Thrash Night – live @ Free Revolution – San Secondo di Città di Castello (PG), 29 marzo 2013

Per moltissime persone, l’heavy metal è musica e null’altro, magari anche bella da ascoltare, ma la faccenda termina lì: per esso non vale la pena spendere nemmeno qualche euro per comprare i dischi (tanto ci sono i programmi di torrent), tanto meno fare qualcos’altro di più impegnativo. Seppur questa concezione sia rispettabile (almeno quando è semplice, e non degenera in uno pseudo-intellettualismo che in realtà ha ben poco di intellettuale e puzza più di intolleranza e di invidia), molti, come me, non la condividono: per noi il metal è ben più di qualcosa per zittire il silenzio, è una fortissima ed intensa passione, che spinge tanti a fare azioni anche estreme per supportare il nostro genere preferito (anche se molti dei suddetti pseudo-intellettuali non le trovano ammirevoli ma stupide, evidentemente invidiosi nella loro noia esistenziale di qualcuno che abbia invece un amore vero nella propria vita). E’ proprio per questa passione che, lo scorso venerdì, non ho esitato a percorrere cento chilometri (più cento di ritorno) solo per assistere ad una serata metallica (avventura certo non eroica quanto alcune delle suddette, ma comunque nemmeno leggerissima): valeva in ogni caso la pena di un viaggio così lungo, se poi l’obiettivo era assistere ad un live del genere che tanto amo.

La locandina della Thrash Night

Mettendo fine alla divagazione, comunque, venerdì 29 a San Secondo, frazione di Città di Castello (PG), ha avuto luogo un piccolo mini-festival tutto dedicato al thrash metal, la Thrash Night, con in scaletta tre gruppi: l’opening act locale Mass Crysis, gli abbastanza famosi headliner Neurasthenia, ed il gruppo che, avendo da poco recensito, ero più ansioso di poter vedere dal vivo, ossia gli Zombie Scars, i quali non risultavano fuori tema nella serata, pur presentando come già detto altrove un sound più vicino al groove metal che al thrash propriamente detto (ma alla fine i due sono generi fratelli, per cui di sicuro nessuno scandalo). Prima di cominciare il racconto della serata, una parola anche per la sala concerti: il Free Revolution (questo il nome del luogo) è abbastanza spazioso, e la sua acustica, seppur non proprio eccelsa come spesso succede in locali non grandissimi, è abbastanza adatta per un concerto di musica dura; aggiungendo pure che il palco non è un angolino minuscolo, come succede spesso in tanti locali, ma un vero e proprio palcoscenico, rialzato ed abbastanza grande, il locale sembra tutto sommato buono per ospitare concerti. La mancanza invece è stata invece lo scarso pubblico, pagante ma non pogante, e che a parte pochi non è sembrato molto coinvolto nei concerti; peccato, dunque, anche visto che tutti e tre i gruppi ce l’hanno messa tutta, e nessuno di essi è stato autore di una prestazione negativa.

Mass Crysis
I primi a suonare sono stati i Mass Crysis, band nata da poco e con l’unico EP pubblicato giusto un paio di mesi fa. La giovanissima età del combo influisce sul genere proposto, molto ispirato perciò all’irruenza del primo thrash made in bay area; tuttavia, i musicisti hanno anche capacità tecniche più che buone, ed infatti a tratti spuntano strutture più complesse e qualche tempo dispari, tant’è che a livello generale probabilmente sono i Megadeth il gruppo con cui è più facile paragonarli (altre influenze possono essere invece Exodus, Nuclear Assault ed Overkill). Purtroppo, la prestazione del gruppo è stata inficiata da suoni pessimi, in particolare della chitarra, che nei riff più veloci si impastava totalmente fino a sentirsi appena, e della voce, anch’essa spesso poco udibile; a dispetto di ciò, tuttavia, la band si è ben comportata, muovendosi sul palco con grande carica, precisione quasi assoluta e buona presenza scenica, riuscendo anche a convincere nelle parti meno tirate, in cui comunque il sound era quasi decente, e facendo nonostante tutto intuire la bontà della propria proposta (fatto confermatomi dal loro disco comprato alla fine della serata, il quale con una registrazione migliore non si rivela affatto male). Unico rimprovero che mi sento di fare loro: non hanno mantenuto la promessa, fatta a fine concerto, di scatenare il pogo sotto al palco, cosa nella quale mi avrebbe fatto un gran piacere unirmi a loro! Alla fine dei giochi, quindi, buona prestazione da parte di questi ragazzi, che non mi è dispiaciuta per nulla, anche se spero di sentirli con suoni migliori, se in futuro mi ricapiterà di vederli dal vivo.
Scaletta Mass Crysis:
  1. (We Are) Mass Crysis 
  2. False Justice 
  3. Broadcasting Nightmares 
  4. Sentence To The Damned 
  5. Thrash Is Nothing without Beer

