Kröwnn – Hyborian Age (2013)

Per chi ha fretta:
Col loro demo d’esordio Hyborian Age (2016), i veneziani Kröwnn si dimostrano un gruppo originale. Il loro è uno stoner doom metal di scuola Cathedral, che viene però ripulito e reso più evocativo, fino a sfiorare coordinate epic doom. Ciò va di pari passo coi testi, ispirati a famose opere letterarie di genere fantasy eroico. Non c’è però solo l’originalità, ma anche la sostanza: con un sound incisivo al massimo, nonostante il demo sia autoprodotto, e soprattutto una scrittura di altissimo livello, il demo raggiunge un livello altissimo. Pezzi come l’epica The Woodwose e la strumentale Stormborn sono solo le più in vista di un album che è comunque tutto allo stesso livello eccezionale. Per questo, Hyborian Age è un demo praticamente perfetto, uno dei migliori mai recensiti su Heavy Metal Heaven, oltre a essere raccomandato caldamente a ogni amante del doom metal.

La recensione completa:
Seppur rimanga ancora a livello più o meno underground, il doom metal è pur sempre tra i generi più diffusi nel nostro paese, in ogni sua declinazione: sia che si tratti di doom classico, di sludge, di funeral, di ibridazioni con death e black, delle branche più occulte del genere, o del gothic/doom, vi sono gruppi italiani più o meno noti che ne tengono alto il nome. Tra tutti questi stili, uno dei più diffusi è lo stoner doom: nonostante sia arrivato nel bel paese ben più tardi della sua nascita, il genere ha tuttavia ben attecchito qui da noi, venendo declinato in varie forme dai vari Ufomammut, Doomraiser, Midryasi e Stöner Kebab. Proprio a tale genere si rifanno anche i giovanissimi veneziani Kröwnn: nati soltanto l’anno scorso, esordiscono a febbraio col demo autoprodotto Hyborian Age, nel quale si può sentire qualcosa di piuttosto originale: sempre e comunque stoner doom metal, principalmente di scuola Cathedral, ma ripulito e reso più serio ed evocativo a livello di atmosfere, con un immaginario che si sposta da quello classico del genere per abbracciarne uno fantasy eroico, ispirato ad autori classici della corrente letteraria quali Robert E. Howard o Michael Moorcock, e giungendo in qualche caso a sforare, per feeling, addirittura nell’epic doom propriamente detto. Il risultato complessivo è a mio avviso decisamente convincente, e di livello anche parecchio alto; contribuisce a ciò pure un suono che non esito a definire stupefacente (ancor più se si pensa che il disco è stato registrato in sole sei ore in una sala prove!), il quale se è lontano dalle grandi produzioni, è comunque molto pulito e ben fatto (cosa non scontata con sonorità del genere), e riesce ad incidere in una maniera che capita raramente, in un demo. Qualche parola, prima di cominciare, anche per l’artwork: minimalista ma comunque professionale e ben fatto (come anche il supporto fisico del disco e la confezione in generale, peraltro), è in ogni caso veramente azzeccato alla release.
Dopo una breve introduzione campionata, presa quasi certamente dal film “Conan il Barbaro”, comincia la opener vera e propria, For the Throne of Fire, che consta per la sua prima parte di una struttura piuttosto classica, con le strofe sorrette da un riff lento e cupo, cui si alternano scoppi di potenza elettrica puramente stoner. Si mettono bene in mostra qui le caratteristiche del sound del gruppo: il potente riffage di Michele “el Lello” Carnielli domina, ben sostenuto dalla quadrata sezione ritmica formata da Silvia Selvaggia Rossatoalle quattro corde e dall’ottima Elena Fiorenzano, molto varia dietro le pelli; a coronare il tutto c’è la voce a tratti profonda, in altri momenti invece più sporca ed urlata, di Carnielli, che risulta certo adatta, conferendo al tutto un tocco di epicità in più. A tre minuti il brano sembra finito, ma poi riparte con un intermezzo molto pesante, prima che la parte principale riprenda e termini in bellezza questo pezzo, il quale dopo aver ascoltato l’intero album risulterà probabilmente il meno valido, ma si rivela in ogni caso di caratura alta. Senza pause (soluzione adottata praticamente in tutto il disco), e dopo un veloce intro di basso, parte The Woodwose, canzone più cadenzata e monolitica, con darkeggianti frazioni che definire epiche non è peccato, inframezzate da parti più potenti e classicamente stoner, nelle quali si evidenzia il possente riffage, veramente perfetto in ogni singolo passaggio, il tutto condito da un flavour battagliero e maestoso; tale combinazione si rivela oltremodo vincente, e così la traccia nel suo complesso riesce a raggiungere addirittura il livello di capolavoro, per me, essendo probabilmente anche la migliore dell’intero demo. Un altro preludio gestito dalla sezione ritmica, quindi è il turno di At the Cromlech, song che ha dalla sua ancora un dal rifferama grandioso, potendo contare su una potenza ed un’energia le quali a chi ama queste sonorità non potranno dar altro che un lungo e continuato brivido di piacere; completa il tutto un’atmosfera ancora una volta epica, e tanto basta per avere un altro brano assolutamente eccellente, per quanto semplice e breve.
In Gods of Magnitogorsk sono ancora presenti i potenti ed avvolgenti riff, ma la faccenda si fa in qualche modo più oscura: le strofe che divengono meno esplosive e più cupe, con un’oscurità che si mantiene nel mood generale anche nei momenti più intensi e stoner-oriented, e solo un po’ si mitiga nella particolare sezione centrale, molto psichedelica; il resto lo fanno tutta una serie di piccoli particolari musicali sparsi qua e la in maniera competente e decisamente azzeccata, ed il gioco è di nuovo fatto, per un altro componimento di parecchio sopra la media. Per quanto riguarda la traccia successiva, anche se il titolo richiama alla mente uno dei personaggi principali della saga di A Song of Ice and Fire di George R.R. Martin, forse Stormborn si riferisce più alla tempesta di riff presente qui dentro! Abbiamo, comunque sia, una strumentale puramente stoner doom, ma senza comunque rinunciare alla solita evocatività di fondo, nella quale la band si rivela molto abile ad incastrare riff uno sull’altro in una maniera praticamente perfetta; al centro arriva poi una parte più strana, a tratti soffusa e con le chitarre acustiche (ed anche i suoni del temporale in sottofondo) ad accompagnare la sezione ritmica, prima che il finale, in qualche modo psichedelico ma immensamente heavy, vada a concludere l’episodio migliore del platter insieme a The Woodwose, lungo oltre sette minuti e mezzo ma senza nemmeno un secondo di noia. Siamo ormai alle ultime battute: la closer track The Melnibonean viene introdotta da un intro soffuso ed oscuro, ma poi esplode in tutta la sua forza, che si esplicita sia nei riff, quando sono presenti, sia nel feeling, che qui domina ben più che altrove, generando momenti meno energici e più di mood; anche la parte più elettrica è più lenta ed orientata all’atmosfera che altrove, ed infatti il brano è probabilmente l’unico dell’intero disco che si può descrivere senza sbagliare con l’etichetta “epic doom metal”. Degne di nota, ad ogni modo, sono le linee vocali mai così azzeccate ed epiche di Carnielli, ciliegina sulla torta dell’ennesimo pezzo da novanta, che coi suoi sei minuti chiude il demo come meglio non si poteva
                                                                                                                                                   
