Kröwnn + Reefer Masters – live @ Glue Lab, Ancona – 25 gennaio 2014

Tra i miei sottogeneri metal preferiti in assoluto, come avranno capito probabilmente i lettori più assidui di Heavy Metal Heaven, c’è sicuramente il doom; nonostante questo, c’è comunque un particolare del genere che reputo piuttosto negativo: la sua vocazione più underground di altri generi, che lo rende molto più difficile da seguire degli altri. E’ per questo che quando si presenta la rara occasione di assistere ad un concerto doom nell’anconetano non me la faccio scappare, specie se poi suona qualcuno che già so piacermi. Lo scorso sabato, perciò, mi sono recato al Glue Lab di Ancona: vi era difatti un evento che prevedeva le performance di due gruppi del genere (i Reefer Master e soprattutto i Kröwnn, gruppo  già apparso qualche mese fa su queste pagine) oltre ad altre proposte, tra cui un DJ Set nell’aftershow (a cui però non ho potuto assistere, essendo dovuto tornare a casa subito dopo la fine dei live). Prima di cominciare a parlare dello spettacolo vero e proprio, però, devo spendere qualche parola per il locale concerti del Glue Lab: è molto piccolo, ma questa particolare fa si che il suono non si disperda, e vi sono inoltre altri accorgimenti che rendono l’acustica quasi perfetta; mettiamoci pure che, a differenza di tante altre volte, alle due band in questione è stato consentito di suonare al giusto altissimo volume che il metal necessita e ne consegue che tra tutti i piccoli locali underground in cui ho visto concerti, quello dorico sia senza dubbio il migliore. 
Reefer Master:
Sarò sincero: della band d’apertura della serata, gli anconetani Reefer Master, non avevo mai ascoltato nulla prima di questo live. In base alle poche informazioni che possedevo, inizialmente mi aspettavo un gruppo di classico stoner metal/rock, ed invece son rimasto sorpreso: la proposta del power trio è infatti qualcosa di eterogeneo, con una componente stoner sì presente, ma che viene unita ad altri generi come sludge e post metal, con certi passaggi influenzati anche da generi più lontani come il blues, lo shoegaze o addirittura il reggae, il tutto mescolato col preciso intento di creare atmosfere il più psichedeliche possibile. A tale scopo, la band adotta diversi accorgimenti stilistici: per esempio, le vocals del singer Matteo Stronati  (anche alla chitarra) sono non solo dilatate ed eteree, ma anche filtrate ed effettate; l’elemento più evidente è però  che nonostante quanto detto poc’anzi sul locale, il sound generale tende ad essere piuttosto pastoso, specie tra chitarra e basso, probabilmente in maniera assolutamente voluta. Tutto ciò, unito alle canzoni in media molto lunghe ed a volte anche complesse, rende la proposta del gruppo poco accessibile, nonché forse più adatta, appunto per il mood generale, ad un aftershow che ad una apertura di concerto; poco male, comunque, perché l’ensemble ci mette il cuore, ed alla fine è comunque lodevole per l’impegno profuso sul palco.  Ad ogni modo, devo dire di esser stato colpito in maniera particolare le ultime due canzoni del set, la breve e sludgy Fight, Die, dotata di un’ottima carica, ed il lunghissimo finale della strumentale El Grande Reefer Master, psicotropa e piena di ottimi riff. Altro punto di forza del live, ed in generale della band, è il batterista Satya Dalia,dotato di un ottimo bagaglio tecnico ed anche di un gran groove, la cui presenza è un gran valore aggiunto per la band; infine, lodevole è anche la buona interazione del gruppo col pubblico, specie per i siparietti comici tra una canzone e l’altra, decisamente divertenti. Per tutti questi motivi, direi che i Reefer Masters non mi sono affatto dispiaciuti, anche se gradirei molto rivederli, in futuro, con una maggior cura dei suoni, e magari dopo averli pure sentiti su album, sperando che risolvano presto il problema della mancanza di uscite discografiche fin’ora, da essi stesso ammesso.
Scaletta Reefer Masters:
  1. Intro + All that She Wants
  2. White Dogs
  3. Deep Space Gods
  4. Blessed by Fire
  5. Fight, Die
  6. El Grande Reefer Masters
Kröwnn:
