Domande e Risposte – Sidhe

Dopo la recensione del loro esordio She Is A Witch, uscito ormai oltre due settimane fa, è il turno per i Sidhe anche di rispondere ad alcune domande, qui su Heavy Metal Heaven. Per la band ha risposto, a tempo di record, il chitarrista e mastermind della band, Rob Ursino, musicista già attivo anche in altri gruppi quali i My Last Keen ed i più famosi Longobardeath (col nickname “Ul Robert”). Detto questo, lascio spazio proprio a lui per le risposte.

Nonostante siate arrivati al traguardo del primo disco solo di recente, la vostra band è nata nell’ormai lontano 2005: per presentarvi, perciò, raccontateci la vostra storia…
Rob Ursino: L’idea Sidhe nasce dalla volontà di coinvolgere la mia compagna (Tytanja nei Sidhe), nei miei progetti musicali; lei non segue l’ambiente metal, mentre io partecipo come chitarrista/bassista e compositore a diversi progetti heavy/doom metal della zona locale. Registriamo cosi i primi tre pezzi, che nel 2006, distribuiamo nel demo; il lavoro piace agli organizzatori della festa di Beltane di Masserano (BI) che ci propongono di fare il nostro primo concerto. Coinvolgiamo nel progetto quindi diversi amici: Dervel (2° voce/bodhran), Enrico (chitarra), Bardo e Teo(basso), Miky (batteria) e Vins (sinth), cosi da poter presentare i brani dal vivo. Purtroppo però per  impegni di lavoro, coinvolgimenti in altri progetti musicali e probabilmente anche mancanza di una promozione adeguata è solo nel 2011 che, in seguito ad una riduzione della line-up (rimangono solo Miky e Vins), decidiamo di registrare tutto il materiale composto fino a quel momento e quindi di stampare il disco in proprio.

Come è nata la vostra idea di unire un genere come il gothic/doom metal, che di solito tratta tematiche ben diverse, con i testi ispirati alla Wicca ed alla stregoneria di ispirazione celtica?
RU: Essenzialmente è il punto d’incontro come genere musicale tra me e Tytanja, ed anche i temi trattati nei testi sono interessi comuni: entrambi studiamo e ci interessiamo di neo-paganesimo e wicca, da qui l’idea di unire tutto per lavorare su di un progetto musicale che si muovesse in direzione pagan/occult rock.

Il vostro esordio discografico, She Is a Witch, è uscito oramai da quasi un anno, perciò dovrebbe essere possibile tirarne le somme: dunque, come è stato recepito, dal pubblico ma anche dalla critica?
RU: Le recensioni della critica sono tutte abbastanza buone; c’è un punto un po’ debole in cui abbiamo ricevuto qualche volta critiche meno positive, nella tua stessa recensione ne accenni più volte, e riguarda il rapporto lunghezza brani/arrangiamenti. Per quanto riguarda la lunghezza non c’è speranza, continueremo a comporre pezzi oltre i 5 minuti (eheh); invece, per i nuovi lavori terremo a mente di arricchire il songwriting nella variabilità ed aver più cura nella fase di arrangiamento!

Il discorso feedback del pubblico è invece un po’ particolare, il più grosso problema nasce proprio dall’accostamento genere musicale/tematiche dei testi. Personalmente immaginavo che avremmo avuto più consensi ad esempio nell’ambito dei seguaci della wicca, o dei festival a tematica celtica/neopagana,  però il fatto di suonare un genere musicale piuttosto pesante pone delle limitazioni a chi ad esempio segue tutt’altro genere musicale anche se interessato alla wicca/neopaganesimo ecc.; Dall’altra parte facciamo un po’ fatica ad essere accettati nell’ambito propriamente doom metal, un po’ per la voce femminile ed anche qui per le tematiche non troppo oscure e negative che normalmente vengono associate al genere!

