Leviathan, Xasthur – Xasthur/Leviathan (2004)

Negli anni ’80, la California era il centro del mondo, almeno per quanto riguardava il metal. Le due correnti  contrapposte dell’hair e del thrash, le cui band di punta erano concentrate proprio in quello stato, spopolavano in tutto il mondo, e pur essendoci altre scene, specie nel resto degli Stati Uniti ed in Europa, non c’era nessuno che potesse rivaleggiare con essi, in fama. Poi, finiti gli eighties, il metal perse la sua fama, si divise, si evolse, e spuntarono fuori gruppi che si cimentavano in stili completamente diversi. Fu così che nel 1995 ad Alhambra, città vicina a Los Angeles, nacquero gli Xasthur ad opera del giovane Scott Conner, che per l’occasione prese il nome d’arte Malefic; tre anni più tardi, in quella San Francisco che negli anni d’oro aveva conosciuto i Metallica e tante altre band thrash metal importantissime (tanto che si parla di Bay Area thrash, da una zona della città), un altro ragazzo, Jef Stuart Whitehead, assumendo lo pseudonimo Wrest creò una one-man band, i Leviathan (nel frattempo gli Xasthur presto seguirono la stessa sorte, riducendosi al solo Malefic). Entrambi i gruppi si distinsero subito per il loro stile, leggermente diverso ma accomunabile: black metal, si, ma non come quello classico e ferale che qualche anno prima aveva messo a ferro e fuoco la Norvegia. Ispirandosi al Burzum più allucinato e ipnotico, le due band indipendentemente svilupparono un sound lento, colmo di tristezza, accompagnato da tastiere, sviluppando in maniera innovativa un genere, il depressive black metal, che già qualcuno aveva intrapreso, ma a livello talmente underground che i due solisti probabilmente non lo sapevano. Tra il 2002 e il 2003 entrambe le band esordiscono, e da subito sono molto attive (prima dello split i Leviathan producono due album, gli Xasthur addirittura quattro), facendosi anche notare almeno a livello underground. La relativa fama portò le due band californiane a conoscersi tra loro, e così la seconda metà del 2004 vide un accordo tra i due blackster per registrare insieme uno split, come è uso fare tra band con pochi mezzi per dividere i costi di produzione del disco. Il novembre dello stesso anno vide così la luce questo Xasthur/Leviathan.
Si comincia con gli Xasthur, la cui prima canzone è The Eerie Bliss and Torture (of Solitude), già una dichiarazione d’intenti: freddo, malvagità, pazzia, solitudine, morte, questa è il mood creato da Malefic. Tra effetti di sottofondo di tastiera molto atmosferici, chitarre acustiche appena accennate e rallentamenti, che contornano al meglio il nero riffage puramente depressive, il brano si rivela nel complesso davvero ottimo . La seguente Keeper of Sharpened Blades (and Ominous Fates) è ancora più chiusa e claustrofobica della precedente, sensazione acuita dalla produzione, persino più selvaggia e rozza ma che non scade nel rumore, anzi valorizza appieno il sound. Degno di nota il bel rallentamento acustico centrale, molto cupo. Si schiaccia potentemente l’acceleratore per Conjuration of Terror, che si fa apprezzare per l’ottimo riffage, gelido al punto giusto e quasi ipnotico, intervallato da momenti più riflessivi e lenti (in particolar modo mi riferisco al rallentamento centrale e a quello finale), che ne fanno apprezzare a pieno la carica di malvagità. Con Wrest, il “compagno di split”, alla batteria, Malefic costruisce poi una breve strumentale (dal semplice titolo Instrumental) ma di grande effetto, piena di atmosfera, e con un riff iniziale che è idealmente il rappresentante del genere qui proposto (ma anche quello centrale non scherza). Achieve Emptiness, prima delle tre bonus tracks è un altro corto pezzo strumentale: questa volta niente black metal, è praticamente solo un intro di organo per la canzone successiva, Telepathic With the Deceased, che è una versione ridotta e “da sala prove” della traccia contenuta nell’omonimo album del 2004, ma che come genere è omogenea rispetto al resto del disco, aggiungendo giusto un pizzico di evocatività in più, nel complesso l’ennesimo brano ben riuscito. Con Palace of Frost invece le coordinate stilistiche si spostano molto verso il doom, essendo il pezzo una cover dei primi Katatonia. Il sound sporco stile black rimane, ma i riff diventano più sabbathiani; ottima cover, comunque, piuttosto fedele all’originale.
