Slayer – Seasons in the Abyss (1990)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONESeasons in the Abyss (1990) è il quinto, storico album degli Slayer.
GENEREIl solito thrash metal d’assalto della band americana.
PUNTI DI FORZAIl classico impatto assoluto e selvaggio del gruppo, un livello di ispirazione ancora altissimo, una scaletta piena di pezzi eccezionali, atmosfere malate di gran efficacia.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIWar Ensemble (ascolta), Dead Skin Mask (ascolta), Seasons in the Abyss (ascolta
CONCLUSIONISeasons in the Abyss è un disco quasi perfetto, appena alle spalle di Reign in Blood all’interno della discografia degli Slayer!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
98
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Il thrash metal classico è un genere che fondamentalmente si può suddividere in tre distinte correnti: la prima, quella più tradizionale, è la branca più ispirata ai primissimi vagiti del genere, derivando il proprio sound dalla NWOBHM e dall’heavy classico con contaminazioni punk, il sottogenere insomma per il quale sono diventati celebri la maggior parte dei gruppi di punta della scena americana; vi è poi un secondo filone, quello tecnico, il quale partendo dal genere appena nominato vi ha aggiunto strutture complicate e forti iniezioni di tecnica, fino ad arrivare, in alcuni casi, a sfiorare il progressive; infine, c’è un terzo sottogruppo, quello “estremo”, che porta la lezione del thrash ancora più oltre per quanto riguarda malvagità ed aggressività, e che è l’indiscusso padre di death e black metal. Se la scena tedesca è emblematica di quest’ultima corrente, è vero che il gruppo sicuramente più famoso e rappresentativo del genere sono gli Slayer di Los Angeles. Il loro Reign in Blood, con la sua carica di violenza e di velocità senza il minimo compromesso è sicuramente il disco più influente di sempre nell’ambito dell’extreme metal; nonostante l’ampio successo che ebbe, però, già due anni dopo la band cercò di imboccare una rotta differente, meno esplosiva e più matura, ed il risultato fu South of Heaven. In esso, la band rallentava di molto la velocità media, e se in alcuni frangenti il connubio funzionava anche molto bene, il risultato fu ad ogni modo spiazzante, tant’è che molti (me compreso) lo trovano diversi gradini sotto al suo predecessore. Ancora due anni, e all’alba dei nineties vi fu una nuova uscita, Seasons in the Abyss, che si presentava in pratica come una sintesi hegeliana due album precedenti unendone i punti di forza, e vi aggiungeva una cura per il songwriting mai sentita, quando fino ad allora la carica aveva prevalso sulla musicalità; probabilmente è proprio per questo che il risultato si dimostra eccelso.

Si comincia con un attacco di quelli frontali e senza freni tipico della band, poi parte War Ensemble, uno dei classici assoluto del gruppo, riproposto spessissimo anche in concerto. La sostanza è quella tipica degli Slayer: ritmiche affilate come rasoi, pesantissime e velocissime, assoli non melodicissimi ma sparati a tutta velocità, la voce urlatissima di Tom Araya e il drumming terremotante e martellante da parte del mostruoso Dave Lombardo (qui alla sua ultima apparizione con il gruppo prima dello split e successiva reunion nel 2006); il tutto si mescola alla perfezione con le influenze sentite nel disco precedente, e spuntano parti più musicali, ma mai lente o riflessive e sempre all’insegna dell’energia più esuberante e violenta, per uno degli episodi migliori mai prodotti dal gruppo. La successiva Blood Red è un brano più ponderato, che abbassa la propria carica di potenza (di cui comunque certo non difetta, anzi) per assumere quelle atmosfere macabre tanto care in quel periodo all’ancor giovane scena death; in virtù di questo, nonostante la brevissima durata, è comunque un gran bel pezzo, degno un album come questo. Arriva quindi Spirit in Black, che ha dalla sua uno tra i riffage più belli prodotti dal gruppo americano, malvagio e potentissimo ma anche melodico in qualche modo, che si adagia sopra ad un ritmo variabile, il quale crea una struttura complessa ma anche naturale, mai incomprensibile o forzata. Degni di lode anche gli assoli, a tratti eccezionalmente melodici, molto migliori dei soliti del gruppo (che pure trovo personalmente apprezzabili). Di seguito, Expendable Youth è un mid-tempo dall’incedere incalzante, che ha come maggior punto di forza la propria atmosfera, molto oscura e decadente, degno contraltare del testo, il quale parla, con il classico stile slayeriano, della vita dei ragazzi di strada, con tutti i suoi abbrutimenti e le lotte tra gang; nel complesso, una perla del genere. Quindi, Dead Skin Mask è uno dei brani più famosi qui dentro, ed a ragione, essendo tra gli episodi più validi non solo del disco ma dell’intera carriera della band. Con il suo ritmo lento ed i suoi riff così macabri da mettere i brividi, all’origine di un’atmosfera spaventosa e dannatamente oscura, è un pezzo da pura estasi, se si amano questo genere di cose. Ciliegina sulla torta, il testo sulla vita e sulle orripilanti gesta del serial killer Ed Gein, rievocato benissimo in tutto il suo raccapriccio (tant’è che non sono riuscito mai ad ascoltare la canzone una volta sola senza provare un brivido, sul campionamento finale).