Dopo il gruppo di apertura, arriva il turno degli headliner della serata, nonché band che aspettavo di più, i veneziani Kröwnn. Alcuni di voi probabilmente ricorderanno che nella recensione uscita diversi mesi fa, in cui avevo descritto il loro Hyborian Age come il miglior demo mai recensito su Heavy Metal Heaven, ed a distanza di tanto tempo ciò non è cambiato: le mie aspettative erano perciò altissime, per questo concerto. Talvolta, si sa, più è grande l’attesa e più è forte la delusione; altre volte, tuttavia, succede proprio il contrario, le speranze vengono totalmente coronate, e questo è stato proprio uno dei casi. La band infatti è salita sul palco ed ha subito iniziato a coinvolgere il pubblico, inizialmente meno numeroso e meno entusiasta di quello della band precedente(probabilmente per il fatto che mentre i Reefer Masters hanno tanti fan in zona, lo stesso non si può dire per la band veneta), ma che poi si è infiammato, tanto che man mano che si andava avanti, sempre più gente applaudiva ed incitava l’ensemble, e non è un caso. La prestazione della band è stata difatti eccellente e solidissima da ogni punto di vista, ed è stata aiutata in questo in primis dalla padronanza mostrata sul palco: il cantante e chitarrista Michele “el Lello” Carnielli, pur non muovendosi troppo, è riuscito comunque a coinvolgere benissimo il pubblico con la sicurezza e la carica dimostrate, oltre che con la sua ottima prestazione chitarristica, compatta e molto potente; a catalizzare di più le attenzioni, specie del pubblico maschile (ma non solo, a quanto ho saputo) è stata però la bassista Silvia Selvaggia Rossato, che oltre alle sue movenze scatenate e sensuali, personalmente mi ha impressionato per il groove sprigionato dalle sue quattro corde, a potenziare ancora di più il riffage della band, un muro sonoro potentissimo e dannatamente efficace dal vivo; completava il quadro Elena Fiorenzano dietro le pelli, che pur non impressionando per tecnica, compensava ampiamente, oltre che con una precisione in ogni caso apprezzabile, con una prestazione tutta “di pancia”, percuotendo su piatti e tamburi con una violenza incredibile, anche vista la sua esile corporatura. Il tutto è stato aiutato anche da un sound che se per le prime due canzoni ha leggermente teso ad impastarsi, è stato poi corretto ed è risultato davvero eccellente, con tutti gli strumenti perfettamente udibili e che si mescolavano perfettamente senza accavallarsi, cosa estremamente rara per i concerti di questo genere. Nonostante quanto detto fin’ora, il punto di forza maggiore della band è però la musica stessa: il power trio, come già scritto nella recensione, ci sa veramente fare, ed ogni brano ha almeno un riff o un passaggio degno di apprezzamenti. Il concerto è perciò proseguito senza mai cali di sorta, presentando una scaletta divisa esattamente a metà tra pezzi del demo ed inediti (cinque a testa), con i primi di cui ho apprezzato in maniera specialeThe Woodwose e Stormborn, mentre dei secondi mi hanno colpito Sleipnir e soprattutto Wölfhunter (che mi ha stupefatto, visto che il suo riff è molto simile a quello di una canzone da me composta tempo fa del tutto indipendentemente!). Dopo un concerto lungo, ma senza mai un attimo di noia, la band annuncia l’ultima canzone, Fortress in the Mist, con mio relativo dispiacere, siccome una delle mie canzoni preferite di Hyborian Age, The Melnibonean, è stata fin’ora omessa: il pubblico ormai entusiasta, però, dopo la fine, chiede a gran voce il bis, ed allora la band decide di proporre proprio il pezzo in questione (che seppur sia l’unico che forse rende più su disco che dal vivo, è stato in ogni caso decisamente apprezzabile), il quale mette la definitiva parola fine ad un grandissimo concerto, che come a controbilanciare il demo è probabilmente il migliore, tra le date underground a cui ho assistito da queste parti, tant’è che come ringraziamento (ma anche per il fascino che mi fanno gli LP) alla fine ho acquistato la versione in vinile di Hyborian Age. Per la bravura ed anche per la simpatia (che ho appurato chiacchierando brevemente con i membri nel dopo-concerto) dimostrate, i miei più vivi complimenti ai Kröwnn, quindi!
Scaletta Kröwnn:
  1. Charm of Making
  2. For the Throne of Fire
  3. The Woodwose
  4. Wölfhunter
  5. Sleipnir (unicorni)
  6. Stormborn
  7. Gods of Magnitogorsk
  8. Wyvernking
  9. Fortress in the Mist
  10. The Melnibonean
Arrivati a questo punto, c’è rimasto poco da dire: quella di sabato è stata una serata grandiosa, tra le migliori che abbia mai passato ad un concerto underground, senza quasi pecche (a parte l’inizio troppo tardi, ma col senno di poi non è stato così deleterio, dopotutto) e nella quale mi sono divertito tantissimo. Vorrei perciò ringraziare le due band presenti per questo bello spettacolo, ma anche gli organizzatori ed i gestori del locale, al quale spero di poter tornare, se metteranno in piedi un altro evento come questo. Tutto qui, non mi resta altro che dirvi: al prossimo report!
Mattia

P.S. Sulla nostra pagina Facebook, per la precisione qui, trovate un piccolo servizio fotografico sull’evento.

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