Running Wild – Under Jolly Roger (1987)

I Running Wild sono uno dei gruppi più particolari dell’intero panorama heavy metal classico. Infatti, pur non suonando altro che il semplice heavy metal che ha fatto grandi Accept e Judas Priest, anche se in versione speed oriented, comunque il gruppo tedesco si è sempre distinto, sia musicalmente, essendo fautore di una proposta molto personale, sia a livello di immagine: quando gli altri cantavano di borchie, fantascienza, oscurità, e di cavalcate a bordo di una motocicletta, i Running Wild parlavano invece di temi storici, in particolare di storie piratesche, cosa che ha valso loro nel tempo l’appellativo di “Pirates of Metal”, anticipando di moltissimi anni gruppi recenti incentrati sullo stesso immaginario come gli Alestorm. All’inizio, però, il gruppo guidato da Rock ‘n’ Rolf, al secoloRolf Kasparek, era leggermente diverso da come lo si conosce oggi. Formatosi nel 1976 col nome Granite Heart (un preludio al granitico sound futuro?), il gruppo cambia nome in quello attuale nel ‘79. La totale devozione ai Judas Priest più oscuri e alle atmosfere blasfeme tanto care agli Angel Witch e ai Mercyful Fate porta la band a pubblicare due dischi di sulfureo heavy metal come Gates to Purgatory e Branded and Exiled, che seppur più classici e meno personali, si dimostrano comunque ottimi. La band germanica però non si accontenta di questo, e decide di crearsi un’immagine particolare: così, al compatto sound della band, che resta praticamente invariato a parte la normale maturazione, si aggiungono storie su pirati, avventure e tesori. Ecco così che nel 1987 usciva l’album della svolta tematica, il cui nome era tutto un programma: Under Jolly Roger, sotto alla bandiera con le ossa e il teschio! Nella mia analisi, vorrei cominciare dall’artwork del disco: oltre ad essere meravigliosamente anni ’80 nel disegno, è anche un’ottima descrizione del sound della band, così piratesco ma anche così heavy e così oscuro. La parte migliore però è la stellina che si apre a lato, in cui si segnala “Attenzione, effetti sonori ad alto volume; nessuna responsabilità sui danni agli impianti audio”: non ci potrebbe essere migliore introduzione, per un disco heavy!
Dopo l’intro, in cui si possono sentire suoni di una battaglia navale, l’inizio è tutto di Under Jolly Roger, che si rivela subito un classicissimo, o meglio, una piccola gemma dal forziere dei pirati tedeschi. Incastro di riff vincenti e graffianti in rapida successione, incedere epico e bridge/ritornello che catturano al primo ascolto, questi sono i punti di forza di questa grande title-track. La successiva Beggar’s Night è caratterizzata da un riff particolare, accompagnato dalla chitarra solista, che genera un’atmosfera cupa e quasi tenebrosa degna dei primi dischi del gruppo (il cui stile era stato inizialmente etichettato addirittura come death metal, prima che il genere vero e proprio con questo nome esistesse), con il contributo la voce roca di Rock ‘n’ Rolf, vero trademark del gruppo insieme al suo stile chitarristico, riconoscibile anche da persone come me che non si intendono esattamente di chitarra. Diamonds of the Black Chest è, nuovamente, speed heavy metal classico, veloce e potente, con qualche influenza addirittura thrash, nel quale spicca il ritornello e il bell’assolo del mastermind Rolf. La segue War in the Gutter, in cui di nuovo ritornano le tinte fosche, con la sezione strumentale qui semplicemente eccellente, specie nell’assolo ancora una volta molto valido; nota di merito anche per il buon cantato del solito Rolf.
Raise Your Fist è un classico (ma non scontato) inno metal , che alterna parti in cui sono i soli basso e batteria ad accompagnare la voce, ad altri momenti più anthemici, culminanti nell’epico refrain, e nei due splendidi assoli. E poi… il vento soffia freddo, il ritmo è lento, marziale, e il riff è possente, roccioso, con ancora influenze thrash; tutto questo crea una forte atmosfera gelida, particolarmente adatta al testo fantascientifico. Signore e signori, ecco a voi Land of Ice, un brano speciale anche per il gruppo, ma che riesce a donare all’ascoltatore puro godimento metallico. La segue Raw Ride, classicissimo brano del più puro heavy metal da strada, che ha come punto di forza il ritornello urlato, che fa proprio sentire l’odore della gomma bruciata. Degna di nota la parte centrale oscura, seguita dal buon duello chitarristico di retrogusto leggermente maideniano. A chiudere troviamo Merciless Game, che nelle mie opinioni è anche il pezzo peggiore del lotto, complice una certa mancanza di personalità; ma comunque non è un obbrobrio, si lascia ascoltare, e non rovina in ogni caso il disco. Ennesima nota di merito per gli assoli, validissimi come in tutto il disco.
Se devo trovare l’unico difetto in questo album, sta nella corta durata, appena 35 minuti, che seppur intensi sono un po’ scarsini, e abbassano un po’ il voto di un disco che, se avesse avuto dieci minuti di più, mantenendosi sul livello medio, sarebbe stato un capolavoro assoluto; ma d’altra parte, un plauso alla band, che ha pensato a inserire solo i pezzi migliori, risparmiandoci filler magari non all’altezza. In definitiva, questo non è il miglior album dei Running Wild (il successivo Port Royale, come anche Death or Glory, Pile of Skulls e Black Hand Inn sono ancora meglio), ma è certamente un grande album, da non sottovalutare. Mi sento di consigliarlo a tutti voi, lettori di Heavy Metal Heaven: vedrete che non vi deluderà.
Voto: 87/100
Mattia
Tracklist:
  1. Under Jolly Roger – 04:42
  2. Beggar’s Night – 05:05
  3. Diamonds of the Black Chest – 03:07
  4. War in the Gutter – 03:19
  5. Raise Your Fist – 05:30
  6. Land of Ice – 04:56
  7. Raw Ride – 04:39
  8. Merciless Game – 03:45
Durata totale: 35:03
Line-up:
  • Rock ‘n’ Rolf – voce, chitarra
  • Majk Moti – chitarra
  • Stephan – basso
  • Hasche – batteria
Genere: heavy metal
Sottogeneri: speed metal

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