Hagalaz – Hagalaz (2013)

Di solito, quando si parla di side project, si pensa subito a musicisti già affermati con una band principale di solito piuttosto famosa, che riuniscono intorno a se vari altri membri, più o meno turnisti, allo scopo di registrare un disco solista; tuttavia, nessuna regola vieta anche a musicisti di act ancora praticamente sconosciute di formarne ed il gruppo in questione ricade proprio in questa casistica. Gli Hagalaz, difatti, sono un progetto di Torc e Solstafir, rispettivamente chitarrista e batterista dei folkster laziali Korrigans (i quali, ricorderete, sono già finiti su queste pagine qualche mese fa, con la recensione del primo omonimo demo), che si smarca dal genere di questi ultimi per proporre qualcosa di leggermente diverso: nell’EP omonimo in questione, registrato e pubblicato qualche mese fa, vi è sempre black/folk metal, ma decisamente più pendente dal lato del primo rispetto alla band madre e con, soprattutto, un sound più solenne e votato all’atmosfera, che può esser visto come una versione folk, più espansa e meno aggressiva dei primi Ulver, con in più una lieve eco, a tratti, anche di gruppi più moderni quali gli Agalloch; a rendere il tutto ancor più particolare ci pensa poi la totale assenza di qualsivoglia cantato, scelta alquanto singolare, ma che alla fine non stona poi tanto col risultato finale, che risulta anzi ben riuscito. Completa il quadro generale una produzione nella quale viene dato spazio ad ogni strumento, e che pur essendo lungi dalla perfezione, è in ogni caso assolutamente adatta per il black metal della band, aiutando la buona riuscita del tutto.
Dopo il classico intro di suoni temporaleschi, la Nimbus Grandinis vera e propria prende il via con una lunga parte acustica, prima constante soltanto di una chitarra, a cui poi si aggiungono altri suoni di sei corde in sottofondo, nonché la sezione ritmica ad accompagnare il tutto. Quando sembra che il brano debba continuare su tali coordinate ancora a lungo, il metal irrompe nel sound quasi inaspettatamente: abbiamo perciò una frazione di un black decisamente melodico, in cui anche le accelerazioni non aggrediscono mai in maniera estrema, preferendo evocare un’oscurità a tratti anche fredda e tempestosa, ma comunque mai senza pathos, esprimendo in un modo o nell’altro sempre qualcosa. A tali sezioni si alternano nuovamente parti del tutto folk, soffusi momenti in cui dominano la chitarra acustica ed il sottofondo di tastiere, i quali impreziosiscono l’episodio ancor di più, rendendolo tutto sommato una opener di livello buono. La seconda traccia, Tenebris Obortis, comincia come era finita la prima, ovvero in maniera del tutto acustica; in seguito, però, subentrano progressivamente strumenti più classicamente folk, come il bouzouki e successivamente il flauto. Ad essa, si contrappone la parte successiva, totalmente black metal e senza alcun elemento estraneo a tale stile, che spezza il ritmo calmo imposto dalla parte precedente, pur mantenendo le atmosfere di calda oscurità da essa evocate. Parti folk e parti metalliche si alternano spesso, con le prime valorizzate da un ottima linea melodica, la quale si ripete spesso, mentre le seconde variano spesso, in maniera anche complessa, presentandosi ora più rapide e quasi rabbiose, ora invece lente ed atmosferiche, ma sempre fedeli al contesto, rendendo questo pezzo di qualità nuovamente buona.
Imber Gelidus si avvia subito con una frazione black, epica nell’incedere per giunta, che prosegue a lungo, interrotta al centro da una frazione acustica di lieve retrogusto medioevale, adatta a spezzare il ritmo ed a creare un momento più intimo e caldo; la sezione centrale è invece molto più soffusa, essendo dominata a tratti dalla tastiera, a tratti dal flauto e decisamente calma nel feeling, ispirando più che altro tranquillità. Il black metal torna a fare il suo corso nella seconda parte, gelido come l’inverno rievocato dal titolo, e prosegue intensificando sempre più il suo pathos, fino ad arrivare alla parte finale, che con ottime melodie ed un’atmosfera strana, quasi trionfale alla fine, chiude in bellezza il pezzo probabilmente migliore dell’intero album. Il lungo l’arpeggio iniziale della successiva Nix Perpetua rievoca molto bene il cadere di fiocchi bianchi sul terreno; poi il brano entra nel vivo con una frazione di black metal lento e compatto, che si mantiene per la maggior parte del tempo costante, seppur ogni tanto siano presenti delle veloci fughe strumentali. Seguendo la formula classica già sentita in questo disco, poi, a questa parte principale si alternano frazioni folk senza traccia di metal, oscure ma molto calde in quanto ad intensità sentimentale, e che si amalgamano bene in contrasto alle parti black, mai troppo aggressive ma comunque più fredde nel loro mood, per quanto una certa dose di sentimento resti sempre, anche nei momenti più estremi. La parte migliore è però quella conclusiva, dove è presente una progressione che da un folk etereo e quasi ipnotico porta, attraverso momenti di soffusa musica tradizionale (come quello che costituisce l’outro) e frazioni in cui si preme prepotentemente il piede sull’acceleratore, al gran finale del disco, nero come la notte e con un’atmosfera decisamente disperata, che ne fanno l’episodio certo più intenso del disco, oltre ad essere anche il migliore insieme al precedente.
Abbiamo insomma un esordio piuttosto valido, magari migliorabile in alcuni suoi aspetti ma lo stesso degno di attenzione, vista la complessità sia delle trame strumentali che a livello di feeling. Forse il black/folk metal strumentale non diventerà mai un genere anche solo un po’ meno che di nicchia di come è ora; ma nonostante ciò, è anche giusto che, se si hanno idee musicali, esse possano avere uno spazio, per quanto piccolo. Per questo spero che gli Hagalaz proseguano sulla strada già tracciata da questo EP e, se in futuro produrranno qualcos’altro, sarà un bel diversivo, che mi auguro di poter assaporare ancora.
Voto: 75/100 (voto massimo per gli EP: 80)
Mattia

Tracklist:
  1. Nimbus Grandinis – 06:01
  2. Tenebris Obortis – 05:54
  3. Imber Gelidus – 08:39
  4. Nix Perpetua – 10:41
Durata totale: 31:15
Lineup:
  • Torc – chitarre, basso, trastiere, bouzouki, flauti
  • Solstafir – batteria

Genere: black/folk metal
Sottogenere: atmospheric folk/melodic black metal strumentale

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