Blind Guardian – Follow the Blind (1989)

Quando nel 1988 i Blind Guardian fecero uscire il loro esordio, il bellissimo Battalions of Fear, il successo fu subito buono, almeno a livello di underground. Spinti dai fan smaniosi, e sull’onda dell’emozione positiva, in meno di un anno da quell’uscita la band di Krefeld si ritrovò a comporre nuove canzoni, senza i ben quattro anni che avevano avuto in precedenza dalla formazione comeLucifer’s Heritage all’uscita del primo disco. Il risultato di queste fatiche è appunto questo Follow The Blind, che come vedremo risente in qualche modo di questa fretta produttiva della band.
La openerInquisiton è una breve intro che consta di canti gregoriani (presi da un film del gruppo comico Monty Python, per l’esattezza) sovrapposti ad una base metal. Il primo vero pezzo è quindi Banish From Sanctuary, una speed track clamorosamente valida, che ha dalla sua una parte solistica onnipresente molto buona, un ritornello da urlare al cielo, e l’ottima prestazione della band, su cui spicca il cantato mai così epico di Hansi Kürsch. La produzione è piuttosto grezza e forse frettolosa, visto quanto detto in precedenza, ma a questa mancanza tecnica la band compensa con il cuore. La successiva Damned for All Time è un altro pezzo con influenze speed/thrash, che non farà gridare al miracolo ma che sa fare scapocciare in maniera giusta. Degna di nota, come sempre, la parte solistica di André Olbrich che disegna melodie le quali ben si contrappongono alla fase ritmica potentissima di Marcus Siepen e del basso di Hansi, oltre al groove di Thomen Stauch alla batteria. Arriviamo poi alla title-track: in Follow The Blind le chitarre acustiche fanno capolino di tanto in tanto, e il brano si rivela essere lento, evocativo, lungo ma non noioso, che culmina nell’epico ritornello. Con questa canzone i Bardi dimostrano che, anche nei tempi in cui erano più legati allo speed metal, e quindi più propensi a comporre pezzi duri, sapevano comunque scrivere canzoni con ottimo gusto melodico. Con Hall of the King si torna a pestare sull’acceleratore, in una canzone che ha ottimi spunti, anche se le manca qualcosa per impressionare.
Fast to Madness è l’ennesima speed song, e risulta granitica e tanto ben riuscita da dare proprio l’idea di una corsa a capofitto all’interno di un abisso di pazzia. La segue Beyond the Ice: strumentale breve ma dannatamente potente, con in evidenza soprattutto gli assoli fantasmagorici di un André ispiratissimo nell’interpretare velocissime scale e nella potenza altrettanto imponente di Marcus alla chitarra ritmica. Arriviamo così al top dell’album, con Valhalla, un classicissimo  della band, che non manca di riproporlo in tutti i suoi concerti (nel quale la coda è allungata dal pubblico adorante, che continua a scandire il ritornello decine di volte), e il perché è presto detto: il chorus è epicissimo, di quelli che entrano subito in testa, e il resto non è da meno, complice il songwriting ispiratissimo, e l’apporto di tutti i membri della band e di un “dio” del power come Kai Hansen, all’epoca appena fuoriuscito dagli Helloween. Le ultime due canzoni sono cover: la traccia bonus Don’t Break The Circle è una riedizione speed-up dei Demon, gruppo NWOBHM tra i più progressivi, che a mio avviso è anche più apprezzabile dell’originale, tanto è suonata bene dalla band tedesca; e siamo ora alle battute conclusive con Barbara Ann, uno strano e simpatico finale che consta di una cover dei Beach Boys, la quale si fa ricordare per essere un piacevole diversivo rispetto alla rocciosità del disco che l’ha preceduta, e dimostra nondimeno la capacità di non prendersi troppo sul serio della band.
Dopo  questa attenta analisi, mi sento di premiare lo sforzo di una band che, seppure in tempi alquanto stretti, seppe incidere un platter che a tratti, è vero, sa un po’ di frettoloso, ma che in parte riesce anche a rinnovare i fasti, quasi irraggiungibili, dell’esordio. Chi vuole conoscere i Bardi più in profondità deve cominciare da altri dischi, quali il precedente e almeno i cinque successivi; ma chi invece ricerca semplicemente un disco di vecchio speed power metal senza fronzoli, troverà in questo album pane per i suoi denti
Voto: 88/100

Mattia

Tracklist:

  1. Inquisition – 00:41
  2. Banish From Sanctuary – 05:28
  3. Damned for All Time – 05:00
  4. Follow the Blind – 07:13
  5. Hall of the King – 04:17
  6. Fast to Madness – 05:59
  7. Beyond the Ice – 03:31
  8. Valhala – 04:57
  9. Don’t Break the Circle – 04:21
  10. Barbara Ann – 01:43

Durata totale: 43:13

Line-up:

  • Hansi Kürsch – voce e basso 
  • André Olbrich – chitarra solista 
  • Marcus Siepen – chitarra ritmica 
  • Thomen Stauch – batteria
Genere: power metal
Sottogenere: speed power metal

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