Warsheep – Warsheep (2013)

In passato ho parlato spesso, in recensioni ed articoli, di come recensire un disco utilizzando il supporto fisico sia secondo me ben più professionale del farlo su semplici mp3; tuttavia, qualche eccezione può essere comunque accettata, specie se “estrema”. Ecco quindi che quando, qualche mese fa, un gruppo mi si è presentato, chiedendo una recensione “digitale”, ho comunque deciso di accettarli, sapendo anche che poi il loro demo sarebbe stato riversato su supporto fisico, cosa poi effettivamente avvenuta: la recensione è stata quindi in parte preparata su mp3, ma realizzata, come tutte le altre, utilizzando un cd. La band in questione erano proprio gli Warsheep: nati a Vittorio Veneto (Treviso) giusto l’anno scorso, dalle ceneri di un altro act della zona, i Claymore, ed adottato un monicker che gioca con la parola “worship”, in maniera da sottolineare l’avversione del gruppo verso ogni conformismo, registrano e pubblicano in brevissimo tempo un demo omonimo, uscito quest’anno. Pur presentandosi come epic/thrash metal, il genere che l’ensemble propone in esso è in realtà un heavy metal con influssi power, che rilegge in chiave leggermente più moderna gli Iron Maiden, i quali sembrano essere la massima influenza qui, sia per quanto riguarda le partiture strumentali, sia soprattutto per le atmosfere, più orientate verso l’evocatività rapida e possente di dischi come Powerslave e Piece of Mind che verso quella più solenne e cadenzata dell’epic metal propriamente detto. A valorizzare il tutto, vi è una produzione eccellente ed estremamente pulita, specie per essere un demo, la quale esalta molto bene i suoni; meritevole della stessa lode è pure l’artwork, anch’esso molto professionale e ben realizzato.
L’ opener La Ballata (The Legend of the White Rose) entra quasi immediatamente nel vivo, col riff iniziale che si rivela molto valido sin da subito, risultando decisamente potente e con richiami maideniani, ma possedendo anche un forte gusto medievaleggiante (per quanto solo la trama ricordi il folk metal, e non vi siano strumenti tradizionali di sorta); condiscono il tutto un flavour già subito piuttosto epico, ed una parte centrale interessante, che impreziosisce la song anche non poco. Il risultato è un brano convincente, la cui unica pecca potrebbe essere la struttura, la quale forse tende ad essere un po’ ripetitiva a tratti; poco male, però, perché tale difetto comunque non influisce poi troppo sul buon risultato finale. La successiva Ragnarock è un episodio più power-oriented, visto il gusto melodico dei lead che spesso spuntano fuori , specie in occasione dei chorus; questi ultimi, dal canto loro, sono il punto di forza assoluto dell’intera canzone, grazie al loro spirito cavalcante, ed alla prestazione del frontman Tiberius, il quale non ha certo un’ugola tipicamente heavy/power, ma è comunque in possesso di una buona potenza e di un’apprezzabile duttilità, ed appare in ogni caso adatto al genere proposto dall’ensemble; completa il tutto un riffage valido e compatto, ed abbiamo un’altra traccia che nonostante qualche ingenuità si rivela comunque più che discreta. Giunge quindi Forgive, semi-ballad piuttosto classica che spezza l’atmosfera evocatività creata dagli altri pezzi per concentrarsi su un mood tristemente romantico, sottolineato pure dallo struggente testo,  procedendo con la tipica accoppiata strofe soffuse-ritornelli (ed altri momenti) più heavy, ed aumentando di intensità man mano che si va avanti; per il resto, una linea melodica tutto sommato efficace fa si che il brano, per quanto non sia chissà quale capolavoro, riesca a risultare lo stesso decisamente piacevole. Siamo alle battute conclusive: The Great Fall è anche la più lunga del lotto, e dopo un breve intro dominato da chitarra e basso, prende il via come una canzone veloce e battagliera, a metà tra le sonorità degli Iron Maiden più evocativi (a tratti la song ricorda addirittura To Tame a Land!) e la grinta dei primi Rhapsody, seppur senza cori o componenti sinfoniche; la parte migliore è però quella centrale, con il lungo assolo di Jotunn (a tratti a duellare anche con l’altro chitarrista, Berengàar) che risulta veramente ispirato e ben fatto, forse il momento migliore dell’intero album, nonché un degno preludio alla parte finale, ancor più immaginifica e possente, a sua volta seguita dall’outro, tutto voce e chitarra acustica, il quale conclude egregiamente il demo e con esso il suo elemento migliore.
Concludendo, abbiamo qui un demo valido, che contiene buone idee musicali; dall’altra parte, c’è anche da dire che esse potrebbero essere rifinite meglio, rendendo il tutto più efficace e togliendo l’effetto “ripetizione” presente ogni tanto, ma le potenzialità per farlo paiono assolutamente esserci. Essendo quest’ultima la situazione, probabilmente gli Warsheep potranno probabilmente in futuro creare qualcosa anche di meglio; non ci resta, perciò, che aspettare per vedere se così davvero sarà.
Voto: 74/100
Mattia
Tracklist:
  1. La Ballata (The Legend of the White Rose) – 04:41 
  2. Ragnarock – 03:26 
  3. Forgive – 05:21 
  4. The Great Fall – 06:45 
Durata totale: 20:13
Line-up:
  • Tiberius – voce
  • Jotunn – chitarra solista
  • Berengàar – chitarra ritmica
  • Wald – basso
  • Kronos – batteria
Genere: heavy/power metal

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