Nahabat – Essence (2012)

Probabilmente molti di coloro che leggono Heavy Metal Heaven non sanno cosa sia il dream pop, e del resto nemmeno io ero a conoscenza della sua esistenza prima delle ricerche per questa recensione: solo da poco ho quindi appreso che è un genere sperimentale derivante dal post-punk e caratterizzato da sonorità eteree, ricercate e molto melodiche, volte tutte alla creazione di un atmosfera il più possibile“da sogno” (da cui ovviamente deriva il nome). Sembra essere insomma uno stile musicale quasi agli antipodi rispetto al nostro genere preferito, ma i musicisti in questione di questa recensione, i misteriosi Nahabat, riescono lo stesso nell’impresa di trasportarlo in una dimensione metallica. Il gruppo nasce nel 2011, e giusto l’anno successivo pubblica il suo esordio su disco(e fin’ora unica uscita discografica), l’EP Essence. In esso, la band si produce in uno stile che potrebbe essere ben descritto come la fusione tra un sound black metal con forti ascendenze “post”, da cui viene preso l’impianto della maggior parte dei riff (ed anche la produzione della parte più metallica, che è buona e pulita ma anche scarna come da norma del genere) ed il suddetto dream pop, a cui si conforma l’impostazione dei synth e più in generale tutte le atmosfere; la fusione che ne consegue è un genere molto strano ed originale, che risulta praticamente indefinibile, se non con l’etichetta “avant-garde metal”.
Il compito di dare il via alle danze è affidato a Prelude, un intro strumentale lungo quasi tre minuti ma azzeccato, se non altro perché riesce bene nel trasportare subito l’ascoltatore all’interno del mood sognante e particolare dell’album, presentando tutte le caratteristiche di quest’ultimo, se si eccettua la voce: ecco quindi la struttura intricata e complessa che alterna parti anche diverse tra loro, un basso ed onnipresente tappeto di tastiere, chitarre elettriche ed acustiche che si alternano e si mescolano tra loro, strumenti inediti per il metal (tipo il flauto o il glockenspiel) e più in generale un songwriting che tende a privilegiare di gran lunga l’atmosfera, cosa che peraltro riesce egregiamente al gruppo. Dopo un ulteriore intro coi soli onirici synth, la titletrack Essence entra nel vivo con l’ingresso in scena del pianoforte, accompagnato dalla dolce voce di Satya Lux Æterna, che si sviluppa in un crescendo emotivo e di potenza per la sua prima frazione; quindi, dopo una breve pausa soffusa giunge una sezione ancor più energica, ed in cui il riffage quasi del tutto black metal crea un forte contrasto con la soave voce della cantante, generando un feeling particolare, dalla potenza emotiva imponente ma in qualche modo anche molto tranquillo e delicato. Il brano prosegue quindi variando di struttura, ma comunque mantenendo sempre intatto il proprio feeling ricercato e sognante, che nel complesso la rende una canzone più che buona, il cui unico difetto, non troppo grave peraltro, è probabilmente la lunga parte strumentale finale, che dà un po’ l’idea di incompletezza col suo riff black-oriented su cui sembra dover spuntare da un momento all’altro uno scream che invece non arriva. Dopo un altro lungo preludio, con le eteree tastiere quasi da space ambient, che confluisce in una parte di pianoforte e tastiere dal mood delicato, esplode la Helios Anima vera e propria, la quale ha un mood leggermente più cupo che in passato, riuscendo ad evocare in questo modo un’intensità sentimentale unica ed intensissima, grazie anche al forte pathos dato dalle tastiere simil-sinfoniche. La traccia si evolve, con una parte più lieve sia strumentalmente che dal punto di vista emotivo a far capolino tra quelle più potenti, prima che il ritmo, fin’ora lento, acceleri. Al centro trova spazio una pausa inizialmente di synth solitari, ancora una volta “cosmica” nell’atmosfera, che poi tornano ad essere sinfonici e si uniscono al piano ed al cantato mai così tenue di Satya Lux Æterna; quindi, dopo un interludio di lead di chitarra si avvia una parte ancor più pestata e potente, puramente black metal nel riffage ma che si unisce benissimo alle dolcissime tastiere ed alle delicate vocals, a conclusione di un brano che pur essendo lungo oltre sette minuti e mezzo (praticamente occupa metà del disco), si rivela comunque fantastico, decisamente il migliore dell’album.
Tirando le somme, abbiamo un EP con qualche ingenuità e qualche particolare migliorabile, ma che comunque rivela una band che non solo ha trovato un proprio stile, per giunta estremamente originale, ma che riesce anche a farlo funzionare bene, nonostante la differenza radicale tra i due generi che fonde. Oltre alla particolarità, però, Essence presenta tutto sommato anche una buona qualità e fa ben sperare per l’esordio discografico del gruppo, Amor.Gnosis.Quantum, che sta per essere concluso proprio in queste settimane ed io, da par mio, in virtù di questo non posso che attendere con curiosità di poterlo ascoltare.
Voto: 75/100 (massimo per demo ed EP: 80)
Mattia
Tracklist:
  1. Prelude – 02:55
  2. Essence – 04:56
  3. Helios Anima – 07:34
Durata totale: 15:37
Lineup:
  • Satya Lux Æterna – voce e programming
  • Khvarenah – chitarre, basso, glockenspiel
  • Draumar – arpa, pianoforte, tastiere
  • Mahanuragah – flauti
  • Anamnesi – batteria
Genere: avant-garde metal
Sottogenere: post-black metal

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