Yngwie J. Malmsteen – Attack!! (2002)

Parlare di Yngwie J. Malmsteen è parlare di un certo tipo di heavy metal, quello più elegante e neoclassico. Partito alla fine degli anni settanta, il gruppo del giovane vichingo esordisce sul mercato nell’84 con Rising Force, un lavoro in gran parte strumentale, che evidenzia le doti alla sei corde dello svedese. Negli anni successivi, il sound si evolve da un heavy metal più melodico e venato di hard rock in un genere più massiccio, veloce, e vicino al power moderno, ma senza perdere la sostanza dello stile ricco di virtuosismi che ne caratterizza tutta la storia. Ecco così che nel 2002 esce l’ennesimo parto della mente di Yngwie: si chiama Attack!!, e vede una formazione completamente rimaneggiata dal precedente War to End All Wars, con l’ingresso al posto di Mark Boals (che abbandona per la seconda volta) del cantante Doogie White, già con i Rainbow; alla tastiera, al meno conosciuto Mats Olausson entra un veterano quale Derek Sherinian, mentre dietro le pelli John Macaluso viene sostituito da Patrick Johansson. Il solo Malmsteen rimane quindi come punto fermo del gruppo, alla chitarra e al basso.
L’opener Razor Eater non è eccezionale, heavy/power metal nella norma che però mette in evidenza, se mai ce ne fosse bisogno, il talento incredibile alla chitarra di Yngwie, oltre all’ugola pregevole di White. La segue Rise up, un veloce brano quasi epico grazie alle vocals e al curato ed onnipresente tappeto di tastiere. Ottimo (non serve dirlo) l’assolo di chitarra di Malmsteen. Con Valley of Kingsarriviamo alla prima filler track del disco, questo è un mid tempo neoclassico che sento molto senz’anima e banale, per quanto ben suonato. Per fortuna si torna a navigare in acque migliori con la veloce canzone power rispondente al nome di Ship of Fools, che ha dalla sua un gran bel riff e un’evocatività di fondo che la rendono non eccelsa ma comunque abbastanza buona. Dopo un attacco frontale di batteria, si parte per una speed track che è la perfetta immagine del disco omonimo: buoni spunti e buoni momenti ma altre parti troppo stereotipate, per un risultato nella media, questa è Attack!.La successiva Baroque & Roll è un altro brano cardine del disco, questa volta in positivo. Metal neoclassico di gran classe, qui Yngwie è davvero al massimo e lo dimostra, in una cascata di note potente ed emozionantissima. Stronghold è un altro brano nella media e un po’ ripetitivo, che però si lascia citare per il suo gran riff; delle stesse difficoltà soffre anche Mad Dog, il genere proposto è heavy metal che però non riesce a colpire nel segno, nonostante sia ben suonato da tutta la band.
In the Name of God è un altro brano molto d’atmosfera, che non incide particolarmente ma si lascia ascoltare con relativo piacere. In mezzo a tanti brani simili, Freedom Isn’t Free si distingue molto, essendo un brano di hard ‘n’ heavy molto classico, quasi anni ’70, carico di groove, con Yngwie qui anche alla particolare voce sporca, sicuramente un brano molto particolare, ma anche uno dei migliori del disco. Su uno sfondo con la sola sezione ritmica, il solismo di Malmsteen si fa largo in Majestic Blue, questa volta a colpi di melodie delicate e di armonizzazioni, segno che nelle strumentali il chitarrista ci sa fare ancora. In Valhalla, altri stereotipi, a cominciare dal titolo (solo Bathory, Black Sabbath, Blind Guardian, Crimson Glory, Grave Digger, Manowar e tanti altri hanno fatto canzoni con questo titolo), ma comunque il pezzo è più che discreto questa volta, e l’ascolto è piacevole, nonostante i sei minuti e mezzo di durata. Con la seguente Touch the Sky sembra di tornare agli anni ‘80, il metal è di quello tastieroso e di classe, che riporta alla mente il più grande classico di Yngwie, You Don’t Remember, I’ll Never Forget; seppur con essa non possa rivaleggiare, questa song si rivela uno dei migliori pezzi dell’intero platter. Di Iron Clad si può dire solo che è un brano filler, niente momenti magici ne emozioni, per quanto la band si impegni. La riproposizione in Air,infine, dell’Aria sulla Quarta Corda del compositore Johann Sebastian Bach è non eccellente ma buona, e da un quid in più all’album per la conclusione.
Volendo descrivere con poche parole l’album che ho appena analizzato, quelle perfette sono “alti e bassi”. Questo album infatti è una continua alternanza di momenti buoni ed altri anonimi, con questi ultimi leggermente in vantaggio. Tuttavia, in virtù di alcune buone cose, questo disco merita un voto più che sufficiente. Se volete cominciare con Yngwie Malmsteen, vi conviene iniziare comprando Rising Force, o Trilogy; se invece vi accontentate anche di un disco di heavy/power metal non ottimo, ma discreto, allora, perché no, appropriatevi anche di questo album.
Nota: il monicker riportato dal disco sarebbe Yngwie J. Malmsteen’s Rising Force, ma noi di Heavy Metal Heaven l’abbiamo listato come un disco del solo Yngwie J. Malmsteen, in quanto tra le due incarnazioni del gruppo nei fatti non cambia nulla.
Voto: 68/100
Mattia
Tracklist:
  1. Razor Eater – 03:27
  2. Rise Up – 04:33
  3. Valley of Kings – 05:43
  4. Ship of Fools – 04:16
  5. Attack! – 04:25
  6. Baroque & Roll – 05:56
  7. Stronghold – 04:18
  8. Mad Dog – 03:24
  9. In the Name of God – 03:38
  10. Freedom Isn’t Free – 04:08
  11. Majestic Blue – 06:03
  12. Valhalla – 06:44
  13. Touch the Sky – 05:02
  14. Iron Clad – 04:58
  15. Air – 02:35
Durata totale: 01:09:10
Line-up:
  • Doogie White – voce
  • Yngwie J. Malmsteen – chitarre, basso
  • Derek Sherinian – tastiere
  • Patrick Johansson – batteria
Genere: heavy/power metal
Sottogenere: neoclassical metal

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