Gozer – Promo 2010 (2010)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEPromo 2010 (2010) è il primo parto discografico dei Gozer, band anconetana nata l’anno prima dalle ceneri dei Kien.
GENEREDefinito dalla stessa band “deathly dath metal”, è un death moderno dal tono molto aggressivo, ma con qualche concessione alla melodia.
PUNTI DI FORZAUn esordio eccezionale e molto maturo, grazie a uno stile originale, a un grandissimo impatto, a una registrazione professionale e a diversi pezzi davvero grandiosi
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIWell: I Lie (ascolta), What’s Mine Is Perfectly Hostile (ascolta)
CONCLUSIONIPromo 2010 è un demo eccelso, diciotto minuti senza respiro e senza difetti. E mostra i Gozer come una band promettente all’estremo!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
80
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Se negli anni ’80 la scena metal marchigiana si limitava, praticamente, solo ai Gunfire e ai Death SS, ora la situazione nella nostra regione è sicuramente molto più ampia: negli ultimi anni sono difatti nate un gran numero di band anche molto interessanti, che coprono praticamente tutto lo spettro dei sottogeneri esistenti nel metal. A questa ondata di nuove leve metal appartengono anche gli anconetani Gozer: nascono alla fine del 2009 dalle ceneri dei Kien, e dopo poco si assestano su una formazione a cinque elementi, tra cui tre ragazze, la quale nel 2010 produce il primo parto discografico, questo Promo 2010. Il genere proposto nel demo in questione, definito dalla band stessa band “deathly death metal”, è un death moderno, dal sound in qualche modo affine a quello dei concittadini Infernal Poetry, seppur dalle strutture decisamente meno schizofreniche e con diverse concessioni in più alla melodia, per quanto, vista anche l’aggressività, di melodeath non si possa certo parlare. Qualche parola, prima che sulla sostanza, sulla forma: il promo è molto ben confezionato, il cd è professionalmente stampato sul lato superiore, il bell’artwork è professionale e sono presenti perfino i testi; se anche è il contenuto del disco quello che conta quasi solamente in una recensione, comunque anche il suo contorno è apprezzabilissimo.

Dopo un intro molto azzeccato (tratto dal film Frankestein Junior) comincia la opener F.A.Q – Addiction Is Art (If the Voice Is Yours), un mid tempo di pesante death metal moderno pieno di aperture melodiche ma sempre aggressivo e mutevole. Si segnala sin da subito il cantato di Valentina Tendas, bravissima sia nel suo alto ed efficace growl che nel pulito che ogni tanto fa capolino qua e là, il quale però non aggiunge affatto influenze gothic come si potrebbe pensare ma è decadente e quasi malato, totalmente in linea perciò con il resto della canzone; sotto alla voce, le trame strumentali sono veramente valide, sostenute anche da una produzione del suono ottima, quasi adatta persino per un full length a mio avviso, che le valorizza appieno. La successiva Well: I Lie si rivela quindi molto più veloce ed aggressiva della precedente, avendo dalla sua un riffage estremamente incisivo ed anche un’apprezzabilissima componente progressive, la quale si esplicita nella sua variabilità, passando dai passaggi più pestati e duri a quelli più soffusi, sino a frazioni addirittura evocative; nel complesso, probabilmente il masterpiece del demo. Senza pause, arriviamo a Halfmoons of Glass Through the Veins, traccia più riflessiva nonostante il circolare rifferama, e che punta tutto sulle chitarre all’unisono della coppia Isadora Galeazzi/Piero Senigallesi, qui davvero al top sia per quanto riguarda il songwriting che per l’enfasi davvero palpabile nel suonato. Per il resto, il pezzo è strutturalmente vario e dall’atmosfera claustrofobica, nonché di ottima fattura ancora una volta. Nella seguente What’s Mine Is Perfectly Hostile, la parte iniziale recupera la sensazione di oscurità tipica del primo death metal svedese, ma a ciò si unisce il tipico sound del disco, decisamente modernista, qualche vaga influenza prog, e una componente piuttosto melodica: il risultato è un collage di varie parti che però risulta estremamente omogeneo , con tutte le varie componenti unite in maniera così coesa da generare il quarto episodio eccelso della serie. Dopo un bell’arpeggio, quasi delicato, arriva il turno della conclusiva Stalker, canzone dal mood ancora una volta insano, complici le backing vocals sussurate, e dai riff modernisti molto pesanti ed efficaci. Per il resto, il brano è il meno complicato del lotto ed anche quello che si avvicina di più al Gothenburg sound, presentando una struttura quasi lineare; ma nonostante ciò, è sicuramente al livello di ciò che l’ha preceduto, nonché una degna conclusione dell’album.

Dopo diciotto minuti letteralmente senza respiro (anche visto che le canzoni sono praticamente tutte attaccate tra loro), senza alcuna caduta di qualità, suonato alla perfezione da tutti i musicisti e ottimamente prodotto, il disco termina, e si può dare un giudizio: abbiamo un lavoro eccelso, che ha dalla sua moltissimi pregi e nessun difetto o ingenuità (e non fatevi ingannare dal voto: se fosse stato un full-length, avrebbe avuto almeno dieci voti in più). Se la band saprà produrre dell’altro materiale mantenendosi su questi livelli potrà produrre in futuro anche dei grossi capolavori, e diventare persino un nome di punta del metal italiano. I miei più sinceri auguri che ciò si avveri, Gozer!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1F.A.Q. – Addiction Is Art (If the Voice Is Yours)04:06
2Well: I Lie03:19
3Halfmoons of Glass Through the Veins03:27
4What’s Mine Is Perfectly Hostile04:07
5Stalker03:06
Durata totale: 18:05
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Valentina Tendasvoce
Isadora Galeazzichitarra
Piero Senigallesichitarra
Alessandra Pepebasso
Andrea Massettibatteri
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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