All’interno del carton sleeve del vostro disco è scritto che il volume a cui esso è stato masterizzato è più basso di quello di tanti altri album: seppur, come detto in sede di recensione, a me non sia dispiaciuta come scelta, non avete paura che a molti metallari amanti dei volumi più alti questa scelta potrebbe far storcere un po’ il naso?
RU: Mi sono imbattuto sulla questione della “Loudness War”, come viene definita in gergo, mentre studiavo un po’ di teoria di mixing e mastering proprio quando lavoravamo al mixaggio di “She is a Witch”. Ci sono qui due scuole di pensiero  opposte e noi abbiamo fatto la nostra scelta: più forte non significa meglio, in termini di qualità musicale!  Senza entrare nei dettagli tecnici della questione, la corsa a chi ha il disco che suona più forte prende piede da metà anni novanta, ma se pensiamo a quanti dischi suonano veramente bene o anche meglio e sono stati registrati prima di quel periodo, credo che ad ognuno di noi venga il dubbio su quanto valga la pena rovinare un buon lavoro di ripresa e mixaggio solo per farlo suonare più forte!
“She is a Witch” è un’autoproduzione quindi non ci siamo potuti permettere costosissimi compressori valvolari ed apparecchiature analogiche, in fase di mixing abbiamo lavorato completamente in digitale; abbiamo cercato quindi di non abusare di questo o quell’altro software per “pompare” il suono, ma di mantenere  il più possibile la naturalezza delle registrazioni.

Il cantato in italiano è apparentemente abbastanza difficile da gestire, non poche volte mi sono imbattuto in produzioni del genere con particolari non ben curati (come la metrica) a farle apparire non molto riuscite alle mie orecchie; le due tracce del vostro album nella nostra lingua sono invece ben fatte, a mio avviso. Avete in programma, in futuro, di continuare a scrivere canzoni in italiano, magari aumentando addirittura il loro numero rispetto a quelle in inglese?
RU: Ti ringrazio, anche noi siamo soddisfatti della resa dei brani in italiano, infatti per il nostro primo videoclip abbiamo usato proprio una delle canzoni cantate in italiano: “L’incantesimo”. Certo continueremo a scrivere anche in italiano, poter esprimere dei concetti nella propria lingua ti da molte più possibilità, anche se come dici tu essendo l’italiano meno musicabile dell’inglese a volte le liriche possono risultare non troppo melodiose da ascoltare!
Domanda banale:  quali sono le vostre influenze principali?
RU: Possiamo partire dai pilastri del gothic-doom, Type O Negative e Paradise Lost, e data la presenza della voce femminile primi The Gathering, poi arrivano Cathedral e Candlemass. Nel panorama più attuale: Ghost, Uncle Acid e Blood Ceremony!

Vi sono gruppi o generi che sono invece sia lontani dal vostro stile ma comunque apprezzate oppure addirittura vi influenzano, sia nel metal che nella musica in generale?
RU: Certo: Tytanja, non provenendo dall’ambiente metal, porta influenze più blues e soul alla band, il suo stile vocale è ispirato da cantanti come Etta James e Janis Joplin!

La vostra città, Somma Lombardo, è tristemente famosa nelle cronache a causa delle Bestie di Satana. Vi sono pregiudizi in zona sulla musica heavy metal a causa di ciò? Ed avete mai trovato difficoltà, per esempio, nel trovar locali sul posto in cui possiate esibirvi, in virtù anche delle vostre tematiche (che da molti ignoranti potrebbero essere viste come satanismo vero e proprio)?
RU: I pregiudizi ci sono, come credo ci siano sempre stati, non credo comunque ci sia un accostamento alla scena metal locale con l’episodio delle Bestie di Satana da parte della gente del posto.

Le difficoltà a suonare nei locali ci sono, ma sono di altra natura (impianti e location non adeguate, nessun compenso ecc…); fino ad ora comunque no, non c’è mai stato nessuno che non ci ha fatto suonare perché riteneva che eravamo satanisti…

Quale sarà il futuro che prevedete per il progetto Sidhe?
RU: Attualmente siamo in fase di composizione di nuovo materiale che speriamo possa portare ad un nostro nuovo disco!

L’ultima domanda è libera. A voi la parola per mettere fine a quest’intervista…
RU: Ti ringraziamo Mattia per la disponibilità e l’attenzione, un caro saluto ai lettori di Heavy Metal Heaven! Lieti ci siamo incontrati e lieti ancora ci incontreremo!

E da parte mia, ricambio il ringraziamento e mi auguro di poter sentire presto qualcosa di nuovo a nome Sidhe. Alla prossima intervista!
Mattia

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