E’ ora il turno dei Leviathan, che hanno solo tre canzoni nello split, ma la cui durata complessiva è di poco inferiore a quelle delle sette di Xasthur, in virtù della lunghezza delle stesse, mai sotto agli otto minuti. Un breve intro di tastiere prelude all’iniziale Unfailing Fall Into Naught, un brano lento, ossessivo, a sprazzi epico, e soprattutto mortalmente depressivo. Il passaggio da un gruppo all’altro si sente, i riff di Wrest sono più pesanti ed evocativi, e la sua voce è più glaciale del suo compagno (anche se con questo non voglio dire che sia meglio della band di Malefic, al contrario: i due, a mio avviso, si equivalgono in quanto a qualità). La canzone prosegue così martellante ed angosciosa per quasi sette minuti, prima di spegnersi lentamente lasciando spazio alle tastiere già sentite all’inizio, che disegnano quasi quattro minuti di dark ambient eterea ed ipnotica. La successiva The Remotest Cipher (Beside the Last Breath Banished) si rivela un mid tempo tenebroso, pieno di effetti di sottofondo che aumentano la sensazione di oscurità, in particolar modo dalle tristissime chitarre semiacustiche che le fanno da sfondo. La seconda parte rallenta pur mantenendo tormentosamente lo stesso riff, diventando meno cattiva ma più epica, ed c’è anche lo spazio per un lento assolo di tastiera, che conferisce ancor più valore alla canzone. Where the Winter Beats Incesssant, l’unica bonus track di Leviathan, è anch’essa una cover, in questo caso dei Judas Iscariot, e anche stavolta c’è un cambio stilistico, per quanto molto meno pronunciando, visto che la canzone è più ossessiva ed epica dello stile del progetto di Frisco, ma comunque rimane pur sempre black metal, tra l’altro di un’ulteriore one man band statunitense. Alla fine dei conti, comunque, anch’essa si rivela una buona cover, e chiude l’album in bellezza.
Abbiamo dunque qua un album che non salirà mai agli onori degli altari, ma che risulta comunque un piccolo capolavoro del black metal depressivo. Inutile dire che quest’album non è per tutti, il depressive black è un genere arduo da ascoltare e comprendere anche per i più aperti, e solo pochi riescono ad apprezzarlo davvero. Perciò, se non amate il genere, potete anche star lontani da questo disco; ma se invece riuscite a digerire lo stile proposto dalle due band in questione, quest’album saprà farvi felici, non ho alcun dubbio su questo.
Voto: 90/100. 
Mattia
Tracklist:
  1. Xasthur – The Eerie Bliss and Torture (Of Solitude) – 04:35
  2. Xasthur – Keeper of Sharpened Blades (And Ominous Fates) – 05:00
  3. Xasthur – Conjuration of Terror – 07:15
  4. Xasthur – Instrumental – 03:36
  5. Xasthur – Achieve Emptiness – 02:53
  6. Xasthur – Telepathic With the Deceased (rehearsal 11/04) – 06:02
  7. Xasthur – Palace of Frost – 04:06
  8. Leviathan – Unfailing Fall Into Naught – 10:30
  9. Leviathan – The Remotest Cipher (Beside the Last Breath Banished) – 08:10
  10. Leviathan – Where the Winter Beats Incessant – 11:56
Durata totale: 01:04:05
Line up:
  • Wrest: voce, tutti gli strumenti (Leviathan)
  • Malefic: voce,tutti gli strumenti (Xasthur)
Genere: black metal
Sottogenere: depressive black metal

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