Libro: Lords of Chaos, di Didrik Søderlind e Michael Moynihan

La novità di quest’anno saranno le recensioni speciali, che riguarderanno tutto il materiale non esclusivamente musicale a proposito del mondo del metal. Saranno inclusi in questa categoria anche i video DVD delle band, che pur venendo trattati pressappoco come i dischi (al contrario dei libri, che avranno articoli più corti e senza voto), saranno anch’essi designati come “recensioni speciali”.
E’ difficile che un libro sia insieme celeberrimo e difficile da trovare, ma a volte capita anche questo, ed il caso di specie è proprio esemplare da questo punto di vista: Lords of Chaos è stato infatti certamente uno dei libri che ho avuto più difficoltà a reperire, nonostante sia stato un caso letterario a suo tempo, ed abbia una gran notorietà, specie all’interno della sottocultura metal.
Andiamo con ordine, comunque sia: il libro in questione è un’inchiesta scritta alla fine degli anni ’90 dai giornalisti Didrik Søderlind (norvegese) e Michael Moynihan(statunitense), e come si può forse immaginare dal sottotitolo, la storia insanguinata del metal satanico, l’argomento principale è il black metal norvegese. Chiariamo subito che Lords of Chaos non è il tipico libro metal: l’elemento squisitamente musicale è infatti quasi trascurato, e del resto dai pochi accenni che gli autori ne fanno si capisce che non sono certo esperti del nostro genere preferito; sono infatti altri gli argomenti principali che vengono trattati, come scritto nei prossimi tre paragrafi (che però, se non volete rovinarvi la lettura, potete anche saltare).
Dopo un preambolo che tratta del satanismo nella musica rock e metal e poi parla della storia di quest’ultimo in breve, la prima parte del libro è praticamente tutta di cronaca, e racconta la nascita della scena norvegese a partire dalla fondazione dei Mayhem fino alla sua esplosione a livello internazionale, concentrandosi in particolare su tre personaggi, Øystein “Euronymous” Aarseth, il “Conte  Grishnackh” Varg Vikernes e Bård “Faust” Eithun, e per estensione sul trittico delle loro band (rispettivamente, gli stessi Mayhem, Burzum e gli Emperor). Le parole degli autori ci conducono, alla nascita del negozio Helvete di Oslo e dell’ipotetico Black Metal Inner Circle, l’organizzazione criminale che si diceva vi fosse dietro; assistiamo quindi all’omicidio da parte di Bård Faust ai danni di un omosessuale, ed alla rapida escalation di chiese bruciate, fino ad arrivare al culmine assoluto della violenza con l’assassinio di Euronymous perpetrato da Grishnackh, il tutto descritto con taglio forse un tantino sensazionalistico, ma comunque efficace; tutti gli aneddoti qui presenti la rendono, complessivamente, la parte più interessante del libro.
La seconda sezione del testo si allontana dai fatti di cronaca per orientarsi sul lato più concettuale del movimento black metal: lunghi capitoli sono quindi dedicati  a disquisizioni sul satanismo e sul paganesimo odinista, con interviste anche a nomi illustri, come per esempio quella al fondatore della chiesa di Satana, Anton LaVey. Nel mezzo trova posto anche un capitolo dedicato tutto a Varg Vikernes, Count Quisling, del quale vengono sviscerate le discutibili idee e posizioni filosofiche, religiose e politiche. Proprio queste ultime sono poi il punto di partenza per un altro filone d’indagine, relativo alle connessioni tra black metal e nazionalismo/nazismo. L’intera sezione sembra meno accurata della precedente, e gli autori sembrano imbarcarsi a tratti in qualche svarione, ma comunque anche questa parte è ricca di informazioni  e in ogni caso stimolante.
La terza ed ultima parte del libro riprende la cronaca, e si concentra sul black metal al di fuori della Norvegia. Vengono così narrati altri misfatti accaduti in varie parti del mondo, in maniera molto sintetica; con approfondimento viene trattato solo il caso dell’omicidio del giovane Sandro Beyer da parte dei membri della black metal band tedesca Absurd, ai quali è dedicato un intero capitolo, Furor Teutonicus. Il libro si conclude quindi con la preoccupazione degli autori, che si chiedono se in futuro il black metal potrà essere limitato, o se la sua capacità distruttiva aumenterà sempre di più, come all’epoca sembrava, anche se col senno di poi possiamo dire che fortunatamente questa profezia catastrofica non si è avverata.
Una nota va fatta anche allo stile in cui il libro è scritto (o meglio, tradotto): è molto asciutto e soprattutto scorrevole, tanto che l’ho letto in pochissimi giorni. E’ questo insomma un testo molto interessante nel suo complesso, vista anche la grande quantità di aneddoti e di dettagli raccolti da Søderlind e Moynihan nella loro inchiesta; forse, come già detto, qualche incomprensione e qualche particolare impreciso c’è, ma comunque non inficia la qualità dell’opera. Lords of Chaos è perciò, in conclusione, un bel libro da avere ma soprattutto da leggere, sia che siate fan del black metal, sia che siate semplicemente curiosi di aumentare la vostra cultura personale.
Mattia

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