Fates Warning – Disconnected (2000)

Per chi ha fretta:
Disconnected (2000), nono album della carriera dei Fates Warning, è un lavoro fresco e pieno d’idee, di sicuro degno della carriera della band. Dietro a una copertina alienante si nasconde infatti un lavoro che lo è altrettanto: merito principalmente delle tastiere e dell’elettronica dell’ospite Kevin Moore, che danno al tutto un tocco particolare. Accanto alla solita classe degli americani, è il segreto dietro a un album di qualità elevatissima lungo tutta la sua durata, come picchi clamorosi come So, Something from Nothing e Still Remains. Concludendo, Disconnected è un capolavoro assoluto e originale all’interno del progressive metal: ogni fan del genere che si rispetti dovrebbe possederlo!

La recensione completa:
Parlare dei Fates Warning è parlare del progressive metal, se non altro perché essi sono senza alcun dubbio gli inventori del genere in questione, con il proprio terzo full-lenght, quell’Awaken the Guardian del 1986 che seppur ancora profondamente radicato nell’heavy metal americano tipico del periodo presenta strutture ed atmosfere fortemente progressive, e con un evoluzione sempre più in tale direzione con gli album successivi, fino ad arrivare a produrre opere che ormai di classic heavy non avevano più nulla. Comunque sia, dopo un disco controverso ma da molti osannato come uno dei più grandi masterpiece in ambito prog quale A Pleasant Shade of Grey (1997), a coronazione di una serie di full-lenght vincente ed acclamata, il gruppo capitanato dal chitarrista ed unico membro fondatore ancora in formazione Jim Matheos (insieme ai fidi Ray Alder e Mark Zonder) non aveva ormai più nulla da dimostrare, essendo già riconosciuti come uno dei gruppi più importanti (se non il più importante in assoluto) di sempre nel proprio ambito. Eppure, all’inizio del nuovo millennio usciva un nono album a nome Fates Warning, Disconnected, in cui il gruppo non cercò affatto, come avrebbe potuto anche permettersi, di campare di rendita: al contrario,  in queste tracce si produce in una prestazione per l’ennesima volta fresca e piena d’idee. Una parola, prima dell’analisi, sull’artwork: è una fotografia dal soggetto molto particolare ma decisamente azzeccata, essendo totalmente in linea, come vedremo, con tutto ciò che nelle sette tracce in questione è contenuto.