Si abbandonano i toni più atmosferici per tornare a pestare con Hallowed Point, che seppur risulti melodicamente e musicalmente molto meno significativa delle precedenti, si fa comunque grandemente apprezzare per il suo notevolissimo carico di velocità e di aggressività, essendo un classico pezzo à la Slayer con giusto qualche apertura più lenta e melodica nel pesante finale. Dopo un sincopato inizio, si parte con un ulteriore mid-tempo dal titolo Skeletons of Society che ha come punti di forza un’atmosfera ancora una volta molto lugubre ed un riff tanto semplice quanto efficace, di pura malvagità, corredato da una struttura molto lineare ma capace di coinvolgere lo stesso al massimo, per un episodio di nuovo di assoluto valore del platter. La successiva Temptation è molto aggressiva ed arrabbiata, caratteristica sottolineata da un Araya mai così graffiante, specie nelle strofe che contano anche su una particolarità come il contro-canto (che leggenda vuole sia stato inserito nella canzone per sbaglio in fase di mixing, dopo che il vocalist ne aveva inciso due versioni ma con l’intenzione di farne restare solo una nel prodotto finale). Bella anche la parte dell’assolo, ciliegina sulla torta di un pezzo per l’ennesima volta eccezionale. E il turno di Born of Fire, altra traccia più che tipicamente slayeriano, con testo satanista molto becero e ritmiche velocissime , al vetriolo e senza fronzoli, che mira a distruggere tutto senza far prigionieri, come da tradizione. Seppur sia (anche se di poco) inferiore a ciò che lo circonda, questo pezzo non sfigura nel questo contesto, e riesce a rivelarsi comunque un’altra traccia più che buona, certo non un filler. Siamo in dirittura d’arrivo: Seasons in the Abyss inizia con un preludio di chitarre funeree con un retrogusto addirittura doom sopra ad un ritmo lentissimo, a cui sopraggiungono addirittura le chitarre pulite, per una frazione totalmente d’atmosfera. Quindi, inizia il brano vero e proprio, una canzone dal tempo medio, con un riffage più cupo che mai, il quale genera una delle atmosfere più da brividi che ci è dato sentire, totalmente indescrivibile a parole e trascinante letteralmente in un abisso fatto di pazzia e di tenebre perpetue. Nonostante sia abbastanza diverso rispetto a ciò che il gruppo ci propone di solito, questo è uno dei pezzi metal in assoluto più belli mai composti, nonché il mio preferito degli degli Slayer; e così, dopo oltre sei minuti senza un momento di fiato, l’album si conclude veramente come meglio non poteva.

Volendo sintetizzare al massimo, abbiamo un disco quasi perfetto, che arriva a rivaleggiare con il suo predecessore del 1986, se magari non in storicità, sicuramente in qualità. Se vi piacciono gli Slayer e più in generale la parte del thrash metal più diretta, pesante, ferale e malvagia, non questo disco per voi diventerà un oggetto di culto, non ve ne potrete più staccare; perciò, di sicuro, nella vostra collezione non può assolutamente mancare!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1War Ensemble04:52
2Blood Red02:50
3Spirit in Black04:07
4Expendable Youth04:10
5Dead Skin Mask05:17
6Halloweed Point03:24
7Skeletons of Society04:41
8Temptation03:26
9Born of Fire03:08
10Seasons in the Abyss06:32
Durata totale: 42:27
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Tom Arayavoce e basso
Jeff Hannemannchitarra
Kerry Kingchitarra
Dave Lombardobatteria
ETICHETTA/E:American Recordings
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