Korrigans – Korrigans (2012)

Ultimamente, in Italia, il folk metal ha avuto quasi un’esplosione: band appartenenti al genere stanno nascendo quasi ovunque lungo la penisola, alcune delle quali anche di qualità eccelsa. Eppure, certi fan non gradiscono questa scena: la maggior parte dei gruppi che le appartengono sono infatti legati al folk moderno, più melodico ed accessibile, un suono insomma che gli amanti dell’estremo più duri e puri accettano a fatica. C’è da dire però che non tutti i gruppi appartengono a questa corrente, c’è pure chi al contrario preferisce recuperare le radici del genere, quelle più affondate nel black metal: è questo il caso dei Korrigans (monicker che indica un tipo di folletto della mitologia bretone), gruppo proveniente dall’Agro Pontino, ed autore del presente demo omonimo, datato 2012. L’idea alla base della band in questione è semplice: unire una base piuttosto melodica e non troppo oscura, ma pur sempre black, ad una componente folk particolare, che prende spunto dalle melodie del folk nordeuropeo, dalla musica medioevale e da quella celtica ma se ne distacca per strumentazione, preferendo a violini e bouzouki la più tradizionale e popolare (almeno in Italia) fisarmonica, in un ibrido non proprio comune, ma qui ben sfruttato; il tutto viene corredato da un immaginario battagliero ed eteno, certo efficace seppur non si accompagni, tranne che in una traccia, ad atmosfere del tutto evocative, e non possa perciò essere definito propriamente pagan metal. Prima di cominciare, è opportuno parlare di quello che è sicuramente il difetto maggiore di questo promo, il sound: esso è veramente molto grezzo e poco accurato anche per un disco black, essendo probabilmente frutto di registrazioni amatoriali, e per quanto la maggior parte degli strumenti non si confonda, la qualità audio non è delle migliori, anzi; ad avere la peggio è però la voce del cantante Thanatos, che in molti momenti tende quasi a sparire, un particolare questo che in futuro dovrà essere meglio studiato (insieme al suono in generale, ovviamente). Tuttavia, oltre ad essere un difetto tranquillamente superabile con mezzi migliori, la produzione alla fine non incide in maniera vitale sulla rendita del demo, e così all’ascolto esso lascia egualmente intuire quali sono le vere capacità del combo.

Dopo un breve campionamento iniziale, con pioggia e fulmini, inizia il prologo vero e propria, Sogno d’Inverno, molto tranquillo e senza traccia di strumenti metallici, essendo dominato dalla chitarra acustica e dalla fisarmonica, con le tastiere ed il piano inizialmente in sottofondo per poi uscire fuori nella seconda metà; nel complesso, introduzione adatta, per quanto strana. Chant of the Bard, il primo pezzo vero e proprio, illustra al meglio il genere della band: un folk/black non troppo cupo ma nemmeno così festaiolo come i gruppi “alla Korpiklaani”, dato che a momenti più rilassati si alternano anche parti più estreme; altro elemento in tale direzione è data da Thanatos, cantante che non ricorre mai al pulito dividendosi invece tra un growl basso ed uno scream altissimo e maligno, quasi alla Dani Filth delle origini. Il sound, come detto, non valorizza affatto il tutto, ma grazie a buone melodie e ad un songwriting vario ed incisivo per tutti gli strumenti, la canzone è lo stesso ottima. La successiva Dolmen’s Dance si rivela una traccia più tranquilla della precedente, visto che la velocità media scende ed i fraseggi risultano meno aggressivi, in certi casi addirittura solari, specie da parte dell’ottimo Spiorad, la cui fisarmonica disegna fantastici fraseggi di gusto antico; buono anche il suo accompagnamento di tastiere ai bei ritornelli, che abbandonano in parte l’atmosfera del resto della traccia per darsi a velleità vagamente epicheggianti, e risultano uno dei punti di forza di questa buon episodio insieme alla già citata fisarmonica ed alle aperture medieval-oriented che spuntano ogni tanto. Segue Tourdion (XV sec), un breve interludio strumentale inizialmente di sola musica folk, solo in seguito metallico, che riprende, come già fatto da altri in precedenza (per esempio dai Rhapsody of Fire con The March of the Swordmaster) il brano omonimo del compositore cinquecentesco Pierre Attaignant, risultando però, nonostante l’esser già sfruttato,  piuttosto personale e piacevole. E’ il turno quindi l’unica traccia cantata in italiano del lotto, Ballata di Sangue Pagano, la quale risulta, devo essere sincero, anche quello che mi è piaciuto meno, fatto imputabile probabilmente ad alcune parti troppo lente e con poco mordente; ad ogni modo, il pezzo si rivela lo stesso discreto, in virtù di alcune buone melodie e di un feeling valido, in bilico tra qualcosa di indefinibile e malsano ed ancora un retrogusto di epicità che rimane occulto per la maggior parte del brano, uscendo solo nei bei ritornelli. In dirittura d’arrivo, arriva infine Celtic Battle, le cui tastiere iniziali ricordano i Turisas, e l’epicità che la band evoca in seguito anche, seppur in salsa black, e non è un caso: questa closer track si rivela, infatti, l’unico episodio epico dell’album in ogni suo momento, anche in quelli più soffusi e calmi, come la bellissima prima sezione centrale (ottima anche la seconda, più black oriented e rabbiosa); la parte migliore è però quella principale, con le sue melodie medioevali e l’incedere assolutamente battagliero, che rievoca benissimo alla mente i combattimenti descritti probabilmente dal testo. In virtù di tutto ciò, questo pezzo si rivela quello in assoluto migliore di questo disco, chiudendolo con il botto.
Come detto, nonostante la produzione il presente disco può comunque contare sulle buone capacità e le buone idee del combo, che si possono apprezzare nonostante il sound; e poi, essendo questo un demo, una produzione non accurata non è così grave, dopotutto. In definitiva, perciò, il promo in questione lascia ben sperare per il futuro: ed io mi auguro al più presto, perciò, di poter ascoltare qualcosa di nuovo dai Korrigans, magari proprio il full-lenght attualmente in composizione, nella speranza che confermi quanto di buono sentito in questo album e riveli il valore della band all’interno almeno della scena nazionale.
Voto: 76/100
Mattia
Tracklist:
  1. Sogno d’Inverno – 02:53
  2. Chant of the Bard – 05:40
  3. Dolmens’ Dance – 04:36
  4. Tourdion (XV sec) – 02:29
  5. Ballata di Sangue Pagano – 04:05
  6. Celtic Battle – 05:18
Durata totale: 25:01
Lineup:
  • Thanatos – voce
  • Ensis – chitarra
  • Torc – chitarra e chitarre acustiche
  • Spiorad – tastiere e fisarmonica
  • Dalk – basso
  • Solstafir – batteria
Genere: folk/black metal

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