Deep Purple – Who Do We Think We Are (1973)

Dopo il grande successo di Machine Head, con il tour mondiale che aveva portato alla registrazione di quello che è uno dei dischi rock migliori di tutti i tempi nonché il live per antonomasia, il grandissimo Made in Japan, i Deep Purpleavevano il compito di dimostrarsi all’altezza della situazione. Tuttavia, varie tensioni interne alla formazione ne stavano già minando l’integrità; e non mancavano nemmeno le pressioni dall’esterno, vista una folta schiera di detrattori, che inviavano lettere alla band dicendo “Who do you think you are?”, “chi vi credete di essere?”. Da queste lettere, i Purple presero spunto per il titolo del nuovo disco, appena registrato tra Germania ed Italia, “Who Do We Think We Are”, come a voler dimostrare di che pasta erano fatti, nonostante tutto ciò che in quegli anni capitava loro e rispondere ai loro detrattori.
La opener Woman From Tokyo è un gran bel pezzo hard rock, semplice ma non banale, che rimane impresso in testa e risulta ottima, anche se forse le manca un po’ di tiro e di carica (che poteva avere una Higway Star per esempio), probabilmente per colpa delle forti tensioni  succitate. La successiva Mary Long è un gran pezzo di hard blues, scritto ed interpretato magistralmente dalla band, che nonostante quanto appena detto sembra qui piuttosto affiatata. Si mettono in evidenza soprattutto il cantato di Ian Gillan e il bell’assolo di Ritchie Blackmore; bellissimo anche il testo tagliente, dedicato a Mary Whitehouse e a Lord Longford, due dei censori della band in quegli anni. Arriva ora il turno di Super Trouper, che alterna una strofa hard e vagamente funky ad un ritornello psichedelico, con il sound di tutta la band filtrato attraverso un effetto phaser: nel complesso si rivela un buon pezzo, anche se non eccelso. La seguente Smooth Dancer è invece un’altra ottima canzone, semplice hard rock rapido ma scritto veramente bene, con il pianoforte e l’hammond di Jon Lord che le danno un tocco di classe in più, e la rendono forse il migliore episodio di questo disco.
Rat Bat Blueè un buonissimo pezzo dalle connotazioni decisamente hard rock, che si fa apprezzare ancora una volta per l’ottima prova di Gillan e di Lord. Arriviamo così a Place in Line, inizalmente un lento blues rock che poi, andando avanti, si trasforma in un gran pezzo, più veloce e hard rock; per l’ennesima volta, grandioso l’assolo di Jon Lord. Un disco comunque buono come questo si conclude con Our Lady, forse la sua peggior canzone, una semi-ballad forse un po’ scontata, che si lascia ascoltare ma non colpisce a dovere. Ufficialmente il disco è finito, ma tra le varie bonus track della versione in mio possesso, ne devo segnalare due (le altre sono remix dei pezzi già sentiti in precedenza sull’album): la prima è Painted Horse, uno studio out-take di sapore blueseggiante, sapore acuito dall’armonica di Gillan; degno di nota il bell’assolo di Ritchie Blackmore, molto melodico, che impreziosisce un brano già di per se buono. La seconda (e conclusiva del disco) canzone è First Day Jam, un brano strumentale di 11 minuti di durata con Blackmore al basso (Roger Gloverera bloccato nel traffico, dice la storia), che risulta molto buono, merito dell’ottima prestazione di Ian Paice alla batteria e di un Lord che sperimenta e crea grandi melodie con il suo hammond.
Alla fine, possiamo dire che qui la band, in questa formazione, nonostante il titolo dell’album non riesca completamente a dimostrare la sua vera caratura, che a mio avviso tornerà fuori solo con il bellissimo Perfect Stranger, oltre 10 anni dopo. Nel mezzo, la Mark II cesserà di esistere, con l’abbandono di Gillan e Glover, e ci sarà ancora lo spazio per un capolavoro come Burn, ma questa è un’altra storia. Per concludere, quindi, mi sento di sconsigliare il disco a chi voglia conoscere i migliori Deep Purple, quelli possono incominciare da Made In Japan o da In Rock; ma se non siete troppo schizzinosi, questo album saprà comunque darvi parecchi minuti di piacevole hard rock settantiano.
Voto: 84/100
Voglio dedicare questa recensione alla persona che doveva realizzarla, e che invece si è dileguata, sparendo dalla mia vita e facendomi soffrire molto per questo ancor oggi.
Mattia
Tracklist:
  1. Woman From Tokyo – 05:48
  2. Mary Long – 04:23
  3. Super Trouper – 02:54
  4. Smooth Dancer – 04:08
  5. Rat Bat Blue – 05:23
  6. Place in Line – 06:29
  7. Our Lady – 05:12
Bonus tracks dell’edizione rimasterizzata:
  1. Woman From Tokyo (’99 remix) – 06:37
  2. Woman From Tokyo (alternative bridge) – 01:24
  3. Painted Horse – 05:19
  4. Our Lady (’99 remix) – 06:05 
  5. Rat Bat Blue (writing session) – 00:57
  6. Rat Bat Blue (’99 remix) – 05:49
  7. First Day Jam – 11:31
Durata totale: 01:12:33
Line-up:
  • Ian Gillan – voce
  • Ritchie Blackmore – chitarra
  • Jon Lord – hammond, pianoforte, tastiere
  • Roger Glover – basso
  • Ian Paice – batteria
Genere: hard rock
Sottogenere: hard rock classico

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