Funeral Marmoori – Volume 1 (2011)

Si tende poco a pensarci, ma per quanto riguarda il mondo del doom metal l’Italia è una vera e propria fucina di talenti, con una scena abbastanza ampia e soprattutto molto originale. La particolarità più grande dei gruppi nostrani sta nella frequente mescolanza dello stile con il mondo dell’occulto e con il rock più oscuro degli anni ’70, arrivando in molti casi arriva a toccare il progressive; negli ultimi anni, poi, si è avuta una vera e propria esplosione di questo genere, con tantissime band nate un po’ ovunque lungo lo stivale. A questa nuova ondata si possono ascrivere anche i fiorentini Funeral Marmoori: nati appena nel 2008 dall’unione di musicisti in gran parte già attivi in formazioni di generi più estremi, giusto tre anni riescono a giungere all’esordio su lunga distanza, dal semplice titolo di Volume 1. In esso, l’ensemble toscano si propone in sei tracce di intenso e potente doom metal con tutte quelle reminescenze darkeggianti descritte poco sopra, a cui unisce però, come spunto piuttosto originale, un’inusitata componente stoner doom nei riff, debitrice di Cathedral e degli altrettanto nostrani Doomraiser, con in più pure alcune influenze più classiche (anche i Saint Vitus, i Candlemass meno epici e soprattutto i Pentagram tra le sicure influenze, qui), il che rende il sound del gruppo piuttosto interessante.

Dopo un lungo intro di sola chitarra con degli echi in sottofondo, parte la opener vera e propria, Funeral Marmoori, che si alterna tra un riff lento e molto evocativo, classicamente doom, accompagnato da cori soffusi, ed una parte principale più particolare e cadenzata; la seconda frazione si rivela quindi ancor più veloce, e presenta un assolo dal gusto chiaramente stoner. Sin da qui si possono notare due caratteristiche principali del sound del disco e più in generale dell’ensemble: la prima è la produzione, molto minimale e scarna (in maniera voluta, probabilmente, visto che comunque essa risulta lo stesso accurata e senza sbavature), ma non per questo difettosa, rivelandosi al contrario perfettamente azzeccata al genere del gruppo, donandogli uno speciale fascino; il secondo elemento focale sono invece le tastiere di Nadin, dal sound particolarissimo e prepotentemente vintage, che contribuiscono in maniera certo determinante a conferire alla musica del gruppo un gigantesco carico di atmosfera, rendendo  l’intero disco, che pure è già di suo molto buono, ai limiti dell’eccellenza assoluta. Tornando a noi, la successiva Garden of Doom si rivela un brano molto orientato verso il classico stoner doom, sensazione acuita pure dall’acido testo cantato dal “Capitano” Giulio (solidissimo anche come chitarrista); ottima anche la frazione centrale, più atmosferica e in cui si accentuano ancor di più il feeling etereo e quasi psichedelico di cui l’intero pezzo è impregnato. Quindi, dopo un breve preludio di organo, parte la lenta e doomy Drunk Messiah, dal mood quasi aggressivo, oscuro e molto potente, che riecheggia dei Pentagram più cupi; in contrasto ad essi, arrivano poi i ritornelli, che pur mantenendo lo stesso tono invece sono quasi celestiali, grazie ai potenti synth in totale contrasto col riffage. Molto bella anche la parte centrale, inizialmente molto soffice ma che cresce fino a livelli di potenza molto alti, ciliegina sulla torta di un altro ottimo episodio.
Seppur la prima parte del presente album sia decisamente ottima, io credo che la seconda sia ancor migliore a cominciare da Lorenzo Lamas, breve traccia dedicata, come indica lo stesso titolo, all’attore protagonista del telefilm Renegade. Punti di forza qui sono il rifferama, molto stoner-oriented e per giunta ben riuscito, grazie anche ad un feeling abbastanza particolare, al tempo stesso solare e darkeggiante, e la forte dinamicità del pezzo, che si rivela, in pratica, molto energico. Senza soluzione di continuità, dopo un breve interludio di feedback, arriva quindi Black Rooster, che ha dalla sua un’atmosfera più che progressiva conferitale dalle onnipresenti tastiere, le quali riescono a regalare veri e propri brividi con la loro carica eterea, unendosi in un perfetto quanto strano connubio con la spigolosità dei potentissimi e mastodontici riff; il risultato di ciò è una serie di momenti apprezzabilissimi senza un attimo di noia, nonostante i sette minuti di durata. Bello anche il lungo e sentito finale, per la canzone in assoluto al top dell’intera proposta, insieme al brano che segue. Quest’ultimo, dal titolo Come With Us, è anche il più prog del lotto, potendo contare su una certa mutevolezza di fondo e su vari cambi nel mood, il quale inizialmente è quasi malinconico, sensazione acuita anche dalle frazioni in tre quarti che disegnano un nostalgico walzer; poi però si cambia, e pur rimanendo oscura l’atmosfera si fa spaziale ed apertissima, psichedelica e celestiale, creando un universo musicale variopinto in cui è facilissimo perdersi. A riportare l’ascoltatore alla realtà ci pensa quindi il veloce e potentissimo finale, che pur mantenendo in parte quell’atmosfera cosmica così meravigliosa le aggiunge una buona dose di energia e di carica potente. Un episodio praticamente da urlo, insomma, che mette un sigillo finale di assoluta eccellenza su un disco di altrettanto valore.
Dopo questi quaranta minuti abbondanti, si possono tirare le somme dell’album: è certo l’ottimo prodotto con poche ingenuità di una band giovane ma già con idee chiare e valide, che se continuerà così, magari mescolando  ancor di più influenze più atmosferiche e progressive col proprio doom (nonostante il gruppo si qualifichi come “progressive doom metal”, secondo me solo le ultime due tracce sono così etichettabili, le mie preferite tra l’altro, come già detto) potrà farsi strada e diventare una realtà anche importante a livello nazionale (e magari anche oltre, chissà). Non posso quindi fare i miei auguri ai Funeral Marmoori, sperando che il “Volume 2” non possa che essere ancor più valido!
Voto: 93/100
Mattia
Tracklist:
  1. Funeral Marmoori – 07:50
  2. Garden of Doom – 06:30
  3. Drunk Messiah – 06:46
  4. Lorenzo Lamas – 05:07
  5. Black Rooster – 07:02
  6. Come with Us – 08:03
Durata totale: 41:18
Lineup:
  • Giulio – voce e chitarre
  • Nadin – tastiere e synth
  • Marco – basso
  • Fabio – batteria
Genere: doom metal
Sottogenere: psychedelic doom metal

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