Domande e Risposte – Schysma

Dopo la recensione del loro fin’ora unico parto discografico, è giunto per i progster Schysma il turno di sottoporsi all’ormai classica rubrica “Domande e Risposte” di Heavy Metal Heaven.  All’intervista risponde la band al completo, in maniera sparsa: in alcuni casi risponderanno quindi tutti insieme, ad altri solo la tastierista Martina Bellini, il bassista Giorgio di Paola ed il batterista Luca Solina; detto questo, non mi resta che lasciar spazio alle domande.

Per cominciare l’intervista, raccontateci la vostra storia…
Martina e Giorgio: Una storia travagliata! Il progetto iniziale degli Schysma è nato nel 2009. Prima ci chiamavamo Purpleknights, siamo passati da un tributo ai Deep Purple ad un tributo ai Whitesnake per poi decidere di scrivere pezzi nostri. Nel 2009 eravamo noi (Martina e Giorgio), con altri componenti. Con questa formazione abbiamo composto 4 dei pezzi del full lenght e iniziati altri 2. Per divergenze musicali e per difficoltà date dall’aver interrotto i live per dedicarci alla composizione, siamo rimasti solo io e Giorgio più o meno a metà anno del 2010; da quel momento abbiamo cambiato una miriade di musicisti, alcuni dei quali peraltro hanno contribuito all’evoluzione del sound. Finalmente nel giugno 2011 si sono uniti al gruppo Luca e Vladimiro, e sinceramente da quel momento finalmente abbiamo iniziato a lavorare come si deve! I vecchi pezzi sono stati arricchiti, altri sono stati modificati e completati e altri pezzi, scritti da Luca e Vladimiro, sono stati  proposti e personalizzati secondo lo stile della band. Per quasi un anno abbiamo cercato un cantante di livello, serio e volenteroso; finalmente nel maggio 2012 abbiamo trovato Riccardo e da lì a 3 mesi siamo entrati subito in studio. Siamo veramente contenti della formazione attuale, lavoriamo benissimo, ci divertiamo e non da ultimo, ci frequentiamo anche oltre alle prove perché siamo tutti amici, e devo dire che questa intesa si fa sentire! Tutti i risultati che siamo riusciti ad ottenere ad ora sono stati possibili solo grazie allo spirito di gruppo e alla voglia di fare! Ognuno di noi ha poi il proprio ruolo all’interno della band, e fino ad ora direi che questo sistema ha funzionato benissimo!Nel settembre 2012 è uscito il nostro primo Ep “Imperfect Dichotomy” e subito nell’ottobre 2012 siamo stati contattati dall’etichetta francese Optimum Association per la promozione e la distribuzione europea dell’EP. Non da ultimo abbiamo la fortuna di avere Luca alla batteria, nella vita lavorativa di tutti i giorni un bravissimo regista, che ci ha permesso di girare il nostro primo video “Lost in the Maze” (di cui siamo molto soddisfatti) nel febbraio 2013.

Il vostro EP d’esordio è uscito ormai da diversi mesi: quali riscontri ne avete avuto, a livello di pubblico ma anche di critica?
Luca e Martina: Possiamo dire di essere abbastanza soddisfatti, abbiamo ricevuto ottime recensioni internazionali, abbiamo venduto un buon numero di copie sia ai nostri live che online e abbiamo addirittura un fan club in Perù! Sinceramente eravamo fiduciosi, crediamo di aver fatto un buon lavoro, la cosa che più ci soddisfa è che pubblico e critica esprimono giudizi simili, perciò speriamo di essere sulla strada giusta!

Il vostro songwriting, come detto anche nella recensione, sembra più rivolto alla visione generale dei brani che a mettere semplicemente parti diverse tra loro, e ciò sfocia in  componimenti compatti e molto lontani dalla semplice sterilità tecnica di molte band progressive attuali. E’ questo un elemento a cui prestate particolare attenzione, quando componete?
Schysma:  Certamente! Abbiamo sempre ritenuto indispensabile dare priorità alla resa complessiva del brano, piuttosto che perderci in virtuosismi fini a se stessi. Ogni canzone che componiamo parte da un concetto unitario, che viene esplorato attraverso diverse sfumature musicali, quasi come un pezzo di musica classica: parti diverse che si armonizzano tra di loro avendo un filo conduttore. Questo vale per il singolo pezzo, ma anche per il lavoro complessivo.

La mia canzone preferita dell’EP, come detto, è Sinners: avete qualche aneddoto su di essa?
Luca: Il titolo originale era “2012” questo perché l’idea alla base della canzone è nata dopo la visione dell’omonimo film catastrofico. Da lì il concetto di distruzione si è spostato da quella fisica a quella spirituale. Tuttavia le atmosfere orientaleggianti del pezzo derivano dalla visione del trailer del film, che mostrava alcuni monaci buddisti nel mezzo della catastrofe.

Una parola anche per il suono del disco: è molto lontano dalla perfezione delle grandi produzioni, ma io trovo che ciò non solo non penalizzi l’album, ma addirittura lo renda meno freddo e impersonale di tanti dischi moderni, i quali suonano appunto così. E’ stato questo un particolare voluto, oppure vi siete ritrovati con un sound simile per un fortuito caso?
Schysma: Insieme a Stefano Parodi dell’X Studio di Caronno Pertusella (Varese), abbiamo curato personalmente la scelta dei singoli suoni, delle sfumature, cercando un sound che potesse unire i differenti gusti musicali dei membri della band. Per questo forse il disco suona meno “standard” e più personale, anche se con qualche imperfezione che verrà rivista per il full lenght. Non ci siamo mai prefissati di far suonare il nostro cd come quello di un’altra band, magari più conosciuta, abbiamo invece cercato fin da subito di definire un nostro sound personale, accettando il rischio delle possibili critiche negative. Per questo ringraziamo Stefano, che con pazienza e professionalità ha dato ascolto alle nostre intenzioni, consigliandoci anche, e mettendo a disposizione la sua esperienza. Sicuramente registreremo il full lenght ancora con lui, perché siamo convinti della sua professionalità e capacità, senza per forza seguire l’attuale moda di far effettuare mixaggio e mastering all’estero.

