come pezzo rispetto ad alcuni episodi precedenti, riesce a intrattenere di più, essendo un brano divertente e con un’atmosfera quasi malata che la rendono uno dei picchi dell’album. Siamo ora alla fine con The End, una bella outro atmosferica che tuttavia non aggiunge ne toglie nulla al disco in se.

Di lì a poco, il gruppo avrebbe storpiato il proprio monicker in “Digger”, diventando un act molto più pop, mossa che anche il mastermind Chris Boltendahl ha ammesso essere una mera manovra commerciale. Questo War Games rimane quindi l’ultimo parto di una creatura che poi non esisterà più, e che poco c’entra con i Grave Digger più oscuri di Heart Of Darkness o quelli più epici di Tunes Of War. Non è un disco fondamentale né un capolavoro, come già detto, ma son sicuro che qualche ascolto di relativo piacere lo potrà regalare anche ai metallari più schizzinosi.

Voto: 73/100
Mattia
Tracklist:
  1. Keep On Rockin’ – 03:19
  2. Heaven Can Wait – 03:33
  3. Fire in Your Eyes – 03:44
  4. Let Your Heads Roll – 04:06
  5. Love Is Breaking My Heart – 04:06
  6. Paradise – 04:13
  7. (Enola Gay) Drop the Bomb – 03:25
  8. Fallout – 04:54
  9. Playin’ Fools – 03:56
  10. The End – 02:31
Durata totale: 37:47
Line-up:
  • Chris Boltendahl – voce
  • Peter Masson – chitarra
  • C.F. Brank – basso
  • Albert Eckhardt – batteria
Genere: heavy metal
Sottogenere: heavy metal classico

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