Trouble – Psalm 9 (1984)

Personalmente, ho sempre pensato che il doom metal fosse un genere non derivato dall’heavy metal, ma ad esso parallelo, come un fratello minore: quando il primo riprende ed estremizza i riff di gruppi quali i Deep Purple, Rainbow e Thin Lizzy, il secondo è l’espressione del sound primigenio e unico dei primi Black Sabbathportato nel metal propriamente detto, spogliato cioè di quelle seppur affascinanti influenze rock e blues che hanno caratterizzato la prima fase della storia della band di Birmingham. Continuando il parallelismo, se i Judas Priest sono i creatori indiscussi, nonché paladini, dell’heavy metal classico, la stessa cosa si può dire dei Trouble per quanto riguarda il doom classico. Se infatti il primato di riprendere i riff sabbathiani appartenga aiWitchfinder General, peraltro con ancora salde radici nella NWOBHM , è allo stesso modo vero che il doom puro arriverà solo nel 1984, anno in cui un giovane gruppo di Chicago, attivo ormai da cinque anni, da alla luce il primo disco veramente doom della storia. Il nome scelto per questo esordio discografico è Trouble, il monicker della band; ma la casa discografica decide, in seguito, di ristampare l’album mettendo, come titolo, Psalm 9; e abbiamo così il disco in questione. Una premessa, prima del track by track: secondo la mia modesta opinione, i Trouble, in virtù di quanto detto, avrebbero dovuto raccogliere molto di più del successo che hanno avuto effettivamente;  dovrebbero, secondo me, essere un gruppo di punta del metal come i suddetti Judas Priest, invece che una band di culto conosciuta da pochi.
Si comincia con una breve introduzione, poi parte The Tempter, la opener vera e propria. Questa è una fulgente gemma che rappresenta bene lo stile della band, alternando tratti lenti e potentissimi, con le chitarre pesantissime, che più doom metal non si può, ed altri momenti più veloci e carichi, ma non per questo meno doom, anzi; la matrice sabbathiana è chiarissima in ogni incastro di riff, e la bellissima produzione di Brian Slagel, master della Metal Blade Record, rende questi ultimi dannatamente efficaci. Degne di nota, assolutamente, la parte dell’assolo, e la voce particolare di Eric Wagner, una versione incattivita di Rob Halford, come degno di nota è il testo cristiano, peculiarità della band negli anni in cui la maggioranza dei gruppi faceva dell’anticristianesimo una bandiera. Assassin si contrappone al pezzo iniziale in quanto molto più semplice e lineare, ma non per questo è meno valida, e consta di un riff molto influenzato dalla NWOBHM. Buona la parte centrale, più variegata, prima che riprenda la melodia principale. Arriviamo così a Victim of the Insane, una canzone lenta, dissonante e claustrofobica, che anticipa certe soluzioni del doom più moderno in tempi praticamente preistorici per il genere, anche se nella parte finale assistiamo a un’accelerazione più classica, ma molto coinvolgente. 
Revelation (Life or Death) parte lenta, e poi si rivela un mastodontico incastro vincente di vari riff, sempre all’insegna del più puro e incontaminato doom. Con Bastards Will Pay la cattiveria della band arriva al massimo, e di conseguenza la canzone è veloce, rabbiosa, potente, semplice ma non banale; il melodico assolo, seguito da una parte lenta, sono una pausa altrettanto piacevole, prima che il duro fraseggio torni a farsi largo e concluda in bellezza. La seguente The Fall of Lucifer è un brano più melodico e in qualche modo “positivo” della media del disco, ma altrettanto vincente, complice un rifferama per l’ennesima volta ottimamente riuscito. Degna di nota, ancora una volta, la parte strumentale centrale, che aumenta ancora di più il suo valore. Arriviamo così a Endtime, una strumentale di grande spessore, che alterna parti cariche e potenti ad altre più lente e doomeggianti, e riesce a far passare cinque minuti di totale estasi musicale. Il finale è tutto per la title track: Psalm 9 è un cupo brano quanto mai epico ed evocativo, ma anche dotato di una malvagità notevole, complice i riff potentissimi scanditi all’unisono dai due chitarristi e anche della voce di uno Wagner mai così caustica, che canta un testo ispirato al cruento nono salmo, scelta azzeccatissima per una canzone di questo tipo. Stupenda la sincopata parte finale, degna conclusione di un grande disco.
Insomma, abbiamo qui un esordio con il botto da una giovane band che, probabilmente senza sapere di star facendo la storia, ha creato un disco che è il primo di un genere veramente di culto come è il doom metal, nonché la prima pietra miliare di questo stile. Per questo, invito chiunque ami il doom, come anche solamente i primi Black Sabbath e l’heavy metal classico, ad appropriarsi questo disco; troverete una perla rarissima di purissimo doom metal primigenio, e sicuramente non ne resterete delusi, fidatevi.
Voto: 100/100
Mattia
Tracklist:
  1. The Tempter – 06:37
  2. Assassin – 03:13
  3. Victim of the Insane – 05:10
  4. Revelation (Life or Death) – 05:06
  5. Bastards Will Pay – 03:43
  6. The Fall of Lucifer – 05:44
  7. Endtime – 04:59
  8. Psalm 9 – 04:49
Durata totale: 39:21
Line-up:
  • Eric Wagner – voce
  • Bruce Franklin – chitarra
  • Rick Wartell – chitarra
  • Sean McAllister – basso
  • Jeff Olson – batteria
Genere: doom metal

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