Michael Schenker Group – The Michael Schenker Group (1980)

Michael Schenker è stato senza dubbio un chitarrista che ha contribuito alla storia dell’hard rock anni ’70. Dopo aver partecipato all’esordio degli Scorpions di suo fratello Rudolph, nel ’73 gli arrivò la proposta di abbandonare il suo gruppo per unirsi ai britannici UFO, cui gli Scorpions facevano da spalla. Schenker accettò, e rimase nel gruppo inglese cinque intensissimi anni, nei quali la band inglese pubblicò i propri album storici. Il carattere del chitarrista tedesco non era facile, però, e l’abuso di droghe che lo caratterizzava in quel periodo non aiutava di certo: sorsero ad un certo punto dei dissidi con il cantante della band, Phil Moog, e così nel 1978 Schenker lasciò anche gli UFO. A questo punto, la prima decisione fu di tornare all’ovile Scorpions, ed alla fine di quello stesso anno il chitarrista collaborò alla realizzazione del loro album Lovedrive; tuttavia, nel 1979 cambiò idea, e decise di assecondare il proprio ego, mettendosi “in proprio”: reclutando Gary Barden alla voce, e tre turnisti già all’epoca affermati,Don Airey alle tastiere, Mo Foster al basso e Simon Phillips alla batteria, diede vita così al Michael Schenker Group, che l’anno successivo, siamo ormai all’inizio degli sfolgoranti eighties, pubblico il proprio esordio, praticamente omonimo.
Si inizia con Armed and Ready, un brano sorretto da un riff allegro, spensierato ma potente, tipicamente hard rock dei primissimi anni ’80. Nel complesso brano più che buono impreziosito dal primo di una lunga serie di buoni assoli di Schenker, anche se risulta un po’ ripetitivo verso la fine, e la scarna produzione non rende al meglio il sound della band, il che penalizzerà tutto il disco. Una delicata tastiera introduce Cry for the Nations, poi dopo un’esplosione parte un brano hard ‘n’ heavy particolare, cadenzato, permeato di un’atmosfera carica di pathos, quasi sofferta, in cui sulla sezione ritmica costante si innestano gli onnipresenti lead di chitarra e le ottime vocals sentite di Barden; sicuramente si rivela uno dei picchi dell’album. La seguente Victim of Illusion è un altro brano scanzonato con un bel riff, che non impressiona più di tanto ma si lascia ascoltare, se non altro per il bell’assolo e per il ritornello catchy. Bijou Pleasurette è una breve strumentale con la sola chitarra, che serve a mettere in mostra il gusto melodico e la bravura di Schenker, carino ma niente di più. Un bellissimo intro di batteria suonato da Phillips conduce poi alla spensierata Feels Like a Good Thing, che però manca di un po’ di ispirazione, essendo in buona sostanza abbastanza scontata, a parte il già citato batterista, che si mette qui in grande evidenza.
Into the Arena è la seconda strumentale del disco, ed è molto meglio della precedente, convogliando molte emozioni, da quelle bellicose e oscure dei riff a quella quasi gloriosa dell’assolo finale, passando per l’assolo della sezione ritmica e tanti altri piccoli particolari, indubbiamente un altro brano top del disco. La successiva Looking Out from Nowhere è un buon brano, che a dispetto del brutto ritornello ha comunque un buon tiro, complici anche delle parti strumentali molto curate, e risulta alla fine piacevole, per quanto non sia un pezzo memorabile, ma anzi anche un pochino banale. Tales of Mystery è una breve ballata romantica ma che presenta nel testo anche forti accenni fantasy, i quali sarebbero forse stereotipati oggi ma per quei tempi erano ancora una novità; oltre a questo, ottimi gli effetti di tastiera fantastici e la gran dolcezza insita nel brano. Dopo un intro puramente d’atmosfera, fatto di tastiere e di chitarre in lontananza, parte Lost Horizons, un mid tempo incalzante, potente, quasi metallico, epico, anche in qualche modo mutevole. La parte centrale vede un rallentamento carico di mood, prima che una parte ancora più evocativa, complici i cori quasi angelici, irrompa nelle orecchie dell’ascoltatore, e arrivi alla fine dei suoi sette minuti senza stufare. Il brano finale si rivela quindi il miglior episodio dell’intero lotto
Questo esordio solista di Michael Schenker Group non è tra i dischi hard rock più indispensabili degli anni ’80, ma resta comunque un valido esempio di rock duro ben suonato e in alcuni frangenti geniale, per quanto in altri non brilli per questa caratteristica. In ogni caso, se nella vostra collezione volete avere solo ed esclusivamente i capolavori dell’hard ‘n’ heavy, tralasciando il resto, questo album non fa per voi; ma se vi accontentate anche di opere non eccezionali ma comunque di più che buona caratura, allora vedrete che non potrà deludervi.
Voto: 82/100
Mattia
Tracklist:
  1. Armed and Ready – 04:05
  2. Cry for the Nations – 05:08
  3. Victim of Illusion – 04:41
  4. Bijou Pleasurette – 02:16
  5. Feels Like a Good Thing – 03:44
  6. Into the Arena – 04:10
  7. Looking Out from Nowhere – 04:28
  8. Tales of Mystery – 03:16
  9. Lost Horizons – 07:04
Durata totale: 39:28
Line-up:
  • Gary Barden – voce
  • Michael Schenker – chitarra
  • Don Airey – tastiera
  • Mo Foster – basso
  • Simon Phillips – batteria
Genere: hard rock

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