Furor Gallico @ Montelago Celtic Festival – 4 agosto 2012

Ha senso andare a vedere dal vivo un gruppo di cui si conoscono appena due o tre canzoni? Molti a questa domanda risponderanno di no, che una persona riesce a divertirsi molto di più se conosce la maggioranza dei brani proposti. Io sono d’accordo, ma solo in parte: certo, cantare a squarciagola è il massimo, ad un live show, tuttavia si può rimanere affascinati anche da un gruppo che non si è mai ascoltato prima. A me è successo con gli Axxis, per esempio, quando suonavano di spalla ad Helloween e Gamma Ray, mi hanno impressionato nonostante non li conoscessi nemmeno di nome; e poi mi è successo lo scorso sabato (nota: il concerto era elencato tra quelli di venerdì, ma essendo cominciato ben dopo la mezzanotte, di fatto è stato il giorno dopo). Qualche mese fa, i miei amici più stretti mi hanno proposto di andare al Montelago Celtic Festival, a circa un’ora da casa nostra. Accetti volentieri la loro proposta, per amicizia, ma fui ancor più invogliato a partecipare quando, poco tempo dopo, venni a conoscenza della presenza di un gruppo metal, i Furor Gallico (di cui appunto, prima dello show, conoscevo due canzoni). Chiariamo le cose: non mi dispiace il rock celtico, al contrario, come non mi son dispiaciuti gli altri gruppi che ho ascoltato al festival; ciò nondimeno, il metal rimane il genere che riesce a toccare di più le corde della mia anima, e per questo, c’è poco da fare, lo preferisco ad ogni altro genere.

Ciò che ha preceduto l’inizio dello show, sinceramente, non mi è piaciuto: la band è stata costretta, chissà per quale motivo, a fare il soundcheck subito prima del concerto vero e proprio, quando già ne era stato annunciato l’inizio. Il risultato di questa scelta è stato un quarto d’ora di attesa anche un po’ noiosa per chi, come me, si trovava davanti al palco. Comunque, questa premessa non ha avuto molta importanza, perché poi è iniziato il concerto vero e proprio…. E che concerto! La band ha subito dato dimostrazione del proprio genere: folk metal celtico (del resto non potevano non essere in tema col festival) con molte influenze black e una forte dosa di epicità, che li qualifica indubbiamente anche come pagan metal. Subito in evidenza si è messo il cantante Pagan, che oltre ad essere molto preparato nei tre generi di canto in cui si produce, scream, growl e pulito (anche quattro, contando come tecnica anche il cantato sporco alla Warlord Nygård), ha una presenza scenica notevolissima, un vero animale da palcoscenico che ha incitato continuamente il pubblico, il quale dal canto suo ha risposto in maniera più che positiva (a parte qualche sparuto spettatore, che è sembrato non apprezzare il genere proposto dal gruppo lombardo). Le canzoni si sono succedute passando dai pezzi classici del gruppo, come le bellissime The Miracolous Child, Medhelan e Cathubodva che mi hanno colpito nonostante non le conoscessi, ad altri brani inediti, che si troveranno sull’album attualmente in lavorazione, come Nebbia della Mia Terra, The Song of the Earth e Squass (quest’ultima teatro di un siparietto davvero esilarante, con il folletto omonimo che girava su e giù per il palco, creando simpaticissime scenette!); il coinvolgimento della folla entusiasta, in entrambi i casi, è stato massimo. Non si può non citare, poi, il finale conclusivo con la fantastica Banshee, in cui la band ha inserito una rilettura in chiave folk di Breaking the Law, ottima alle orecchie di un gran fan dei Judas Priest come me, ma anche divertente per i miei conterranei, che conoscono la Acqua e Limò dei Kurnalcool, sua cover demenziale! Dopo circa un’ora e mezza musicalmente devastante, la band abbandona il palco tra gli applausi, e molti se ne vanno (seriamente, a quanti concerti metal avete assistito? Io a tantissimi, e non riesco a ricordarne uno solo serio senza encore); ma altri restano, invocando a gran voce un bis, cosicché la band allora torna sul palco, e intona il più classico cavallo di battaglia, La Caccia Morta, e la terremotante Ancient Rites, infuocando ancora una volta il palco e gli animi degli spettatori, prima della conclusione vera e propria.

Venendo all’analisi tecnica, devo dire che qualche difettuccio l’ho riscontrato: per esempio il volume era (seppur di poco) più basso rispetto a quello più adatto ad un concerto metal (ma non essendo un festival esclusivamente sul genere, ci può stare); inoltre, i suoni delle chitarre erano un po’ sporchi, e non rendevano al meglio. Ciò nonostante, la band ha dato veramente il 100% di quello che aveva, e queste lacune non si sono sentite per nulla. Passando alle prestazioni dei membri, ad impressionare di più come già detto è stato Pagan, che nonostante la giovane età (classe 88 come me!) ha già un carisma immenso, e “fronteggia” la band in maniera favolosa: a parte questo, il suo scream è pazzesco, ed anche nelle clean vocals se la cava ben più che egregiamente. Un’altra menzione d’onore va agli “strumentisti celtici”: l’arpista Becky si fa sempre sentire nonostante la pesantezza del sound, il polistrumentista Paolo è bravissimo sia coi flauti che col bouzouki (ed anche con la cornamusa, nel finale), ma soprattutto la bravissima violinista Laura rimedia alla propria staticità sul palco con un’eccezionale competenza nello strumento, sfociata in una prova addirittura esaltante. Infine, una citazione la merita anche Simo alla batteria, molto bravo nel creare groove ma senza esagerare troppo, e che possiede grandi doti in ambito di potenza, tiro, e fluidità. All’appello mancano solo i chitarristi e il bassista, ma anche la loro performance è stata semplicemente da urlo. La prestazione d’insieme, quindi, è stata superba, addirittura eccezionale se si conta che i Furor Gallico suonano insieme da soli cinque anni.

Sul piano emotivo personale, poi, questo concerto è stato davvero emozionante, erano anni che non mi divertivo così: il gruppo lombardo vi ha messo passione ed energia, e il risultato è stato uno spettacolo memorabile, coinvolgente come pochi (il lieve dolore dietro il mio collo che persiste ancor oggi (in cui scrivo ciò, ossia lunedì), dopo ben quattro giorni, ne è la prova… ma ne è valsa la pena!). Concludendo, i Furor Gallico sono una nuova, bellissima realtà del metal italiano, convincente in sede live ma anche, musicalmente parlando, nel proprio esordio discografico (che sono andato ad acquistare di corsa subito dopo il concerto!). Io non posso, quindi, che augurar loro di continuare su questa strada, per poter diventare un giorno, chissà, uno dei gruppi italiani più famosi, anche all’estero. Di strada ce n’è tanta da fare, ma il gruppo è ancora giovane, e chissà che, col tempo, il mio auspicio non si avveri!

P.S.: vorrei menzionare, in questo live report, anche la prestazione eccezionale dei Mortimer McGrave: nonostante, a parte qualche sparuta canzone, non abbiano nulla di metal (e quindi non trovino posto su Heavy Metal Heaven), sono un grandissimo gruppo, e ieri hanno davvero dato il massimo, producendosi non solo nel loro classico rock celtico, ma anche, a tratti, in un ricercato rock progressivo con ospiti da molti gruppi che suonavano lì, festeggiando così al meglio i dieci anni del Montelago Celtic Festival, di cui loro sono ormai da anni portabandiera. Certo, il genere dei Furor Gallico è il mio, perciò l’ensemble lombardo mi è piaciuto di più; ma onore anche ai Mortimer McGrave!

Mattia

Scaletta:

  1. God Technology
  2. Venti di Imbolc
  3. Nebbia della mia Terra
  4. Medhelan
  5. The Gods Have Returned
  6. The Song of The Earth
  7. Curmisagios
  8. Squass
  9. The Miracolous Child
  10. Cathubodva
  11. Nemain’s Breath
  12. Banshee
    Encore:
  13. La Caccia Morta
  14. Ancient Rites

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