Insomma, lo avrete capito, abbiamo un demo praticamente perfetto; e, con tutto il rispetto per gli altri, non esito a dire che esso è probabilmente il migliore mai recensito su Heavy Metal Heaven. Volendo proprio trovare il pelo nell’uovo, si potrebbe dire che a livello di riff, il gruppo non fa nulla di innovativo, ed è vero; ma lo fa comunque in maniera così convinta ed ottimale, che alla fine a mio avviso ciò non è un problema, al contrario. Per questo, Hyborian Age merita a mio avviso il massimo dei voti (che ricordiamo essere 80 per i demo); null’altro da dire, se non che spero che i Kröwnn possano in futuro produrre altri album di questo spessore, riuscendo come risultato a conseguire il posto di spicco che meritano nel panorama doom metal, italiano e non. Doom on!
Voto: 80/100
Mattia
Tracklist:
  1. For the Throne of Fire – 06:12
  2. The Woodwose – 05:52
  3. At the Cromlech – 05:10
  4. Gods of Magnitogorsk – 06:50
  5. Stormborn – 07:38
  6. The Melnibonean – 06:11
Durata totale: 37:53
Lineup:
  • Michele “el Lello” Carnielli – voce e chitarra
  • Silvia Selvaggia Rossato – basso
  • Elena Fiorenzano – batteria
Genere: doom metal
Sottogenere: stoner doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook ufficiale dei Kröwnn

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