Ulver – Bergtatt – Et Eeventyr i 5 Capitler (1995)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEBergtatt – Et Eeventyr i 5 Capitler (1995) è il primo, storico album degli Ulver
GENEREUn black metal influenzato da sonorità folk.
PUNTI DI FORZAUn concept affascinante, un’enorme intensità emotiva, elementi ricercati, una grande varietà interna.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORISoelen gaaer bag Aase need (ascolta)
CONCLUSIONIBergtatt – Et Eeventyr i 5 Capitler è un lavoro unico e quasi perfetto, un viaggio emotivo consigliato a tutti!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
99
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Dalle vaste foreste norvegesi, da profondità incontaminate di antichi boschi e montagne innevate, gli Ulver attingono ispirazione a piene mani, per regalarci il primo fondamentale tassello della loro carriera. Dopo un paio di demo autoprodotti (Rehearsal e Vargnatt), con Bergtatt – Et Eeventyr i 5 Capitler, i “Lupi” fanno subito centro. Traducibile nella nostra lingua in “Presa dalla montagna – Una leggenda in 5 capitoli”, l’album, insieme a Kveldssanger e Nattens Madrigal, rappresenta il primo atto di una trilogia black che probabilmente sarà destinata a rimanere ineguagliata. Dopo aver lasciato un segno indelebile nel mondo del metal, la band deciderà di esplorare altri lidi, addentrandosi nei territori di ambient e musica elettronica, mettendo comunque in mostra un talento fuori dal comune. Questo “tradimento” però, imperdonabile per molti fan di vecchia data, non fa altro che far acquisire maggior valore ai primi lavori, vere e proprie perle di musica oscura. Pubblicato nel 1995, Bergtatt fonde elementi classici del genere con sonorità tipicamente folk, esperimento che vorrà portato poi agli estremi nel successivo Kveldssanger. Il risultato è una perfetta convivenza di cantato pulito e screaming, taglienti chitarre elettriche e oniriche melodie di chitarra acustica, sfuriate di doppia cassa e armoniose linee vocali femminili, il tutto impreziosito anche dalla presenza di pianoforte e flauti. Come se non bastasse, l’intero lavoro viene esaltato dall’ottimo livello della produzione, che ci permette di godere appieno di questo affresco di intensità emotiva eccezionale.

Dal punto di vista del songwriting, Bergtatt si presenta come un concept album, influenzato da vecchie leggende norvegesi, a cui Garm, frontman e cantante della band, ha dichiarato di essersi ispirato nella stesura dei testi, tutti rigorosamente in lingua madre. La storia narra la vicenda di una giovane fanciulla smarritasi in un antico bosco, sedotta dai malvagi spiriti del luogo e infine condotta all’interno di una montagna, dalla quale non farà più ritorno.

Iniziamo il nostro viaggio addentrandoci in I Troldskog faren vild – “Smarrita nella foresta dei troll” –. La prima traccia del disco è introdotta dalla batteria di AiwarikiaR, che apre la scena a un riff di chitarra aggressivo ma allo stesso tempo molto melodico, su cui la voce pulita ed eterea di Garm , intermezzata qua è là da splendidi assoli e da un brevissimo intervallo acustico, rapirà l’ascoltatore per l’intera durata del brano. Veniamo così a conoscenza delle sorti della ragazza, sorpresa dall’inverno e dalla neve, che non trovando più il sentiero di casa, si renderà conto di essersi perduta nel bosco (“Ahimè! Da sola nella profonda foresta. Stanotte, sento e temo che nessuno si ricorderà di me”). Uno splendido intreccio di chitarra acustica e flauti apre la successiva Soelen gaaer bag Aase need – “Il Sole tramonta dietro la collina” –, in una commovente danza di speranza e malinconia. Ma non abbiamo il tempo di lasciarci cullare da tali dolci melodie, che ecco irrompere il blast beat di una batteria furiosa, accompagnata da una voce disarmante: non più delicata e sognante, ma tagliente come il gelo dell’inverno. Il risveglio delle forze del male è oramai compiuto, e il silenzio della notte ammanta le lacrime della fanciulla (Si addormentò su un letto di muschio . Il silenzio cadde sugli alberi. Quindi, sul sentiero dei suoi sogni, cadde un denso velo”). Ma quando la disperazione sembra prendere il sopravvento, ecco che veniamo assaliti da un refrain che da solo vale l’acquisto dell’album, in cui la meravigliosa voce di Garm, raddoppiata al momento della registrazione, regala emozioni difficilmente esprimibili a parole. Dopo quella che è, a mio parere, la migliore del disco, arriviamo a Graablick blev hun vaer – “Lei percepisce occhi grigi” – . Qui la dolcezza dell’intro crea solo una flebile illusione di pace e tranquillità, perché ci troviamo di fronte alla traccia più tirata dell’album, quella più tipicamente black metal. Gli spiriti malvagi sono ormai prossimi a posare le loro grinfie sulla preda, che accortasi del pericolo, decide di darsi alla fuga. Lo stacco in cui la ragazza, accompagnata dal sinistro pianoforte di Sverd, scappa senza meta nel fitto del bosco, rende alla perfezione il pathos della scena, lasciando percepire all’ascoltatore soltanto il terrore nei passi incerti della fanciulla. Quasi 8 minuti di pura angoscia, mentre “su quelle guance rosa, su quella bocca priva di sorriso, un fiume di lacrime scorre libero, intanto che il mondo dorme”.

