Domande e Risposte – Dreamsteel

Tra i tanti gruppi italiani underground che abbiamo recensito su Heavy Metal Heaven nel corso della nostra storia, i Dreamsteel (o meglio dreamSteel, come l’ensemble capitalizza il proprio monicker) sono tra i più originali, col sound a metà tra metal ed elettronica che propongono nel loro EP 2.013. Proprio questa loro particolarità mi ha spinto a fare loro alcune domande: senza indugio, lasciamo quindi lo spazio alle risposte dei membri del gruppo.

Per cominciare, raccontateci la storia della vostra band…
Daniele “Power” Mazzanti: La band si forma nel lontano ’99. Diciamo che si forma di nome dal momento che della “squadra” originale sono l’unico sopravvissuto. Inutile dire che i mutamenti di formazione, di interessi musicali e il nostro evolverci come persone e musicisti hanno condizionato pesantemente lo stile e le influenze della band. Siamo partiti come gruppo prettamente power metal ma di questa radice si è perso praticamente tutto. Il progetto DreamSteel, già forte di diversi demo/promo/ep e dischi autoprodotti nelle maniere più disparate prende definitivamente forma con l’ingresso di Marco alle Keys nel 2006. 
Dopo un intenso lavoro di songwriting vede la luce disco che sancisce l’identità della Band: “You” prodotto da My Kingdom Music. Il disco ha riscosso un ottimo consenso e ci ha portato ad esibirci su palchi decisamente importanti.
Però vedi, noi siamo una band in continua, lenta e inesorabile evoluzione. Verso cosa ovviamente non si sa. Il nostro approccio al songwriting è viscerale; non ci siamo mai chiesti “funziona? Piacerà? E’ nel nostro stile? E’ coerente al genere che facciamo?” noi buttiamo già le idee che ci piacciono punto e a capo. E siccome come musicisti abbiamo una continua mutazione personale di gusti e interessi questo si riflette nella musica che facciamo. Se nel successivo DSD 2011 si poteva già sentire il “vento di cambiamento” sicuramente “2.013″ è la fotografia esatta di quello che siamo in questo momento.
Il vostro ultimo EP, 2.013, è uscito ormai da alcuni mesi: in che modo è stato recepito, dai fan ma anche dalla critica?
Marco Zichittella: Abbiamo avuto un buon riscontro da parte dei nostri fan, soprattutto all’estero (Stati Uniti in particolare). La “critica” ha confermato quanto sia azzeccato il termine utilizzato per definirla… Scherzi a parte, abbiamo ricevuto qualche manifestazione di stupore, qualche volta sfociato appunto in critica (anche feroce!), ma nulla che non ci aspettassimo. 
Quando abbiamo scritto e deciso di pubblicare 2.013 sapevamo che avrebbe inevitabilmente “fatto rumore”, data la presenza di connotati musicali che per molti cultori del metal e dell’hard rock classico ancora oggi rasentano la blasfemia (mi riferisco ovviamente agli inserti puramente elettronici e, in generale, alla costante presenza di suoni ed ambientazioni che possono risultare in contrasto con le origini power metal della band). D’altra parte, se la nostra evoluzione musicale ci porterà a perdere qualche consenso acquisito in passato ce ne faremo una ragione, soprattutto nella misura in cui, come crediamo, sarà proprio la stessa evoluzione a farci guadagnare, auspicabilmente, consensi e fan tra coloro che prima non ci apprezzavano.
Il vostro stile è molto originale, mescolando il metal con musica elettronica anche della parte più “mainstream”. Come è nata l’idea di questa unione?
MZ: Più che di un’idea, si è trattato di un istinto al quale abbiamo voluto dare sfogo. Come tutte le band, siamo continuamente bombardati da “condizionamenti” che provengono dall’universo musicale e che, anche inconsciamente, si trasformano in inspirazione compositiva. Il metal è una componente fondamentale delle nostre origini e che oggi è ancora certamente presente, ma è inevitabile che anche la componente elettronica, sempre più presente nella musica che ci circonda, rappresenti ormai una parte importante dei “dati” immagazzinati (volutamente e non) nella nostra mente.
Alla fine quindi ci è venuto semplicemente spontaneo provare ad accostare un suono o un riff di tastiere marcatamente electro ad un muro di chitarre elettriche: ci siamo accorti che le due cose, almeno alle nostre orecchie, non cozzavano affatto ed anzi nell’insieme si completavano.
Sempre sul vostro genere: come ho scritto nella recensione di 2.013, io ho molto apprezzato la vostra originalità; non temete, tuttavia di poter non piacere né al “metallaro medio”, per il quale la musica dance è una nemesi assoluta, sia all’amante di quest’ultima, che potrebbe trovarvi troppo pesanti e poco melodici?
Alessandro Antonelli:Non lo temiamo…è proprio così come dici! Ma ciò non ci preoccupa. Questo, non per una forma strana di masochismo, ma perché ritengo sia normale che ad una evoluzione di stile della band, corrisponda una evoluzione della “fan base”. Il punto di distacco tra il “metallaro medio” o il “discotecaro” dalla nostra musica, nasce dal fatto che loro si trovano in piena sintonia con i cliché dei rispettivi generi, mentre io credo che l’ascoltatore dreamSteel sia fondamentalmente un deluso, annoiato dalla solita proposta. Se al “metallaro medio” non piace la nostra nuova proposta, ha migliaia di CD nostalgici da cui attingere in caso di “sindrome da sconforto post dreamSteel”…mostri sacri che non ha senso scimmiottare nel 2014…
