Sidhe – She Is A Witch (2012)

Somma Lombardo, in provincia di Varese, ha purtroppo una triste fama: da lì proveniva infatti Mariangela Pezzotta, il cui brutale omicidio nel 2004 fu l’incipit  delle indagini che condussero alla rivelazione delle Bestie di Satana, delle quali per giunta due vittime, Chiara Marino e Fabio Tollis, erano seppellite proprio nei dintorni della città. Nonostante i media, nella loro solita caccia alle streghe, abbiano puntato il dito contro il nostro genere preferito, certi eventi non hanno assolutamente nulla a che fare con l’heavy metal, sono solo atti compiuti da persone esaltate (e sotto l’influsso di droghe, in questo caso) che hanno frainteso completamente ciò che il genere rappresenta in realtà e sono solo condannabili, senza mezzi termini, come assassini. Fortunatamente, però, nel paese del Varesotto c’è anche chi, lontano dai deleteri eccessi di quella setta, ha fatto davvero qualcosa per il metal: è il caso della band in questione, i Sidhe. Nati nel 2005 dall’idea di Rob (già con Longobardeath e My Last Keen) e della sua compagna Tytanja, il gruppo pubblica quello stesso anno un demo, che mette sin da subito in chiaro le intenzioni del combo: unire ad un suono gothic/doom metal, che rilegge la lezione dei gruppi inglesi del genere in maniera più melodica, delle inedite (almeno per il genere) liriche su mitologia celtica e soprattutto tematiche stregonesche/wiccan, dei quali entrambi sono cultori. Dopo vari cambi di lineup, la formazione si stabilizza all’inizio del 2011, e l’anno successivo riesce a pubblicare il proprio esordio sulla lunga distanza, She is a Witch, in cui l’ensemble si produce in otto pezzi dalla produzione secca e dal volume basso, una scelta volontaria sottolineata anche nel booklet: la direzione scelta è opposta alla loudness war attualmente tanto di moda allo scopo di mantenere le dinamiche originali di registrazione; ed effettivamente così è, con il prodotto che presenta un sound magari non eccelso ma piacevole ed adatto, oltre che molto buono per essere un’autoproduzione.