Si comincia con Disconnected (Part 1), un brevissimo pezzo strumentale (praticamente un intro) il quale però già si rivela buono, complice la chitarra che si produce in un fraseggio tanto semplice quanto efficace, molto adeguato nel creare sin da subito l’atmosfera che si manterrà praticamente per tutto il platter. Subito dopo, arriva il turno prima canzone vera e propria, One, in cui un riff particolare, di quelli dal sound tipicamente “Fates Warning”, si ripete lungo tutto l’episodio, alternandosi con parti decisamente più soffuse e dominate dall’elettronica, presenza quest’ultima che come si vedrà rimarrà fissa lungo tutto l’album; oltre a ciò, la traccia è piuttosto breve e non varia troppo la sua formula, mantenendosi abbastanza lineare per tutta la propria durata. Punto di forza assoluto del brano è però il mood, che sin da subito si rivela potentemente malinconico, nella scia della buona tradizione metal progressive, oltre che molto chiuso ed estraniato, come proveniente da un mondo a se stante. Dopo un intro di soli synth atmosferici, parte quindi So, un mid-tempo in cui i pesantissimi riff di Matheos fanno da contraltare alle validissime tastiere dell’ospite d’eccezione Kevin Moore (uno dei più grandi tastieristi metal di tutti i tempi, a mio avviso); nel mentre, inoltre, Zonder si mette considerevolmente in evidenza con il suo gigantesco talento batteristico che si esplica in una prestazione tecnicamente perfetta e ricca di piccoli particolari, ed Alder canta un testo rassegnato e triste, che esprime quella stanchezza verso il mondo in ogni suo lato che ognuno avrà provato almeno una volta nella propria vita; degna di nota anche la frazione centrale, molto sentita ed emozionale. Nonostante gli otto minuti di durata, la traccia passa rapida, e non sembra quasi essere così lunga, tanto si rivela qualitativamente elevata. La successiva Pieces of Me si rivela quindi un breve pezzo, rabbioso come non mai e quasi aggressivo nella sua potenza, in cui convivono echi del primissimo progressive metal (quello anni ’80 ancora contaminato di heavy metal) momenti praticamente EBM con tanto di energici beat elettronici, vaghi echi alternativi (ma che in questo contesto riescono a non risultare fastidiosi) e reminescenze addirittura a là Nevermore, il tutto mescolato in un strano ma ottimo connubio, molto valido ed originale.
La prima parte di Something from Nothing è praticamente tutta elettronica/ambient, e l’unico elemento di contatto con la normalità del gruppo (ed anche con la realtà, visto quanto questa frazione sia distaccante da essa) è il lento cantato di Alder; quindi, dopo un breve interludio noise ambient, arriva la seconda metà del pezzo, la quale mantiene tutte le influenze precedenti ma vi aggiunge una parte più propriamente metal, per un brano forte di un feeling oscuro, oscuramente etereo e decisamente introspettivo; degno di nota anche l’emotivamente profondo refrain, con un pathos intensissimo, per l’episodio probabilmente migliore del lotto. Dopo un nuovo preludio elettronico, ancora una volta lungo e soffuso, arriva quindi il turno della classica lunga suite finale, Still Remains, la quale si caratterizza ovviamente per una grande variabilità: si comincia infatti con una parte metallica potente e progressiva di quelle abituali del gruppo, a cui segue una frazione ben più keys-oriented; tale alternanza prosegue quindi in tutta la canzone, intervallandosi con momenti anche più particolari: emblematica in questo senso la parte centrale atmosferica (in cui trova spazio anche un meraviglioso assolo di Matheos), a lungo mantenendosi strumentale, ma soprattutto sviluppandosi in una maniera tanto mutevole e progressiva che è pressoché impossibile descriverla senza allungar troppo la recensione. Punti di forza, comunque, oltre al ritornello che nonostante tutto si stampa bene in mente, possono essere il bel testo, molto intimista e disincantato, ma soprattutto ancora una volta il mood, estremamente malinconico ed intimista, nonché coinvolgentissimo. Dopo sedici minuti di canzone, che peraltro quasi non si percepiscono, e dopo un lieve outro che lascia la traccia come in sospeso, essa confluisce, senza soluzione di continuità, nella seconda parte di Disconnected, la quale evolve musicalmente la prima: ecco quindi che vicino alla malinconica e costante chitarra appaiono effetti sonori, feedback e campionamenti presi da chissà dove, i quali aumentano ancor di più l’atmosfera alienante ed alienata, nonché malinconica, di questa ambientale frazione: bellissima anche la seconda metà, che pur affatto metal arriva ad essere molto potente sia dal punto di vista musicale che da quello emozionale, per poi tornare a spogliarsi sinché la sola chitarra, triste e nostalgica (seguita da un rapido campionamento) conclude nel migliore dei modi questo fantastico album.
Insomma, seppur non sia probabilmente il disco progressive metal migliore mai uscito, è innegabile che questo Disconnected sia un assoluto capolavoro, validissimo sia dal punto di vista tecnico e musicale che da quello espressivo ed emozionale, nonché un nuovo centro nella storia pur già irta di successi come quella dei Fates Warning. Se siete amanti del genere progressive metal, secondo me questo disco non può mancarvi: fatelo vostro a tutti i costi, e credo proprio che non ve ne potrete pentire assolutamente!
Voto: 96/100
Mattia
Tracklist:
  1. Disconnected (Part I) – 01:13
  2. One – 04:27
  3. So – 08:08
  4. Pieces of Me – 04:24
  5. Something From Nothing – 10:59
  6. Still Remains – 16:08
  7. Disconnected (Part II) – 06:11
Durata totale: 51:30
Lineup:
  • Ray Alder  – voce
  • Jim Matheos – chitarre, tastiere addizionali, sequenziamento
  • Mark Zonder – batteria
  • Kevin Moore – tastiere (guest)
  • Joey Vera – basso (guest)
Genere: progressive metal
Sottogenere: electronic progressive metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Fates Warning

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