Luca Turilli – King of the Nordic Twilight (1999)

I Rhapsody of Fire sono senza dubbio il più famoso gruppo italiano, sia in patria che all’estero; che poi questo riconoscimento sia meritato o meno, è da stabilire. Secondo me, tuttavia, la prima parte della carriera della band, quella che comprende la saga tematica che va dall’esordio fino a Power of the Dragonflame, quando il gruppo era unico e si chiamava semplicemente Rhapsody, meritava veramente, quei quattro (o cinque, contando anche Rain of a Thousand Flames) dischi sono grandi, alcuni persino dei capolavori, e quindi andrebbero lodati, che si ami il power sinfonico o meno. Oltre a Fabio Lione e Alex Staropoli, il merito di aver scritto questa pagina di storia va senza dubbio anche alle sei corde di Luca Turilli, il quale nonostante sia stato recentissimamente estromesso, è stato comunque il primo ad avere l’idea del gruppo. Oltre ai Rhapsody, però, Turilli ha avuto anche una buona carriera solista, divisa in tre tronconi (la band eponima, i Luca Turilli’s Dreamquest ed ora i neonati Luca Turilli’s Rhapsody). Essa cominciò nel 1999: il gruppo principale del chitarrista triestino andava alla grande, i primi due dischi avevano successo e all’epoca erano originali (se ora non lo sono più è per la quantità di copie sorte negli anni a seguire), ma egli sentiva di voler avere anche un progetto personale, in cui potesse suonare ciò che voleva: così, in quell’anno mise assieme alcuni musicisti (tra cui Sascha Paeth e Michael “Miro” Rodenberg, più famosi come produttori, tra l’altro, anche di tutti gli album dei Rhapsody of Fire fino a Triumph or Agony) e in poco tempo registrò il proprio esordio solista. Era nato così King of the Nordic Twilight, che pur essendo molto vicino stilisticamente alla band madre (il chitarrista e compositore è sempre lo stesso, del resto, ma anche la voce del cantante Olaf Hayer ricorda molto quella di Lione), se ne distaccava comunque leggermente.

Il preludio iniziale To Magic Horizons  è corale, sinfonico e ha il tono drammatico, come da buona tradizione del gruppo principale di Turilli; quindi inizia Black Dragon, un brano di coordinate chiaramente “Rhapsodiane”: dunque abbiamo un brano power veloce ed incalzante con un ritornello forse banale ma cantabile, non un capolavoro ma un inizio più che discreto. Degna di nota la parte quasi folk centrale, breve ma molto carica, seguita dalla bella parte atmosferica cantata dalla islandese Rannveig Sif Sigurdardóttir. Dopo un intro di clavicembalo arricchito da un flauto medioevaleggiante, parte la seguente Legend of Steel, che pur essendo senza dubbio power ha un riff con un certo retrogusto folk che la fa apprezzare particolarmente. La sua qualità migliore è però la sua evocatività, culminante nel ritornello corale che la rende una delle migliore tracce del platter. Ancora un intro, questa volta con le tastiere ad accompagnare la voce femminile di sottofondo, poi comincia la Lord of the Winter Snow vera e propria, con un ritmo particolare, cadenzato, che si sente molto poco nel power ma che qui si lascia apprezzare durante le strofe, alternato a parti più strane, simili a quella iniziale. Eppure, la parte del ritoternello, abbastanza scontata, riduce questo brano solamente allo stato “abbastanza buono”, quando invece poteva essere un capolavoro. E’ il turno della power ballad, e Turilli fa accompagnare la bellissima voce della Sigurdardóttir dal piano e dall’orchestra nelle parti più soffuse e dalle chitarre melodiche in quelle più forti. Il risultato non è di quelli commoventi, ma Princess Aurora è comunque piuttosto valida ed emoziona al punto giusto.
The Ancient Forest of Elves è il brano del disco più vicino alla band madre di Turilli. Ogni particolare è simile, dalle orchestrazioni ai cori passando per il sound generale (c’è persino la parte “strana” seguita dalla voce del narratore, puro stile Rhapsody!); nel complesso risulta gradevole, nonostante sia abbastanza prevedibile. Dopo Throne of Ice, una breve introduzione sinfonica parte Where Heroes Lie, che nonostante la scarsa originalità (il brano richiama sia l’altra band di Turilli che melodie già sentite in questo stesso disco), si fa comunque apprezzare , in virtù del suo imponente carico epico e di una certa mutevolezza, specie nella parte centrale, che la rende comunque ascoltabile con piacere. L’inizio della seguente Warrior’s Pride è splendido con i suoi barocchismi, poi il brano diventa più epico ed orchestrale, perdendo un po’ della propria magia, ma senza scadere del tutto, rivelandosi comunque una ballata riuscita. La tradizionale lunga suite finale è probabilmente il pezzo migliore del lotto: pur non presentando chissà quali artifici o innovazioni, Kings of the Nordic Twilight è comunque una piccola perla di power sinfonico, che tra parti contaminate di musica medioevale, cavalcate power piene di epicità, pause sinfoniche, momenti in cui tutte le precedenti caratteristiche si amalgamano, ed un ritornello corale che si fa cantare a squarciagola riesce a coinvolgere con il proprio pathos, rivelandosi ottima in tutta la sua pur lunga durata. In teoria il disco finisce con la title-track, ma c’è un’ulteriore canzone, non riportata dalla scaletta, dal titolo Sofðu Unga Ástin Min, nella quale Sigurdardóttir canta, senza alcuno strumento a supportarla, versi di una canzone islandese tradizionale, per una finale veramente molto suggestivo.
Insomma abbiamo qui un buon prodotto, non un capolavoro ma nemmeno tanto brutto, che sa regalare ottimi momenti. Certo, tre anni dopo Turilli comporrà un disco che surclasserà il suo esordio solista, quel Prophet of The Last Eclypse più particolare, personale e contaminato dall’elettronica (presente anche in quest’album, ma in minima parte) che per me rimane il suo capolavoro. Non per questo, tuttavia, King of the Nordic Twilight va sottovalutato, anzi: se non siete alla ricerca costante di capolavori ma vi accontentate di un album più che onesto, allora questo disco fa sicuramente per voi.
Voto: 81/100

Mattia

Tracklist:

  1. To Magic Horizons – 01:21
  2. Black Dragon – 05:04
  3. Legend of Steel – 05:21
  4. Lord of the Winter Snow – 06:06
  5. Princess Aurora – 03:47
  6. The Ancient Forest of Elves – 04:44
  7. Throne of Ice – 01:51
  8. Where Heroes Lie – 04:25
  9. Warrior’s Pride – 03:47
  10. King of the Nordic Twilight – 11:38
  11. Sofðu Unga Ástin Min – 02:12
Durata totale: 50:16
Line-up:
  • Olaf Hayer – voce
  • Luca Turilli – chitarre e tastiere addizional
  • Miro – tastiere, clavicembalo e pianoforte
  • Sascha Paeth – basso e chitarre acustiche e addizionali
  • Robert Hunecke-Rizzo – batteria
  • Rannveig Sif Sigurdardóttir – voce (guest)
Genere: symphonic power metal
Sottogenere: epic power metal

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