Mass Crysis – Die Totale (2013)

La nuova ondata di thrash metal degli ultimi anni, come già detto anche in passato, ha secondo me una marcia in meno, rispetto all’incarnazione più tradizionali del genere. Le ragioni che individuo di questo fatto sono principalmente due: il primo motivo è che mentre negli eighties ogni gruppo aveva il suo stile personale, diverso da quello degli altri, adesso a parte qualche rara e lodevole eccezione vi è una pletora di gruppi tanto simili tra loro quanto derivativi dai suddetti act classici. Se questo, tutto sommato, non è un grandissimo problema (dopotutto un album può esser buono anche se non innova nulla), la seconda questione è, a mio avviso, quella più importante: la concezione odierna del thrash metal è di un genere che deve per forza essere a tutti i costi il più veloce e potente possibile (quando invece anche le band classiche più estreme avevano anche altro, nel loro sound, oltre alle semplice aggressività), ed il risultato sono dischi anche perfetti a livello tecnico e di produzione, ma che suonano sterili e senza un briciolo di feeling. Tuttavia, qualche eccezione c’è, ed i giovanissimi perugini Mass Crysis sono tra di essi: nata nel 2011 dalla fusione di due band della zona, l’ensemble si propone subito, come obiettivo, quello di far rivivere lo spirito del thrash anni ottanta. Dopo i fisiologici assestamenti della line-up, giusto qualche mese fa  viene pubblicato il primo parto discografico del gruppo, l’EP Die Totale (il cui sottotitolo, Early Thrashin’ Days – EP 2012, si riferisce alla data di produzione, e non a quella di uscita), in cui la band sembra avere bene in mente la strada da percorrere: abbiamo perciò un sound le cui influenze principali sembrano sono Megadeth e primi Exodus, ma vi sono anche spunti che ricordano Anthrax, Death Angel e Nuclear Assault. Il tutto, per quanto non sia il massimo dell’originalità, è comunque più coinvolgente della media del revival thrash odierno, presentandosi meno avvezzo a spingere continuamente sull’acceleratore e più attento al dosare momenti più rapidi ed altri meno aggressivi, quando servono; il complesso è coronato dalla voce rozza e sguaiata del vocalist Jeffckott, paragonabile a quella di Paul Baloff, e che sembra adatta per il genere del gruppo. Una parola, prima di cominciare, anche per il suono: la produzione, ad opera di Francesco Riganelli degli Zombie Scars,non è molto accurata, risultando sporca e quasi da demo, specie per quanto riguarda il cantato; ciò tuttavia, seppur sia un particolare assolutamente da migliorare, non affossa troppo il disco.
Dopo un intro della batteria di Edoardo Mariotti a cui presto si unisce il basso di Mattia Alunni Cardinali, parte un brano rapido e dal piglio old school, Sentence to the Damned, il quale si rivela presto variabile, visto che sopraggiunge una parte più cadenzata, in un’alternanza che si ripresenta spesso lungo la durata della canzone. Se ciò forse mina un po’ la dinamicità della traccia, essa può comunque contare su un discreto riffage, come buona è anche la parte centrale, potente e dotata di un ottimo assolo; il complesso risulta, col senno di poi, la canzone probabilmente meno valida del disco, ma non da buttare in ogni caso, presentando qualche spunto interessante. La successiva Thrash is Nothing Without Beer si avvia con un arpeggio di chitarra pulita oscuro e misterioso, presto accompagnato da suoni di taverna; quindi, parte un brano rapido ed energico, ma allo stesso tempo anche scanzonato e dal mood quasi allegro, fatto sottolineato anche dal testo alcolico, quasi una dichiarazione d’intenti da parte della band. Ottima ancora la parte centrale, ancor più giocosa del resto, assolo compreso, ciliegina sulla torta di un brano molto divertente e di buona qualità. Dopo un preambolo particolare, in 9/4, parte False Justice, pezzo molto più diretto, sparato a tutta velocità e che mira dritto al punto, rivelandosi addirittura travolgente, sia nelle potentissime strofe, sia nei bei ritornelli, meno veloci ed aggressivi ma in compenso più intensi dal punto di vista emotivo e molto adatti a spezzare la tensione. Buona anche la coda finale, del tutto strumentale, la quale conclude al meglio un brano sì brevissimo, ma di caratura abbastanza alta. Una nuova introduzione soffusa, con chitarra acustica e basso, quindi l’autocelebrativa (We Are) Mass Crysisdeflagra in tutta la sua potenza e carica esplosiva, che ricorda quasi i pezzi più evocativi dei primi Overkill. La canzone si rivela quindi piuttosto variabile, ma mantiene in ogni caso sempre una certa coerenza di fondo: il tutto è aiutato dalla splendida prestazione sia della sezione ritmica, lodevole per forza e compattezza, che del chitarrista Andrea Giordani, autore in questo frangente di un rifferama che non ha nemmeno un passaggio a vuoto, rivelandosi altresì molto ben fatto in ogni suo fraseggio. Molto buona, come sempre, la parte centrale con il solo, prima che una sezione finale, ancora più intensa dal punto di vista dell’energia e del feeling, concluda in bellezza il disco e con esso il suo pezzo sicuramente migliore.
Alla fine dei giochi, nonostante le ingenuità della gioventù, e nonostante la produzione scarsa, i Mass Crysis sembrano avere comunque margini di crescita ed ottime potenzialità, avendo compreso meglio di altri come produrre thrash metal, magari non originalissimo, ma comunque personale e coinvolgente, e con lo spirito che a troppe band oggi manca clamorosamente, e che rese grandi le band dei tempi d’oro. Se il gruppo continuerà sulla strada tracciata da questo EP, maturando e riuscendo a sfruttare appieno le sue qualità, potrà anche puntare abbastanza in alto, e ritagliarsi il proprio spazio nel panorama pur affollatissimo del thrash moderno. Chi vivrà vedrà, ma da par mio, faccio i miei auguri alla band!
Voto: 71/100
Mattia
Tracklist:
  1. Sentence to the Damned – 04:52
  2. Thrash is Nothing without Beer – 05:06
  3. False Justice – 03:44
  4. (We Are) Mass Crysis – 06:00
Durata totale: 19:42
Lineup:
  • Jeffckott – voce
  • Andrea Giordani – chitarre
  • Mattia Alunni Cardinali – basso
  • Edoardo Mariotti – batteria
Genere: thrash metal

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