Accept – Restless and Wild (1982)

Per chi ha fretta:
Dopo i primi passi nell’hard rock e la svolta più dura di Breaker (1981), gli Accept si affermarono definitivamente come dei dell’heavy metal mondiale con Restless and Wild (1982). Non è difficile capire perché: il loro sound potente e corposo, un lontano precursore del power metal tedesco, è estremamente incisivo. Lo dimostra anche una tracklist quasi perfetta: pezzi come Fast as a Shark, la title-track, Flash Rockin’ Man e Princess of the Dawn non sono solo grandiosi, ma sono piccoli pezzi della storia del genere heavy. Per questo, Restless and Wild non è solo uno degli album migliori della carriera degli Accept, ma anche un disco che un fan dell’heavy metal classico deve possedere!

La recensione completa:
La città di Solingen, in Germania, è molto famosa anche qui in Italia: penso che chiunque abbia in caso almeno una posata o un utensile con il suo nome inciso sopra, ed in effetti il centro abitato sopravvive anche sull’industria di lame. Eppure, la città non ospita solamente la suddetta fabbrica, ha dato origine anche a qualcosa di diverso (seppur altrettanto tagliente e metallico!): è stata infatti la casa di nascita degli Accept, uno degli act heavy metal più importanti nella storia. Nato nel 1976, il gruppo era inizialmente dedito ad un hard rock’n’roll sulla scia di certi AC/DC; ma con Breaker, dell’81, si era prepotentemente sterzato verso coordinate più dure. Appesantendo l’hard ‘n’ heavy dei precursori Scorpions, i tedeschi avevano infatti creato un proprio sound peculiare, che non si distanzia troppo da quello dei coevi Judas Priest ma presenta, come elemento di originalità, un sound meno tagliente ma più pieno e sostanzioso in qualche modo, un sound che ispirerà e sarà sviluppato al massimo solo nel power che nascerà solo qualche anno dopo, non a caso proprio in Germania (ed infatti il gruppo in questione sarà una grossa influenza per la scena, pur non avendo mai prodotto qualcosa di definibile come power). Comunque sia, dopo il cambio di coordinate appena descritto, gli Accept erano attesi dalla prova del nove: e quella prova arrivò giusto un anno dopo, con Restless and Wild. In questo disco le chitarre si fanno ancora più pesanti e in qualche modo aggressive, e la registrazione diviene più incisiva: il risultato è un disco ancor migliore del predecessore. Prima di cominciare, una parola per la copertina: molto semplice, ma che descrive al meglio le sonorità a dir poco fiammeggianti di questo album!

