Metallica – Kill ‘Em All (1983)

Per chi ha fretta:
I Metallica sono senza dubbio il gruppo thrash metal più importante di sempre: se non altro hanno inciso il primo full lenght della storia genere, Kill ‘Em All del 1983. Intitolato originariamente “Metal Up Your Ass”, è un album estremo rispetto all’heavy metal classico del periodo, con la sua musica irruenta, selvaggia, frenetica, con forti influenze punk, una formula poi ripresa da migliaia di gruppi. Questo stile si esplica in dieci tracce semplici ma di gran impatto, complice un suono grezzo ma affascinante e una spontaneità elevatissima, che rende ogni canzone speciale. È difficile infatti scegliere le migliori in una scaletta praticamente perfetta, anche se pezzi iconici come The Four Horsemen, No Remorse e Seek and Destroy riescono a spiccare lo stesso. Per tutte queste ragioni, Kill ‘Em All è perfetto, non solo il probabile miglior picco nella discografia dei Metallica, ma anche un album fondamentale che ha creato un genere, e merita perciò uno dei posti più in vista nei libri di storia del metal. 

La recensione completa:
Se si parla di thrash metal, il primo gruppo che viene in mente sono senza dubbio i Metallica: per quanto la direzione intrapresa nella decade successiva sia discutibile, negli anni ’80 il gruppo fu, oltre ad uno dei massimi interpreti del genere, anche il suo più fondamentale iniziatore, che questo piaccia o meno, e con tutto il rispetto per gruppi quasi altrettanto seminali per il genere come Exodus, Slayer, Sodom o Destruction. A loro va, infatti, il merito del primo full lenght thrash della storia, Kill ‘Em All: uscito in un periodo in cui il metal era ancora soltanto l’heavy classico, il disco portò una ventata di novità e tracciò una via che poi sarebbe stata sfruttata e portata avanti da centinaia e centinaia di band, negli anni a seguire. Procediamo, ad ogni modo, per gradi: dopo vari cambi di lineup, nei quali tra l’altro era stato espulso Dave Mustaine (che avrà poi miglior fortuna coi suoi Megadeth), la formazione di Frisco si era assestata sul four-piece classico (inutile elencarne i nomi); questa stabilità aveva portato presto la band all’incisione del primo album, il quale originariamente doveva intitolarsi Metal Up Your Ass, ed avere una copertina con una mano armata di coltello che emergeva da un water: veramente troppo per l’epoca. La Megaforce Records decise infatti di cambiare il nome e l’artwork, al che il compianto Cliff Burton eruppe un “Just fuckin’ kill ‘em all”, ispirando l’evocativo nome finale del prodotto. Nel luglio 1983 usciva così nei negozi Kill ‘Em All, che portava il metal a livelli mai ascoltati fino ad allora: merito di canzoni molto semplici (il che, tra l’altro, rende anche il disco difficile da descrivere) e piene anche di un’irruenza molto giovanile (dopotutto si tratta pur sempre di adolescenti all’esordio assoluto su lunga distanza, anche se si tende a non pensarci), ma frenetiche e selvagge come nemmeno i Venom avevano osato prima, nonché molto influenzate dal punk; il resto lo faceva un sound volto solo alla potenza, che se è sicuramente molto approssimativo e grezzo (con per esempio le chitarre dai suoni secchissimi) risulta ancora oggi comunque estremamente affascinante, rendendo l’album, se possibile, ancor più attraente. 