Zombie Scars
Gli Zombie Scars, come già detto il gruppo che mi premeva di più vedere, sono rapidamente montati sul palco ed hanno immediatamente attaccato con Bleeding Black, infuocando sin da subito la scena (o meglio fin da poco dopo, visto che l’assenza di qualsiasi intro ha fatto si che il pubblico si sia accorto del loro arrivo solo quando hanno iniziato a suonare: un particolare questo da correggere in futuro, per me) con la potenza del loro groove metal sempre abbastanza possente e virile nonostante la loro vena melodica, ma pure con una padronanza del palcoscenico assolutamente impressionante, in particolare da parte di David Riganelli, esempio lampante del fatto che non si debba giudicare dalle apparenze, avendo egli un aspetto decisamente lontano da quello dei comuni metal singer ma che dimostra una capacità di tenere il palco che altri, dalle apparenze ben più metalliche, non hanno affatto, oltre comunque ad una voce che non perde nulla della potenza ben dimostrata sull’esordio Revenant. La band viene aiutata anche dal fatto che il sound, seppur ancora lungi dall’essere perfetto, è comunque molto più accurato rispetto a quello dei Mass Crysis, e risulta quindi abbastanza efficace, non penalizzando quasi per nulla la scaletta, divisa tra una maggioranza di pezzi del vecchio disco, un paio di cover abbastanza inattese (Motörhead e soprattutto Metal Church, io mi sarei aspettato più i Pantera invece); il concerto va avanti così abbastanza piacevolmente, con la band che commette pochi errori e ci mette una gran passione, riuscendo a convincere lungo tutto il suo arco ed ad intrattenere pure nelle pause, con alcune scenette abbastanza comiche che di sicuro non hanno guastato allo spirito generale.  Nel complesso, perciò,  un gran bel live show senza quasi pecche (l’unico “difetto”, se di ciò si può parlare per qualcosa di così soggettivo, è che non sono state suonate alcune delle mie canzoni preferite della band come Shivers, Spirits e High Tide, ma alla fine poco importa), che conferma quanto di buono sentito già su Revenant. I miei complimenti perciò agli Zombie Scars, con cui tra l’altro ho tra l’altro anche avuto la possibilità di scambiare alcune parole prima del concerto (e che ringrazio per l’estrema gentilezza e simpatia).
Scaletta Zombie Scars:
  1. Bleeding Black 
  2. On the Day of the Deads 
  3. The Rope around my Neck 
  4. Blessed Are the Devils 
  5. Race Destroyer 
  6. Rock Out (Motörhead cover) 
  7. Backyard Graveyard 
  8. Dead Eyes 
  9. The Final Word (Metal Church cover)
Neurasthenia
Gli ultimi a salire sul palco sono i bolognesi Neurasthenia, gruppo attivo addirittura dagli anni novanta (anche se col nome Animalator, poi cambiato in quello definitivo nel 2004); dei veri e propri veterani della scena insomma, il che è del resto immediatamente percepibile: la prestazione si rivela difatti sin da subito quadrata e compattissima nonché tecnicamente ineccepibile, la band calca il palco in maniera competente ed esperta, trovandovisi veramente a proprio agio. Man mano che la scaletta avanza, l’ensemble dimostra tutta la propria bravura, riuscendo a prodursi in una prestazione mastodontica grazie alla propria potenza ed alla cattiveria sprigionata sul palco (quest’ultima dovuta anche al fatto che la proposta dell’ensemble è più aggressiva di quella delle band precedenti), nonché pure al migliore sound dell’intera serata, che magari non risulterà preciso ai massimi livelli ma è in ogni caso estremamente efficace; e, seppur i musicisti tendano ad essere meno dinamici ed atletici nei movimenti sul palco di quelli che lo hanno calcato in precedenza, si riesce anche a stabilire un ottimo feeling col pubblico, il quale da par suo sembra apprezzare abbastanza (seppur, come detto, purtroppo il pogo non parta mai), nonostante l’ora sia ormai davvero tarda e la stanchezza la faccia da padrona. In particolare, si rivela grande (anche fisicamente, come ha tenuto a sottolineare lui stesso!) il cantante/chitarristaNeil Grotti nel dimostrare una devozione ammirevole alla causa del metal, sia con le parole che con i fatti, oltre che un grande talento come showman e pure una buonissima abilità come strumentista (ma bisogna citare anche gli altri due membri, il bravissimo Matteo “Lehmann” Grazzini al basso a sei corde e alla seconda voce ed il precisissimo Rudy Mariani dietro le pelli, che allo stesso modo non sbagliano un colpo). Nel complesso, quindi, un grandissimo concerto, veramente ben riuscito; l’unico piccolissimo rimprovero che posso far loro è stato il non trovare, a fine concerto, alcun banchetto con il loro merchandise: oltre al disco dei Mass Crysis, infatti, avrei molto volentieri acquistato anche una copia di uno qualunque dei loro due full-lenght fin’ora pubblicati.
Scaletta Neurasthenia:
  1. Your Omen 
  2. Feel Possessed 
  3. No Politics 
  4. I’m Walking with a Zombie 
  5. Go Fuck Themselves 
  6. Screaming Corpse 
  7. Assassination 
  8. Thrash Is Back in Town(T.B.T.) 
  9. The Last Order of God 
  10. Phobia (Kreator cover)
Alla fine dei giochi, questa Thrash Night non mi ha deluso per niente: ne è valsa certo la pena di quelle tre complessive ore di automobile che ho impiegato tra andata e ritorno, se poi il risultato è stato un divertimento del genere. Un ringraziamento, quindi, alle tre band protagoniste per questa bella serata, e quali mi auguro di poter rivederle tutte, un giorno,  magari con la quantità di pubblico ed il pit che davvero meritano. Thrash till’ death!
Report a cura di Mattia

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