Dopo un intro piuttosto bizzarro, con una brano popolare tedesco dalla registrazione più che datata (e la leggenda vuole che il bambino che vi canta sia proprio un giovanissimo Udo Dirkschneider), parte la Fast as a Shark vera e propria, niente di meno che una cannonata potentissima, con riff abrasivissimi incastrati uno dentro l’altro e un incedere incalzante e velocissimo, che trova la sua apoteosi nel ritmo impostato tutto sulla terremotante doppia cassa di Stefan Kaufmann. Molti critici indicano questa come la prima canzone speed metal in assoluto, probabilmente sbagliando, vista anche Overkill dei Motörhead di tre anni prima: tuttavia, Fast as a Shark ha ugualmente una gigantesca importanza storica. Innanzitutto ha codificato un genere, lo speed metal, in maniera totalmente definitiva; ma soprattutto, per quanto il suo riffage sia indubbiamente heavy, ha comunque creato un immaginario di velocità ed aggressività che sarà fatto proprio dal thrash, il quale vedrà la luce un anno dopo. Passando avanti, la titletrack Restless and Wild risulta molto più classica, traditional heavy metal puro al cento percento, ma non per questo meno valida, complici le chitarre assolutamente pesanti ed avvolgenti di Wolf Hoffman (a mio parere uno dei chitarristi al tempo stesso più bravi e sottovalutati al mondo), il quale riesce ad impressionare pure sul lato solista, e l’atmosfera puramente ottantiana, che ci consegnano una traccia più che ottima. La seguente Ahead of the Pack è un pezzo che ha nuovamente chitarre e fascino tanto vintage da dare i brividi, per non parlare poi del mood che si viene a creare, quasi blasfemo, precursore degli sviluppi futuri della scena heavy metal tedesca, della quale gli Accept sono indubbiamente gli ispiratori nonché il gruppo di punta. Degna di nota anche la parte dell’assolo, ancora una volta validissima. Arriva Shake Your Heads, un classico anthem da concerto, con il solito coro catchy e arioso, che si fissa nella mente dell’ascoltatore per non uscire più di mente, e la struttura semplice ma molto più che godibile. Degni di nota anche la parte centrale, cadenzata e abbastanza particolare (ricorda quasi un tango, nel ritmo), e il bel testo, che descrive la musica come un modo per dimenticare i problemi, personali o del mondo che siano, concetto che personalmente condivido. Dopo un intro acustico, seguito da una parte di chitarra iperdistorta, parte la semi ballata Neon Nights, lenta e melodica, in cui tutto il gruppo si prodiga a creare un’atmosfera colma di pathos, ben sottolineata sia dalle strofe (di cui è caratteristica anche la struttura, con la chitarra di Hoffman e il basso di Peter Baltes ad alternarsi come in un botta e risposta) sia nei ritornelli, in cui la voce di Udo riesce ad essere molto emotiva, consegnandoci un’altra fantastica traccia. Si torna alla scanzonatezza dell’heavy più tradizionale con la breve ma molto buona Get Ready, che può contare su una notevole energia di fondo, sottolineata anche da alcune ritmiche che sono di ispirazione quasi rock ‘n’ roll, e su di una qualità comunque elevata in ogni singolo passaggio.
Demon’s Night è un mid tempo molto potente, dall’atmosfera pesantissima e quasi tenebrosa e dai riff granitici, come da buona tradizione teutonica. Per il resto, il pezzo è di qualità leggermente inferiore rispetto al resto del disco, vuoi per una certa linearità, vuoi per la mancanza di spunti tanto memorabili come ciò che ha intorno (per quanto siano presente comunque buoni passaggi); tuttavia, è comunque valido come episodio, ed in un disco di minor qualità spiccherebbe di certo. Nella celeberrima Flash Rockin’ Man, che arriva subito dopo, la band tedesca gioca su un riff semplicissimo ma tanto efficace da essere stato rielaborato decine di altre volte dalle altre band; anche chi non la conosce infatti sicuramente l’avrà sentito in altre canzoni , penso solo a Tease Me, Please Me degli Anvil (tra l’altro uscita qualche mese prima), la più famosa Two Minutes to Midnight degli Iron Maiden, Heavy Metal Breakdown dei Grave Digger, Phantoms of Death degli Helloween e chissà quante altre. Ma non c’è solo questo particolare, nella canzone, c’è anche una tensione che porta alla mente evocative cavalcate a bordo di una motocicletta, ed un riffage variabile, che nel complesso creano uno degli episodi sicuramente meglio riusciti dell’album. In contrapposizione all’imponente epicità della precedente, Don’t Go Stealing My Soul Away si rivela melodica e quasi solare, riecheggiando addirittura dell’hard rock della metà anni ’80, per quanto sia ad ogni modo heavy metal a tutti gli effetti. Bellissima ancora una volta la frazione dell’assolo, Hoffman è veramente un fuoriclasse da questo punto di vista, per un brano che nonostante sia sempre sottovalutato da tutti, anche dagli stessi Accept, per me è tra i migliori episodi in assoluto dell’album nonché una canzone degna di un ipotetico best-of del gruppo. Il terzetto conclusivo, sicuramente il migliore del platter, si conclude come meglio non si poteva, vale a dire con la traccia sicuramente migliore del disco, nonché una delle canzoni heavy metal più belle mai incise, seppur di heavy classico non si possa certo parlare nel presente caso. In questo masterpiece totale che risponde al titolo di Princess of the Dawn, infatti, vi è un’atmosfera particolare, oscura e meravigliosa, da dark fantasy, creata da un sottofondo pieno di echi bizzarri, dagli strumenti ritmici che dominano, in special modo il basso, e dalla chitarra, che è spesso più orientata al mood qui che alla potenza, risultando quasi soffusa, per quanto in altri momenti, come nella parte del ritornello per esempio, sia esplosiva e appaia come suonare nel buio. Ciliegina sulla torta è poi il bellissimo testo, anch’esso fantasy, che si adatta perfettamente alla canzone: seppur molti sostengano che sia stata Fast as a Shark a dare origine al power, almeno nelle atmosfere Princess of the Dawn è a mio avviso molto più seminale ed ispiratrice per il suddetto genere genere. Dopo oltre sei minuti, la closer track si interrompe bruscamente, come tagliata, e ciò risulta unico leggero difetto (ammesso anche dai membri del gruppo, che si sono poi pentiti di questa scelta così astrusa) di un finale altrimenti perfetto, che ci consegna un disco capolavoro assoluto del metal tutto.
Restless and Wild è sicuramente il disco migliore degli Accept, insieme a Metal Heart di tre anni dopo, oltre ad essere un classico assoluto dell’heavy metal, tanto che  giustamente con questa uscita gli Accept hanno sfondato a livello internazionale, diventando uno dei gruppi di punta del proprio genere ed il capofila assoluto del metal teutonico. Per questo, se vi piace l’heavy metal più tradizionale che ci sia, e volete scoprire uno dei massimi picchi del genere, questo è proprio il disco che fa per voi: procuratevelo, e son sicuro che non ve ne potrete pentire!
Voto: 98/100
Il 4 ottobre 1982 usciva nei negozi Restless and Wild degli Accept, e questa recensione vuole commemorare questa storica uscita.
 
Mattia
Tracklist:
  1. Fast as a Shark – 03:49
  2. Restless and Wild – 04:12
  3. Ahead of the pack – 03: 24
  4. Shake Your Heads – 04:17
  5. Neon Nights – 06:01
  6. Get Ready – 03:41
  7. Demon’s Night – 04:27
  8. Flash Rockin’ Man – 04:28
  9. Don’t Go Stealing My Soul Away – 03:15
  10. Princess of the Dawn – 06:15
Durata totale: 43:49
Line-up:
  • Udo Dirkschneider – voce
  • Wolf Hoffman – chitarra
  • Peter Baltes – basso
  • Stefan Kaufmann – batteria
Genere: heavy metal
Sottogenere: heavy metal classico
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Accept

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