L’inizio, con The Wheel of the Year, è possente e lento, ed illustra di già molto bene il contenuto del disco: doom metal melodico ma che risulta nel complesso anche incisivo, con in più alcune melodie di quella particolare tristezza che gli conferiscono anche un’impronta gothic, unitamente alla voce femminile. Proprio quest’ultima è uno dei punti di forza del disco: Tytanja è infatti una cantante che, pur non producendosi in acuti potenti ed alti come molte sue colleghe, ha una voce corposa e piena che si integra alla perfezione nella struttura dei brani, grazie anche ad un’interpretazione buona, spesso teatrale e che riesce ad evocare bene alla mente i rituali narrati spesso nei testi; altro pregio è il più che ottimo chitarrismo di Rob, piuttosto abile nel trovare un equilibrio tra melodia e comunque una certa pesantezza. Il possibile difetto di questa canzone (e di qualche altra in seguito) è per me invece la struttura, molto lineare e che tende a ripetersi: ciò penalizza un poco questa opener, la quale però in virtù di quanto detto poc’anzi si rivela comunque abbastanza buona. Dopo una parte iniziale di totale potenza, Goddess Song risulta un mid tempo dominato dai giri di chitarra, qui veramente ottimi in ogni passaggio ed in special modo nelle bellissime strofe (meno invece nei ritornelli, un po’ meno incisivi secondo me). Il risultato è ancora un pezzo buono, valorizzato pure dal fatto che la corta durata fa pesare meno la sua linearità (comunque presente) rispetto alla precedente. La successiva L’Incantesimo inizialmente può sembrare quasi una ballad; poi, all’improvviso, entra la chitarra, ma il brano si sviluppa in ogni caso in maniera più melodica che altrove, nonostante i riff doom non spariscano mai ma anzi a tratti riescano anche a venir fuori. Ben riuscita anche l’idea di cantare in Italiano, per un episodio che entra in testa sin da subito, e si rivela (in tutti i sensi!) di ottima fattura. La title track She is a Witch, che segue, è piuttosto particolare, essendo più complessa che altrove, ma soprattutto creando un feeling strano, a metà tra malinconia, oscurità doom e suggestioni gotiche, grazie ad un songwriting molto ben costruito; la prestazione di Tytanja, poi, l’arricchisce ancor di più, risultando adeguata sia nelle parti più potenti che in quelle più soffuse e sussurrate. Buona anche la parte centrale, con il bell’assolo seguito da una parte dal mood puramente gothic, per una delle song migliori dell’intero album.
Dopo un’intro di basso e di tastiera (entrambi suonati dal bravo Vins) arriva Il Vangelo di Aradia, seconda traccia della serie cantata in italiano, la quale ha dalla sua ancora una volta un ottimo rifferrama (questa volta con un lieve retrogusto addirittura sludge!) ed una struttura comunque interessante, attraversando tante parti diverse ma tutte unite da un comune stesso filo conduttore, il quale rende l’insieme compatto. Ottima anche la veloce e quasi aggressiva parte finale che scema poi in una eterea e soffusa coda, giusta conclusione di un altro brano che non farà gridare al miracolo, ma che comunque si lascia sicuramente ascoltare con grande piacere. La seguente In the Twilight si rivela una canzone più spostata delle altre verso il frangente gothic, seppur certo la componente doom non sparisca mai, ma anzi rinforzi ancor di più l’atmosfera romantica che la pervade; quest’ultima, inoltre presenta come altra caratteristica di merito una vena di soffice disperazione che rimane di sottofondo per poi emergere prepotentemente solo nella valida frazione centrale, senza traccia di chitarre distorte. Nonostante la variabilità non sia, come anche in molti altri pezzi qui, così sviluppata, questa atmosfera complessa, unita ad un songwriting come sempre decisamente esperto rendono il brano lo stesso di qualità abbastanza alta. Arriva poi il turno di Witchraft Way, lento episodio crepuscolare con qualche influenza, almeno nei riff, persino da dal primo death/doom, il quale può contare su un gran bel ritornello, cantato in italiano (mentre il resto è in inglese) e molto catchy. Buoni anche i versi, seppur a tratti spunti qualche momento meno efficace, come per esempio il primo bridge, forse troppo lungo;  nonostante ciò, tuttavia, il pezzo si rivela comunque ascoltabile, certo non una filler track. A questo punto, l’album è ormai in dirittura d’arrivo, ed il compito di concluderlo tocca a Superstition, canzone strutturata stavolta in maniera davvero eccellente e che riesce a convincere appieno in ogni parte, sia in quella iniziale, lenta e molto melodica ma lo stesso decisamente intensa per quanto riguarda il feeling, caldo e malinconico, sia nella meravigliosa sezione centrale, che ha una tensione evocativa degna dell’epic doom vero e proprio, rivelandosi veramente fantastica; poi, ancor più emozionante, torna la prima parte a conclude il disco con il botto, essendo questa traccia, con pochi dubbi, il capolavoro dell’intero platter.
Alla fine di questi quasi cinquanta minuti, l’impressione che resta è tutto sommato buona: certo, non si grida al capolavoro, ma ciò che abbiamo qui è un disco onesto, suonato con tanta passione e tutto sommato ben fatto, nel quale si intuiscono le ottime qualità del combo. In nome di queste ultime, se la band riuscirà a risolvere quello che per me è il suo principale difetto, creando più spesso strutture meno lineari (non di molto, secondo me basta poco in sede di arrangiamento per rendere brani come quelli qui contenute più che ottimi), il prossimo disco non potrà che surclassare questo esordio; nonostante ciò, il mio consiglio è comunque di dare più di una possibilità a She is a Witch, il quale, se non siete alla riccerca esclusivamente di capolavori, potrà comunque darvi un bel po’ di ore di divertimento.
Voto: 81/100
Nota: questa è la centesima recensione di Heavy Metal Heaven. Ce l’abbiamo fatta, siamo arrivati a questo che è insieme un traguardo e un punto di passaggio per crescere ancora di più. Grazie comunque a tutti voi che ci avete sostenuto, senza cui tutto ciò non sarebbe stato possibile.
Mattia

Tracklist:
  1. The Wheel of the Year – 07:24
  2. Goddess Song – 05:26
  3. L’Incantesimo – 05:52
  4. She is a Witch – 06:09
  5. Il Vangelo di Aradia – 07:21
  6. In the Twilight – 06:00
  7. Witchcraft Way – 05:44
  8. Superstition – 05:37
Durata totale: 49:33
Lineup: 
  • Tytanja – voce
  • Rob – chitarra
  • Vins – basso e synth
  • Mike – batteria
Genere: gothic/doom metal
Sottogenere: melodic doom metal

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento