Bonded by Blood – Exiled to Earth (2010)

Il termine “thrash” riconduce automaticamente alla mente degli appassionati i mitici anni ’80: in primis il pensiero corre ai Big Four e ai tantissimi altri gruppi storici che affollavano la California e New York in quel periodo, per poi passare, subito dopo, alla Germania, la quale pure spopolava, con Destruction, Kreator, Sodom, Tankard e tante realtà minori. Eppure il thrash metal non è solo quello di quel periodo: dopo il buio totale dei nineties e dei primi anni duemila, il genere ha rivisto di recente una certa rinascita, con gruppi che tornavano a riprendere il genere in ogni suo stilema. Purtroppo, lo spirito creato dalle band eighties, ossia quello di fare musica dura ed efferata ma non senza un senso di divertimento, non è stato conservato nella nuova scena (eccezion fatta per i Municipal Waste, che infatti sono senza dubbio i migliori tra le nuove band), la maggior parte dei nuovi ensemble infatti cerca, spesso, solo di suonare nella maniera più veloce e cattiva possibile. Il risultato non è sempre da buttar via, al contrario trovo gruppi come Evile e Lich King più che validi, per quanto ancora non siano riusciti a trovare un proprio sound personale. Il secondo problema della nuova ondata thrash è proprio questo: quando negli anni ’80 ogni band aveva il proprio suono particolare, oggi i gruppi si ispirano agli illustri predecessori, non riuscendo a fare il passo in avanti necessario al conseguimento di una propria personalità: ciò si traduce in dischi pressoché derivativi, per quanto svariati di essi siano anche ottimi (come quelli delle band già citate). Comunque sia, alla nuova generazione di thrashers appartiene anche il gruppo della recensione in questione, i Bonded by Blood. Nati nel 2005, dichiarano subito le proprie intenzioni bellicose scegliendo come monicker il titolo del capolavoro assoluto degli Exodus, loro massima ispirazione, insieme ai primi Testament e agli Overkill. L’esordio Feed the Beast, nel 2008, è un disco di classico thrash metal primigenio, pieno di furore giovanile, che pecca sì dei difetti suddetti, ma risulta, nonostante ciò, di qualità piuttosto buona. Due anni dopo, la band decide di puntare su qualcosa di più maturo, almeno per quanto riguarda le tematiche: abbandonati i testi tipici del genere, i giovani ispano-americani puntano addirittura su un concept album (scelta più unica che rara nell’ambito thrash) fantascientifico, in cui gli umani dovranno affrontare l’invasione di una razza aliena, i Crong. Era venuto alla luce Exiled to Earth.
Dopo un bell’arpeggio che funge da intro, è subito il turno della opener vera e propria,600 A.B. (After the Bomb), la quale è fondamentalmente un brano ispirato ai grandi nomi del mondo thrash, seppur la produzione sia più moderna di quella dell’esordio (forse volutamente), fatto che rende il tutto molto pulito al massimo, ma anche in qualche modo più freddo. In ogni caso, l’incastro di riff è efficace, con passaggi al limite dell’ottimo; nonostante un refrain non proprio esaltante, il risultato è così abbastanza valido. Dopo un altro intro melodico, parte Episodes of Aggression, un brano non molto originale magari (il riff portante ricorda da vicino Elimination degli Overkill, sensazione acuita anche dal cantato molto “blitziano” di Jose Barrales) ma comunque piacevole da ascoltare, in virtù di alcune parti più che buone. La seguente Prototype: Death Machine presenta un rifferama ispirato in fase di songwriting e molto vario, supportato da ritmiche anch’esse piuttosto mutevoli, che riescono a creare un equilibrio tra musicalità ed aggressività. Degna di nota la più che valida parte centrale con i tre fantastici assoli, per una traccia che è il picco assoluto dell’album. E poi il momento di Prison Planet, che si segnala ancora una volta per la propria variabilità, per i riff molto potenti e per il ritornello col coro di ispirazione Anthrax, collaboranti a creare un altro pezzo molto gradevole; purtroppo, però, da qui in poi l’album decadrà grandissimamente. La parte iniziale di Genetic Encryption fa ben sperare, con il suo riffage duro e compatto, ma poi la traccia va man mano facendosi meno interessante, perdendo praticamente tutto il proprio appeal. Questo brano, e quelli successivi sulle stesse coordinate, presentano a mio avviso due grossi difetti. Il primo è la mancanza di personalità delle singole parti: nei capolavori del thrash metal classico, ogni singola canzone ne aveva una propria e distinta dalle altre, mentre in questo disco invece ciò non succede, le canzoni si assomigliano tutte, specie nelle ritmiche, sempre esasperate per la maggioranza del tempo. Oltre a questo, le varie tracce mancano di una linea guida, il che è apprezzabile nei casi migliori ma in quelli peggiori le fa apparire come insiemi di riff incollati insieme solo per essere il più mutevoli possibile. Il risultato è che i pezzi, presi singolarmente, possono anche apparire più che discrete, ma in fila, nel contesto del disco, non riescono a non annoiare dopo poco.
