AC/DC – The Razors Edge (1990)

Gli AC/DC sono un gruppo a mio parere alquanto controverso. Nonostante il loro hard rock sia molto potente e veloce, hanno sempre ritenuto offensivo il venir classificati come un gruppo in qualche modo accostabile (magari non includibile, visto che non sono assolutamente metal, ma avvicinabile sicuramente si)  al mondo heavy metal, anche con un’incomprensibile e quasi fastidiosa ostilità verso una sfera musicale in cui vi è plausibilmente la maggioranza dei loro ascoltatori. Eppure, nonostante le loro dichiarazioni alquanto discutibili, musicalmente le uscite del gruppo, in special modo quelle dei seventies, sono assolutamente apprezzabili, nonché emblematiche di una concezione particolare dell’hard rock con pochissimi fronzoli e pieno di carica,che poi avrà influenza anche in ciò che verrà dopo (basti solo pensare ai Motörhead e poi a tutti i gruppi che ad essi si sono ispirati). Ad ogni modo, se per gli australiani dal punto di vista umano i primi eighties erano stati tragici, a livello di audience si erano rivelati eccezionali. Dopo la perdita di Bon Scott, infatti, il gruppo aveva prodotto Back in Black, che è ad oggi l’album hard rock più venduto di tutti i tempi, e quindi For Those About to Rock, altro album molto ben acclamato. Eppure, in seguito la band australiana non riuscì a ripetersi, sfornando una serie di album non proprio amati dai fan, che scontentò il loro seguito. All’inizio degli anni novanta, ormai in calo di popolarità, la band cercò di tornare agli alti livelli di un tempo: il tentativo si concretizzò in The Razors Edge, uscito proprio nel 1990. Se da un lato, i fan lo accolsero favorevolmente, come un opera di un gradino sopra rispetto a ciò che l’aveva preceduto, esso comunque (almeno secondo i miei gusti) non riusciva a ripetere i fasti del passato, rimanendo piuttosto un disco nella media, discreto ma non di più.
Si comincia col celeberrimo giro chitarristico circolare di Thunderstruck, che continuerà per buona parte della sua durata, alternandosi con un altro riff di chiara matrice AC/DC. Il brano si sviluppa in maniera lineare e semplice, ma risulta alla fine dei conti un’ottima opener, puro hard rock ‘n’ roll pieno di puro divertimento. La seguente Fire Your Guns è un pezzo decisamente old school, pare quasi uscito dall’epoca Bon Scott per la sua carica ed una produzione molto vintage; nonostante la brevissima durata,  risulta comunque un gran bel episodio. Dopo quest’apertura valida, arriva Moneytalks, che nonostante sia acclamata tra i classici degli australiani, non sono riuscito mai a farmi piacere per nulla, complici delle ritmiche troppo leggere ed insipide, ed una certa velleità melodica di fondo che, seppur in se non sia nulla di sbagliato, si sposa però male con il sound “sporco” del disco; perciò il risultato , secondo me, lascia parecchio a desiderare. Dopo un assolo che ricorda addirittura qualcosa del primo metal americano, si parte per la tenebrosa title-track The Razors Edge, una canzone sulla falsariga di Hells Bell ma ancor più darkeggiante, in cui cupi cori sovrapposti a parti molto atmosferiche si alternano con bordate più classicamente rock, ma senza mai interrompere il mood generale. Nonostante la sua estrema discordanza rispetto al resto del disco, comunque la traccia è una delle migliori del lotto, se non la migliore in assoluto. Mistress for Christmas è un tradizionale pezzo alla AC/DC, hard rock con una forte vena blues, lineare ed orientato alla carica, ma che in questo frangente non riesce ad incidere a sufficienza, rivelandosi abbastanza scontato nelle ritmiche e nel cantato. La parte solista di Angus Young lo risolleva, ma il brano risulta lo stesso non più che discreto. Lo stesso vale per la successiva Rock Your Heart Out: nonostante la sua buona dose di potenza, questo episodio non riesce a sollevarsi dall’anonimato, a causa di una generale mancanza di spunti vincenti per quanto riguarda le melodie, che ne pregiudicano decisamente la resa.
Si torna a tirar su la testa con Are You Ready, la quale dopo un intro soffuso si scatena in un brano rock ‘n’ roll dalle tinte blues semplice ma potente, dal feeling scanzonato e quasi festaiolo tipico del rock duro degli appena terminati anni ’80. Per il resto, esso magari non sarà tra i migliori in assoluto della carriera degli AC/DC, ma è comunque una gran bella canzone, sicuramente tra i picchi del disco. Nuovamente, però il livello torna a scendere al turno di Got You by the Balls, ancora una volta traccia piuttosto anonima e troppo lineare anche per chi è fanatico del sound dei canguri; nel complesso abbiamo una traccia si ascoltabile, ma certo non di più. Shot of Love è certamente migliore del brano precedente, ma non riesce ad arrivare in ogni caso ad un livello molto alto, essendo di livello solamente buono, visto anche l’equilibrio tra la validità del riff e dell’atmosfera spensierata da una parte e la scarsità di punti di interesse oltre a ciò. Di nuovo un po’ di stagnazione con Let’s Make It, che se è in ogni caso ancora sufficiente, per merito di qualche buono spunto, non coinvolge più di tanto, a causa anche di un riffage che non riesce ad incidere quasi mai, a differenza di altri brani qui presenti si poco validi ma almeno piuttosto energetici. Goodbye and Good Riddance to Bad Luck,che segue, a mio parere l’episodio decisamente peggiore dell’intero album, hard rock prevedibilissimo e senza alcuna melodia che la faccia spiccare in qualsiasi modo sul mare magno dei tantissimi pezzi praticamente uguali incisi dalla band sia in questo disco che nella sua lunga carriera. In dirittura d’arrivo, arriva If You Dare a risollevare almeno un poco le sorti dell’album: i suoi punti di forza possono essere il riffage bluesy e la potenza rock che riesce a dare, le quali contribuiscono ad una closer track magari non memorabile, ma comunque più che buona e molto ben ascoltabile.
Come già detto, nonostante sia acclamato come il disco della rinascita, nelle mie opinioni questo full lenght non lo è: se certamente non risulta un album scadente, avendo al contrario buoni spunti, in ogni caso non è nemmeno memorabile, rivelandosi un prodotto a due facce. Se vi piace il gruppo, oppure il genere qui proposto, l’album in questione potrà farvi comunque passare diversi bei momenti; ma se invece siete alla ricerca proprio del capolavoro, allora passate oltre, sicuramente i masterpiece della band sono altri.
Voto: 72/100
Mattia
Tracklist:
  1. Thunderstruck – 04:52
  2. Fire Your Guns – 02:53
  3. Moneytalks – 03:45
  4. The Razors Edge – 04:22
  5. Mistress for Christmas – 03:58
  6. Rock Your Heart Out – 04:06
  7. Are You Ready – 04:10
  8. Got You by the Balls – 04:29
  9. Shot of Love – 03:57
  10. Let’s Make It – 03:32
  11. Goodbye and Good Riddance to Bad Luck – 03:14
  12. If You Dare – 03:11
Durata totale: 46:34
Lineup:
  • Brian Johnson – voce
  • Angus Young – chitarra solista
  • Malcolm Young – chitarra ritmica
  • Cliff Williams – basso
  • Chris Slade – batteria
Genere: hard rock

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