Il peggio sembra ormai alle spalle, quando ha inizio Een Stemme locker – “Una voce la attira” – , l’unica traccia interamente acustica del disco. Ma l’intensità delle tracce precedenti non tende minimamente a diminuire, anzi, se possibile è addirittura maggiore. Ci troviamo infatti dinnanzi a un vero e proprio rituale, che prende vita dal seducente intreccio delle due chitarre: arpeggio ripetuto per tutta la durata del pezzo e ipnotici fraseggi acustici. I rintocchi di una batteria ossessiva fanno da metronomo in sottofondo, mentre i profondi sussurri di Garm e gli innocenti cori di Katherine Stensrud si dividono la scena, dando vita al tragico dialogo fra le forze del male e la giovane fanciulla. La ragazza finirà per farsi sedurre dalle parole delle creature (“Seguimi nella mia casa, porteremo la nostra gioia nella tua mente, la nostra armonia, la nostra felicità”), andando così incontro al suo tragico destino. Destino che si compie con Bergtatt – ind i Fjeldkamrene– “Presa dalla montagna – nelle camere della montagna” – epilogo della storia e del disco. Chitarra e voce rabbiosa, urlano all’ascoltatore che la fanciulla è ormai preda delle creature delle foresta, prigioniera nelle viscere della montagna. Vane sono le sue preghiere, perché alla fine “fu di nuovo notte, e lei fu persa per sempre”. Un piccolo intervallo acustico e qualche coro quasi gregoriano, non tradiscono l’anima black metal della traccia, perfetta conclusione dell’album. Quando però sembriamo essere giunti alla fine di questo viaggio, quando crediamo di esserci smarriti per sempre anche noi, nell’oscura foresta del nostro animo, ecco riaffiorare dal nulla una chitarra acustica. Un dolce e malinconico arpeggio segna l’alba di un nuovo giorno, il sangue versato la notte precedente sembra placare l’inesauribile sete della Montagna, ma sempre con la consapevolezza che ”a nord nelle montagne selvagge, nelle profondità delle terra, loro giocano”.

Ho fatto del mio meglio per descrivere le miriadi di emozioni che provoca l’ascolto di quest’album, ma la verità, è che per comprendere appieno la grandezza di quest’opera, le parole non bastano. Bisogna immergersi personalmente e profondamente nell’oscurità, nella malinconia e nella magia che Bergtatt riesce a sprigionare, nei suoi quasi 35 minuti di nera poesia . Ci troviamo di fronte a uno dei dischi più evocativi che potrebbe mai capitarvi di ascoltare, un lavoro che affascina e coinvolge, in cui una triste atmosfera nordica si respira a pieni polmoni dalla prima all’ultima nota. Per cui sia che amiate il black più estremo, sia che apprezziate o meno influenze folk, sia che siate semplicemente alla ricerca del prossimo album da consumare per ore e ore sul vostro stereo, Bergtatt è un esperienza che chiunque dovrebbe concedersi di vivere, perché la “Montagna”, col suo oscuro fascino, incanterà sicuramente anche voi.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Capitel I: I Troldskog faren vild07:51
2Capitel II: Soelen gaaer bag Aase need06:34
3Capitel III: Graablick blev hun vaer07:45
4Capitel IV: Een Stemme locker04:01
5Capitel V: Bergtatt – ind i Fjeldkamrene08:06
Durata totale: 34:17
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Garmvoce
Aismalchitarra
Haavardchitarra
Skollbasso
AiwarikiaRbatteria
OSPITI
Lill Kathrine Stensrudvoce e flauto
Sverdpianoforte
ETICHETTA/E:Head Not Found
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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