In Blood Spilled Offerings i difetti già descritti per l’episodio precedente si presentano in quantità ancora maggiore; seppur presenti qualche buono spunto, nonché una parte solistica valida, il brano in questione rimane sostanzialmente nell’anonimato più puro, e non incide per nulla. Exiled to Earth, che segue, risulta leggermente più piacevole degli episodi precedenti, ma il problema rimane: una forte mancanza di soggettività propria e di una precisa linea conduttrice, che la rendono un altro passaggio potenzialmente buonissimo, ma che nella pratica dei fatti invece si perde per strada. Nelle recensioni, non dico quasi mai che un pezzo sia orribile, dato che questa affermazione necessita  di un caso di notevole bruttezza; ma diParasitic Infection, non posso che pensarlo, almeno. In essa, si cerca di copiare i Nuclear Assault di brani come Hang the Pope, ma il gruppo dimostra di non aver capito il concetto che la band New Yorkese voleva comunicare con essi (ossia quello di creare un brano si aggressivo e casinista ma anche divertente, per allentare la tensione in un contesto altrimenti serio e divertirsi), proponendo cinquatatre secondi urlati e brutali, che non hanno alcun senso, secondo me. Le sorti dell’album si risollevano con la più che discreta Desolate Future, niente di trascendentale ma comunque una traccia che si lascia ascoltare con piacere, e risulta di molto superiore alla media: ciò è dovuto, guarda caso, al fatto che sia un brano distante dal resto del disco ed ha una certa coerenza interna. Degna di essere nominata, comunque, è la porzione finale con il bell’assolo, uno dei momenti migliori dell’intero disco a mio avviso. La successiva Sector 87 continua sulla stessa falsariga del precedente, e consta di un rifferama che per quanto non sia così originale, si propone comunque in maniera finalmente fresca e non stereotipata, specie per quanto riguarda la parte iniziale; poi si sviluppa, mantenendosi però sui propri binari, e risulta tra i brani migliori del platter, in totale opposizione a quelli al centro dello stesso. Siamo in dirittura d’arrivo: la closer track Cross-Insemination riassume in se le caratteristiche dell’intero disco: nei fatti risulta una canzone ambigua, con spunti anche buonissimi in certi momenti, a tratti invece con le solite ritmiche velocissime e senza la minima variazione, che ripetuti di continuo stancano subito; conclude così in una maniera senza infamia e senza lode questi quarantadue minuti.
Finito il disco, in mente rimane ben poco, a parte qualche passaggio qua e la; i difetti dell’album sopra descritti portano proprio a questo, la mancanza di incisività in molti dei brani, oltre che la poca varietà della proposta che risulta, alla fine dei conti, abbastanza monotona. Nonostante questo, per me il disco è comunque sufficiente, a causa di alcuni pezzi che non saranno capolavori assoluti ma comunque hanno una certa qualità, ed alzano di conseguenza il valore del disco; tuttavia, questo prodotto non può andare oltre la sufficienza. Per questo, consiglierei quest’album solo ai fan accaniti del genere, che potranno trovarvi qualche spunto interessante; se invece non siete proprio completisti e volete scoprire la nuova scena del thrash metal, il mio consiglio è di partire da altri dischi (tra cui, perché no, anche il precedente della band).
Voto: 65/100
Mattia
Tracklist:
  1. 600 A.B. (After the Bomb) – 05:02
  2. Episodes of Aggression – 03:39
  3. Prototype: Death Machine – 05:55
  4. Prison Planet – 03:09
  5. Genetic Encryption – 03:43
  6. Blood Spilled Offerings – 03:07
  7. Exiled to Earth – 03:08
  8. Parasitic Infection – 00:53
  9. Desolate Future – 04:43
  10. Sector 87 – 03:20
  11. Cross-Insemination – 05:35
Durata totale: 42:14
Line-up:
  • Jose Barrales – voce
  • Alex Lee – chitarra
  • Juan Juarez – chitarra
  • Jerry Garcia – basso
  • Carlos Regalado – batteria
Genere: thrash metal

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