Hatenshrine – Universe Creation (2011)

In giro per la rete e sui giornali dedicati al metal ho letto, a volte, che uno dei principali problemi delle band metal odierne sarebbe l’esordire troppo presto, quando al contrario negli anni ’80 e ’90 i gruppi intraprendevano una lunghissima gavetta prima di pubblicare qualsiasi cosa, anche fosse semplicemente un demo. Secondo me l’esperienza, invece, conta relativamente: in primo luogo, i giovani musicisti oggi sono, da un certo punto di vista, parecchio più consapevoli della musica rispetto ai loro colleghi di qualche decade prima: la causa di ciò va ricercata in parte nello sviluppo immane dei nuovi media, che hanno permesso a chiunque di avere immense risorse, ed in parte anche all’enorme ampliamento del metal, per cui sono state prodotte decine di migliaia di varianti di ogni singolo genere; ciò ha sicuramente reso più facile comprendere a qualunque giovane band il genere preciso che vuole suonare. Non è solo questo, però: la cosa dipende anche dai musicisti stessi. Se infatti alcune band necessitano di affinare le proprie idee musicali, altre le hanno già molto buone, e non vedo perché le dovrebbero raffinare ancora, magari rendendole troppo ponderate e lavorate, perdendo conseguentemente tutta l’immediatezza. Venendo al caso di specie della recensione, gli Hatenshrinesono una band extreme metal di Albenga, nel savonese. Si formano nel 2011 e bruciano le tappe, arrivando lo stesso anno ad incidere questo Universe Creation (anche noto col titolo Demo 2011). In esso, la band si produce in quattro brani che presentano idee fresche e buone, per quanto la band abbia, vista la giovane età, ancora degli ovvi margini di miglioramento.  
L’attacco iniziale della opener Free Me for to Live è veloce e molto aggressivo, poi il pezzo si sviluppa in maniera molto varia. La band in questa traccia delinea un manifesto del proprio stile: death metal melodico, influenzato moltissimo dalla scena di Gotheborg e in minor parte dai gruppi finlandesi, ma non per questo stereotipato, forte anzi di una propria originalità; il tutto è poi arricchito da molte influenze black, che si fanno sentire principalmente in molte atmosfere, in alcune soluzioni melodiche e nello scream del cantante Hades. Purtroppo, il suono del disco non è molto buono, essendo poco pulito (ma del resto non è brutto, considerando anche che questo è un demo), e smorza buona parte della potenza possibile dei riff: ciò nonostante, la canzone risulta comunque molto buona, in virtù di ritmiche validissime (molto bravi sia il bassista Hollow che il batterista Daevil, che riescono a conferire le giuste potenza ed energia) e di parti strumentali ispirate ed interessanti. La successiva In a Coat Called Night è una canzone più melodica, che presenta un riffage vorticoso e in qualche modo particolare, vero punto di forza della band in questa come nelle altre tracce. La struttura del pezzo varia continuamente, si passa per frazioni più lente e riflessive ad altre non al massimo della brutalità ma comunque molto veloci e sparate, fino ad arrivare a parti sempre death/black ma anche un po’ psichedeliche, che ci regalano un’altro brano più che apprezzabile. La titletrack Universe Creation, che segue, è il pezzo migliore del lotto, secondo la mia opinione. La prima parte è più classica per quanto buona, melodeath con un retrogusto black, ma poi vi è un cambiamento, e la seconda frazione presenta un riff speciale, quasi frenetico,  che crea un’atmosfera spaziale e quasi trascendentale e rende il brano assolutamente eccezionale, tra le migliori cose che io abbia mai ascoltato nel demo di un act esordiente. La conclusiva Prelude to Madness, infine, risulta anche la traccia più melodica, che riecheggia quasi dei Children of Bodom più aggressivi; oltre a questo però, sono presenti anche i soliti fraseggi iperveloci di chitarra e l’onnipresente aggressività. Nonostante sia l’episodio più lineare del demo, è comunque un altro ottimo episodio.
A parte qualche ingenuità normale e perdonabile, il difetto principale di questo demo è la produzione, come già detto, che smorza l’incisività e l’efficacia dei riff, i quali potrebbero altrimenti essere anche devastanti; ma è una mancanza a cui si può rimediare facilmente, basterà riuscire a registrare più professionalmente. Per il resto, invece, seppur con il gruppo è valido, ha idee ottime ed originali, tanto che se un eventuale full-lenght avesse la qualità media del presente demo, sarebbe un disco capolavoro. Se gli Hatenshrine verranno sostenuti a sufficienza, potranno diventare col tempo, magari, un gruppo importante della scena estrema italiana; ed io, modestamente, mi auguro che la band prosegua sulle proprie coordinate, cosicché il mio auspicio si avveri.
Voto: 77/100
Mattia
Tracklist:
  1. Free Me for to Live – 04:29
  2. In a Coat Called Night – 04:46
  3. Universe Creation – 03:55
  4. Prelude to Madness – 04:37
Durata totale: 17:47
Line-up:
  • Hades – chitarra e voce
  • Hollow – basso
  • Daevil – batteria
Genere: death/black metal
Sottogenere: melodic death metal

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