Falconer – Chapter from a Vale Forlorn (2002)

I Mithotyn, a dispetto dei soli tre dischi partoriti nella loro storia, sono stati un gruppo di punta per il folk/viking metal nordico. Eppure, nel 1999 il gruppo svedese si sciolse, subito dopo l’uscita del loro ultimo disco, Gathered Around the Oaken Table. Il chitarrista Stefan Weinerhall, tuttavia, non voleva smettere di comporre musica: così, nello stesso anno, formò una nuova band, dal monicker “Falconer”, insieme al cantante e tastierista Mathias Blad e al vecchio compagno nei Mithotyn Karsten Larsson alla batteria. Obiettivo: partire dalla lezione del gruppo precedente ma senza più le harsh vocals che ne avevano caratterizzato tutta la carriera. Ecco che così nel 2001 esce il primo disco eponimo dei Falconer. La reazione di molti dei fan di vecchia data dei Mithotyn non fu delle migliori, visto che l’album constava di un power metal venato di folk, influenzato eppur molto diverso dai lavori di quel gruppo. Eppure, per ogni fan perso, la band ne ha guadagnato un altro, visto che il loro power è lontano dagli stereotipi del genere e molto particolare, ed anche, almeno a mio avviso, molto ben fatto. Così, l’anno successivo, il 2002, arrivava nei negozi il successore di Falconer, intitolato appunto Chapters from a Vale Forlorn.
La opener Decadence of Dignity è un pezzo veloce e roccioso, ma anche pieno di ottime melodie, che si rivela la prima perla del disco. Il cantato di Mathias Blad è abbastanza diverso dallo standard power, più basso, scuro e profondo, molto particolare, il che è una delle peculiarità che fa apprezzare di più il disco in questione. Si prosegue con Enter the Glade: melodie quasi rockeggianti si alternano a parti più dure in questo buon mid-tempo dall’atmosfera decadente. Il sound impostato da Andy Laroque, ingegnere del suono per questo disco, è piacevolmente diverso dalla norma, e risulta per giunta particolarmente affascinante. Una bella melodia di flauto introduce Lament of a Minstrel, che poi si scatena in un pezzo alquanto suggestivo, per merito sia delle belle melodie, che generano una bella atmosfera medioevale persino con l’uso molto scarso degli strumenti del genere (il flauto accompagna solo il bellissimo ritornello), sia per il bel testo ispirato dai cantastorie girovaghi; nel complesso, una delle gemme più fulgenti del disco. Ancora melodie positive perFor Life and Liberty, una canzone che alterna veloci sfuriate a parti più cadenzate. Altri punti di forza possono essere trovati nel testo, inneggiante appunto a vita e libertà, nel ritornello e nel bell’assolo che segue una breve parte acustica, anche se l’intera canzone è molto valida di per se.
We Sold Our Homesteads è una canzone tradizionale svedese riadattata per l’occasione in inglese, e il risultato è l’ennesimo pezzo ben riuscito di power dal chiaro retrogusto folkeggiante. Arriviamo così al pezzo “peggiore” del disco, The Clarion Call, che nondimeno non è certo un episodio filler, pur presentando un ritornello forse leggermente scontato, ma anzi presenta ottimi passaggi strumentali, specie nell’assolo e nella sezione ritmica. La successiva Portals of Light è una ballata piena di pathos e di emozione, incorniciata dal piano e dal sottofondo sinfonico, e che in certi momenti ricorda anche le migliori ballad dei gruppi hair metal anni ’80, specie nel finale. L’ennesima gemma di questo album ormai rivelatosi grandioso si chiama Stand in Veneration, ed è una continua progressione ritmica, con il particolare riff che si interrompe solo per i ritornelli, praticamente. Come dice il titolo stesso, per questa canzone bisogna “stare in piedi in venerazione”. Il finale è affidato a Busted to the Floor, in cui influenze heavy metal e addirittura settantiane convivono col solito power massiccio, e nel quale la particolarità più grande è costituita dalla presenza dell’organo Hammond, che da un tocco veramente unico (mai sentito altrove in un altro brano power). Tuttavia, anche senza di esso il brano risulterebbe comunque ben strutturato e riuscito; sicuramente una degna conclusione di un platter bellissimo.
Alla fine, l’unico difetto del disco si rivela la durata un po’ esigua dell’album, solo quaranta minuti totali. In conclusione, siamo qui di fronte ad un disco speciale, nonché certamente un classico dell’intero movimento power metal. Se amate questo genere musicale, correte a farlo vostro; e se invece vi piace il folk, pur non essendo nei fatti un album folk metal, comunque quest’album potrebbe lo stesso regalarvi momenti preziosi.
Voto: 92/100
Mattia
Tracklist:
  1. Decadence of Dignity – 04:22
  2. Enter the Glade – 03:48
  3. Lament of a Minstrel – 04:13
  4. For Life and Liberty  – 06:23
  5. We Sold Our Homesteads – 04:11
  6. The Clarion Call – 05:47
  7. Portals of Light – 04:07
  8. Stand in Veneration – 03:34
  9. Busted to the Floor – 04:16
Durata totale: 40:41
Line-up:
  • Mathias Blad – voce e tastiere
  • Stefan Weinerhall – chitarre, basso, tamburello
  • Karsten Larsson – batteria
Genere: power metal

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