La mia canzone preferita dell’EP è senza dubbio Stolen Fate: potete parlarci di essa?
AA: Mi fa piacere ti sia piaciuta! Beh..anche a me non dispiace…scherzi a parte… Stolen Fate ha un testo molto diretto che esprime il nostro senso di sconforto nel vedere come negli anni “la macchina” si sia mangiata il nostro futuro.D’altro lato questo furto ci ha reso maggiormente consapevoli delle nostre capacità che difficilmente in condizioni agiate sarebbero emerse….di necessità virtù…
I brani del disco sono di qualità decisamente alta, come ho affermato in sede di recensione; credo tuttavia che la buona riuscita di 2.013 sia dovuta in parte anche al sound che avete impostato, molto pulito ed accurato. Avete lavorato a lungo su questo particolare?
DPM: Sì abbiamo lavorato moltissimo su questo aspetto. Innanzitutto a livello di “band” abbiamo profondamente mutato i nostri “rispettivi” suoni personali. Gli archi sinfonici della tastiera hanno ceduto il passo a Synth al vetriolo; il basso è diventato più aggressivo e graffiante. Per conto mio ho avuto un importante “salto” dal classico amplificatore testata/cassa con relativa pedaliera ad un sistema digitale al 100% (sì lo so che i puristi storceranno il naso). Adesso suono con una scheda audio line6 ux2 collegata ad un macbook pro ed uso i plugin PodFarm di Line6. Dal vivo gestisco il setup dei suoni con MainStage che mi permette di programmare la scaletta dei brani con tutti i setup necessari in modo da dover solamente “avanzare” di suono in suono durante l’esecuzione.
Ovviamente questo cambio di direzione ha dato un suono alla band più pulito, tagliente e soprattutto moderno.
Per registrare il disco ci siamo messi nelle sapienti mani di Simone Mularoni dei Domination Studio di San Marino. Come sempre il lavoro è stato sopra alle aspettative e non possiamo che ringraziarlo per questo. Penso che l’album abbia un impatto davvero devastante a livello sonoro pur mantenendo un suono pulito e generoso nell’evidenziare tutte le singole parti degli strumenti. Rispetto ad un classico disco metal indubbiamente le chitarre cedono un po’ il passo ai suoni di tastiera ma questa era la direzione che volevamo prendere; volevamo un suono moderno e attuale.
Domanda banale: quali sono le vostre principali influenze?
dreamSteel: Come si può comprendere da quello che dicevamo riguardo alle ispirazioni, i generi e le band sono davvero tante e varie. Dunque, oltre ai richiami hard rock e metal che potete immaginare, c’è il metalcore, il dubstep, persino la musica classica e neo classica. Andiamo da Asking Alexandria, Rammstein, Evergrey, Ark, Dream Theater (quando erano veramente ispirati!), We Came as Romans, Bring Me the Horizon, Dead by April, Dead by Sunrise, Sonic Syndicate, Editors, per poi passare a Chopin, Giovanni Allevi ed Yiruma, e finire con Skrillex, Nero, Zomboy e i nostri amici Sinaver!
Questi ultimi con i quali stiamo già da mesi lavorando ad un progetto di cui sentirete parlare a breve… e che, come nel nostro stile, farà molto rumore!!!
Altra domanda più o meno sullo stesso tema: vi sono gruppi o musicisti, metal o meno che siano,  che pur essendo molto lontani dal vostro stile amate o che addirittura riescono ad influenzarvi?
dS: Buona parte della risposta è già sopra, ma per non farci mancare nulla, aggiungiamo alla dubstep anche la dance e la trance, con nomi che potrebbero far accapponare la pelle a qualche purista: Krewella, Avicii, Tristam, Guetta, ma anche Scooter, Tiesto,e tanta roba dei ’90!
Quali sono i progetti futuri dei Dreamsteel?
dS: Come accennato, stiamo lavorando al progetto con i Sinaver, con i quali stiamo realizzando un video che uscirà a breve in occasione della presentazione del pezzo. Contestualmente stiamo lavorando alla stesura di alcune nuove canzoni e alla registrazione di una “sorpresa” dedicata ai nostri fan più “sensibili”… 😀
Il nostro obiettivo è quello di uscire dal canone del fare un disco ogni tot; ma vorremmo mettere sul mercato continuamente nuove canzoni e nuove idee in modo da “scrivere” foto per foto la nostra evoluzione artistica in ogni frangente. I moderni canali di vendita (iTunes, Amazon, Google Play, Spotify etc etc) lo permettono e allora pensiam sia giusto “emanciparsi” dal concetto di “album” e continuare ad autoprodurci come per 2.013 e buttare fuori continuamente nuovo materiale. Chissà, magari nel 2014 facciamo un 2.013S!!!
Il finale è sempre a piacere: a voi il compito di concludere l’intervista.
dS: Venite a trovarci sul nostro sito: www.dreamsteel.it; è un portale molto curato su cui potete trovare tutte le info e le news della band; recensioni, interviste, foto; potete ascoltare le anteprime dei nostri brani e conoscere tutto ma proprio tutto del nostro mondo.
Come saluto, parafrasiamo una frase dal film: “Airheads una band da lanciare”: ‘se è troppo digitale sei troppo vecchio!!!’
Ed io saluto voi, ringraziandovi per la disponibilità e per la simpatia. Alla prossima intervista!
Mattia

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