Dopo un inizio irruento, parte la storica opener Hit the Lights… ed è subito thrash! In particolare, siamo sul thrash “speed” della primissima scuola, ancora pregno di influenze NWOBHM ma comunque già piuttosto puro, nonché pervaso delle caratteristiche che hanno reso grandi i Metallica: la semplicità delle strutture, i riff sempre immensamente efficaci di James Hetfield (la cui voce sguaiata è un altro importante marchio di fabbrica) e gli assoli ben riconoscibili di Kirk Hammett, ben sostenuti dal basso potentissimo di Cliff Burton e da Lars Ulrich, non abilissimo ma in compenso perfettamente adatto al contesto. Ne va da se che la song, oltre ad essere il primo classicissimo di una lunghissima serie, è di valore altissimo; degna di nota si rivela anche la parte finale, per la maggior parte strumentale, che aumenta ancor di più il valore del complesso. Segue The Four Horsemen, una lunga cavalcata che però non annoia, grazie ad un rifferama di rara potenza e a una carica che dopo trent’anni risulta ancora fresca ed assolutamente coinvolgente, nonostante gli estremi toccati dal metal nel frattempo; fantastica anche la lunga parte centrale, che attraversa varie parti, alcune più pestate, altre più melodiche, ma tutte quante estremamente interessanti, contribuendo a creare una canzone perfetta, uno dei picchi assoluti dell’album e del thrash metal tutto, nonché sicuramente molto meglio della originale Mechanix, poi incisa dai Megadeth nel loro esordio (parola di un grande fan della band di Mustaine). Arriva poi Motorbreath, traccia più breve e rapida, che passa tutto di un fiato, nel pieno rispetto anche del testo sull’amore per i motori; per il resto, c’è ben poco da riportare, abbiamo un capolavoro assoluto, pur nella sua semplicità, e che sa convincere benissimo grazie al suo mood piuttosto oscuro ed al riffage, molto punkeggiante ma efficacissimo, il tutto amalgamato in maniera competente e più che adatta, se l’obiettivo è solo sbattere la testa per tre minuti. I ritmi rallentano per Jump in the Fire, mid tempo arcigno e con un incastro di riff ancora una volta riuscito fantasticamente, da brividi per efficacia. Oltre a ciò, nuovamente, non c’è molto da dire oltre a ciò: il brano è estremamente semplice, ma senza il minimo momento morto, con la musica in se che risulta sufficiente per emozionare, seppur non abbia orpelli o svolazzi di qualsiasi tipo, ma sia soltanto purissimo e semplice metal primigenio. La prima parte della successiva (Anesthesia) – Pulling Teeth, è tutta un assolo del basso effettato ed ultra-distorto di Burton, anche molto bello per il feeling quasi spaziale che riesce a creare, emozionando molto nonostante non faccia nulla di eclatante o di ultra-tecnico. Nella seconda parte entra in scena la batteria, e l’assolo diventa più rapido, ma si rimane comunque su livelli grandiosi, generando probabilmente il pezzo più strano della carriera dei Metallica, ma anche di qualità degna assolutamente di un disco del genere.
Whiplash è senza alcun dubbio uno degli inni più grandi al metal ed in special modo ai suoi ascoltatori, visto che le liriche descrivono benissimo ciò che accade nel corpo di un metallaro all’ascolto di qualcosa che lo coinvolge, e si scuote in preda all’estasi catartica che solo il nostro genere preferito riesce a dare; oltre a ciò, comunque, abbiamo ancora una volta un impianto di riff vincente su di una struttura lineare che solo al centro lascia spazio al diversivo della sezione solistica; e, ancora una volta, il risultato va oltre ogni aspettativa, rivelandosi potentissimo ed immensamente valido. Un intro di tastiere spaziali (prima ed ultima apparizione delle keys nell’intero disco!), e poi cominciaPhantom Lord, l’elemento probabilmente più sottovalutato della tracklist, ma che comunque nei miei gusti è tra le song migliori del platter, vuoi per il cupo ritornello, vuoi per il rifferama ancora una volta splendidamente incisivo, vuoi per le strofe, di tanto in tanto anche vagamente epiche; ottima anche la parte centrale, oscura, melodica e che anticipa la maturazione dei dischi successivi, ciliegina sulla torta dell’ennesima traccia davvero da urlo. Arriva poi il turno della mitica No Remorse, pezzo non troppo rapido ma comunque estremamente energico e coinvolgente: impossibile restare fermi nell’ascoltare l’accoppiata riff-assolo iniziale, come tutti gli altri vari stacchi ed il riff principale, ed impossibile non cantare a squarciagola il ritornello, magari coi pugni levati verso il cielo. Se ci mettiamo pure, ancora una volta, un ottimo assolo di Hammett (poco importa se simile a quelli precedenti, è comunque molto adatto al contesto), ed una frazione finale sprint, potentissima e davvero impetuosa, il risultato non può che essere un altro brano per cui il termine “capolavoro” è addirittura sminuente. La seguente Seek and Destroy: è divenuta sin da subito un classico, e non ci vuole un pozzo di scienza per capire il perché: il suo riff assolutamente malvagio, unito ad un testo che per l’epoca, non esistendo ancora le suggestioni “gore” del death metal, era il massimo della violenza, ha avuto una gran presa sull’immaginario dei metallari dell’epoca, specie quelli più giovani. A coronare il tutto ci pensa, oltre al ritornello ancora una volta cantabilissimo, una parte centrale strumentale ancora una volta rapida e pesante, ed il masterpiece è presto fatto, con una traccia di quasi 7 minuti decisamente lineare, ma che non ha nemmeno un momento che non sia assolutamente da brividi di piacere. Il finale è affidato ad uno dei brani più veloci e puramente thrash del lotto, Metal Militia, che avanza con la forza d’urto di uno schiacciasassi, travolgendo ogni cosa e lasciando solo macerie dietro di se. Ancora una volta, a parte questo c’è poco da dire: riffage, cantato rauco, ritmiche, stacchi, assoli, tutto è perfetto, e dopo 5 minuti di devastazione il disco termina il proprio corso, rivelandosi per questo senza alcun dubbio, del tutto “all killer, no filler”.
Insomma, Kill’em All è un disco trascendentale, un capolavoro immortale del nostro genere preferito, e credo anche che nessuno che si proclami amante della musica metal possa trascurarlo, sia che sia un thrasher, un amante dell’estremo, o dei generi più  melodici o progressivi. Tutto qui, per il resto la musica parla da se, perciò non mi resta che dire: ascoltatelo e basta!
Voto:100/100
Trent’anni e qualche giorno fa, il 13 luglio 1983, Kill ‘Em All usciva nei negozi, segnando la data di nascita del thrash metal. La presente recensione è quindi un tributo dovuto ad uno dei dischi più importanti, ma anche più belli, mai usciti nell’ambito di tale genere e del metal tutto.
Mattia
Tracklist:
  1. Hit the Lights – 04:15
  2. The Four Horsemen – 07:11
  3. Motorbreath – 03:05
  4. Jump in the Fire – 04:40
  5. (Anesthesia) – Pulling Teeth – 04:14
  6. Whiplash – 04:08
  7. Phantom Lord – 04:59
  8. No Remorse – 06:23
  9. Seek and Destroy – 06:51
  10. Metal Militia – 05:11
Durata totale: 50:57
Lineup:
  • James Hetfield – voce e chitarra ritmica
  • Kirk Hammett – chitarra solista
  • Cliff Burton – basso
  • Lars Ulrich – batteria
Genere: thrash metal
Sottogenere: speed thrash metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Metallica

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