Domanda tipica da intervista: quali sono i gruppi che vi influenzano di più?
Schysma:  Pensiamo che la nostra forza sia nel fatto che ognuno di noi ha gusti musicali molto diversi tra di loro! Infatti il cantante Ricky si ispira ai Savatage, Edguy, Jorn Lande, Queen; il chitarrista Vladimiro si ispira a Steve Vai, Extreme, Van Halen e Angra; la tastierista Martina si ispira ai Rammstein, Black Sabbath, Hocico, Whitesnake; il bassista Giorgio si ispira agli Aerosmith, ai Rush, Iron Maiden e i Kiss; il batterista Luca si ispira a Dream Theater, Avenged Sevenfold, Metallica, Devin Townsend Project

Altra domanda classica, almeno per me: quali sono invece i gruppi che, seppur lontani dal vostro genere, vi piacciono molto o addirittura vi influenzano, metal o meno che siano?
Schysma: In parte abbiamo già risposto nella domanda precendente!  Comunque ecco! Vladimiro: Toto, The Police, The Beatles; Luca: Audioslave, Staind, Vienna Teng; Giorgio: Kings of Leon, U2, The Who; Ricky: Heroes del Silencio, Litfiba, Bon Jovi; Martina: Sister of Mercy, tutto l’aggrotech

Nonostante siate nati da poco, ed abbiate fin’or pubblicato solo l’EP, avete più fan, almeno su facebook, di gruppi ben più famosi, e con una carriera ben più lunga alle spalle. Qual è il segreto di questo vostro apparente ottimo successo?
Martina: Ottimo successo in effetti è eccessivo! Diciamo che il lavoro manageriale è servito a qualcosa! Di questo me ne sono occupata io personalmente, ho contattato più di 300 riviste online e cartacee, ho contattato blog, forum e TV online. Da questo sicuramente qualcosa abbiamo raccolto, è stato un lavoraccio! Abbiamo infatti aperte delle collaborazioni con la Francia grazie alla nostra etichetta che ci sponsorizza l’Ep  e abbiamo avuto un grandissimo appoggio negli USA dalla Road Rage Metal Mag che ha fatto un ottimo lavoro! Da tutto questo ne è scaturito anche i due endorsement con CMEpro e con Korg Italia. Insomma, come punto di partenza possiamo definirci anche sotto questo punto di vista soddisfatti!Certo, adesso si parte con il piano B.

Dopo l’EP, quale saranno le prossime mosse degli Schysma? E quale sarà, più in generale, il futuro che vedete per il gruppo?
Martina:  Ecco il piano B! A settembre entreremo in studio per registrare gli ultimi pezzi del nostro primo full lenght, saranno 4 più una bonus track che abbiamo pensato eventualmente di dedicare al mercato Giapponese (ebbene si, ragioniamo in grande!). In aggiunta a questo stiamo collaborando con un artista e grafico di grande talento per l’artwork: stiamo cercando di passare ad un livello successivo anche da questo punto di vista, dato che l’artwork dell’EP è stato curato del tutto da noi. Una volta che avremo pronto il prodotto finito inizieremo la sponsorizzazione per la ricerca di un’etichetta, quindi mi occuperò ancora della promozione e infine non da ultimo, organizzeremo i live per promuovere il full lenght, dopo aver contattato possibili promoter e agenzie di booking. Il futuro… ahhh, bella domanda! Un’incognita, il nostro obiettivo è continuare a fare sempre il nostro meglio.

L’ultima domanda è sempre a piacere: a voi concludere l’intervista…
Martina: Mi sento di concludere il tutto prima di tutto ringraziandoti, ovviamente da parte di tutti, per questa possibilità, speriamo che il nostro full lenght possa piacerti!!
Quindi mi sento di fare una denuncia al mondo musicale che nel mio piccolo ho incontrato. In Italia abbiamo tante menti che possono arrivare in alto, se solo si avesse la possibilità, eppure molte persone ragionano nel proverbiale “Italian Style”.  Una critica in particolare che ci è stata fatta è stata la seguente, con toni poco cordiali e cortesi: “avete speso troppo poco (secondo i loro criteri), se volete fare sul serio dovete investire”.  Nessuna critica verso i brani. Certo la confezione è importante, ma non credo che questo aspetto sia stato trascurato nell’EP, certo è un EP e in quanto tale è una iniziale “presentazione”. Ma mi chiedo: quindi non importa il contenuto? Vale di più chi si svena anche se compone canzoni in 1 mese, tutte uguali, senza un minimo di sentimento e di ragionamento? Insomma paghiamo fior fior di soldoni e avremo una marcia in più solo perché si è raggiunti un “perfezione” convenzionale? Per questo ho, e abbiamo, apprezzato tantissimo il tuo commento sul nostro mixaggio! Inoltre scommetto che se mettessimo “mastering e mixing in New York” molti esalterebbero il nuovo cd nonostante sia stato sempre e comunque magistralmente registrato e mixato da Stefano Parodi. Insomma, già è difficile e quello che si fa lo si fa per passione, spero che questi preconcetti spariscano in fretta, altrimenti non ci si può lamentare se, in ogni campo, ci sia la fuga dal nostro paese.

E dopo questo sfogo, che peraltro mi sento di condividere in toto (anche come musicista), non mi resta che ringraziarvi a mia volta. Alla prossima intervista!

Mattia

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