Tetrarchate – Symposium of the Tetrarchs (2014)

Come ormai saprete se siete lettori abituali di Heavy Metal Heaven, non sono un grandissimo fan della rinascita thrash metal negli ultimi anni: trovo difatti il genere, come già detto altrove, con poche idee e più in generale troppo derivativo dai grandi nomi del passato. Non è giusto tuttavia fare di tutta l’erba un fascio: di questo revival fanno parte anche gruppi che risultano significativi, o anche che hanno qualche spunto di originalità, e proprio a quest’ultimo caso si può ricondurre la band di questa recensione, i Tethrarchate. Il gruppo nasce nel 2006 nella provincia di Pesaro-Urbino e nel 2010 produce il primo parto discografico, il demo Onward; quest’anno arriva quindi un nuovo prodotto, l’EP Symposium of the Tetrarchs, quello di cui parliamo qui. In esso, la band si produce in un genere, come detto, che pur non inventando nulla risulta comunque personale: è difatti un thrash metal anche aggressivo ma molto più melodico della media del genere, e che presenta alcune influenze particolari provenienti in parte dall’heavy metal classico, in parte addirittura dal power metal estremo di band come Children of Bodom e Wintersun; a quest’ultimo si confà anche la voce del chitarrista Andrea Biondi, roca e simile allo scream da melodeath. Se tutte queste caratteristiche sono positive, l’EP ha però due difetti: il primo, piuttosto veniale in verità, è proprio il suddetto cantato, che seppur buono per tonalità, a tratti risulta un po’ piatto; soprattutto però, da migliorare sarà la sua pronuncia inglese, che non risulta per ora molto accurata. L’altra criticità del disco, più importante, non è stilistica quanto della registrazione in se: essa sembra essere stata fatta in maniera piuttosto frettolosa, ed il suono è più da demo che da EP, con le chitarre che non riescono ad incidere quasi per nulla e più in generale una poca accuratezza; se ciò comunque non rovina del tutto la buona riuscita del disco, ne pregiudica comunque in parte la qualità.
Si inizia subito lanciati, con la opener Scar che risulta rapida sia dal punto di vista del ritmo che da quello della struttura, la quale va subito al punto, alternando rapidamente le strofe incalzanti ed i ritornelli più melodici e contando su di un’atmosfera di urgenza vagamente oscura. Si segnala qui la parte centrale con gli strani assoli, i quali aumentano la qualità generale di un episodio che col senno di poi risulta quello di minore valore all’interno dell’EP, ma è lo stesso decente. La successiva Massachertorte (molto divertente come titolo, a proposito!) è una scheggia impazzita brevissima e molto veloce, con dalla sua un riff circolare molto tagliente che nonostante i problemi di sound già citati riesce lo stesso a coinvolgere molto bene con la rapidità ed estrema energia, ed alla fine del suo minuto e mezzo di durata risulta forse non un pezzo memorabile ma comunque qualcosa di molto divertente. Giunge poi Genocide, la cui introduzione è lenta e distesa, retta com’è da un mid tempo che poi spunterà fuori spesso lungo la canzone, inframmezzato da momenti più veloci e thrashy ma che comunque risultano meno aggressivi e più melodici che altrove; il tutto è inoltre accomunato da un’atmosfera molto particolare, di difficile descrizione, che però si rivela avvolgente ed in ultima analisi il vero punto di forza della traccia. Ben fatto risulta anche l’impianto ritmico, specie durante le strofe col loro bel riff, e buona è anche la parte conclusiva, praticamente del tutto strumentale, che mette la parola fine al brano migliore del disco. Dopo una lunga introduzione, inizialmente solo veloce e che poi si implementa anche per potenza, parte Chant of the Forsaken, l’episodio del disco in assoluto più influenzato dall’heavy metal propriamente detto, possedendo un riffage a metà tra il thrash melodico del gruppo e certi momenti con anche più di un retrogusto dal genere heavy metal classico, potendo ricordare gruppi teutonici come Running Wild o primi Grave Digger. La canzone si rivela, inoltre, la più complessa del lotto, visto che al centro si avvia una frazione ancor più melodica ed anche con un pathos maggiore di quella del resto di essa (il quale in ogni caso non ne manca), che valorizzano questa frazione e preludono alla ripresa della parte iniziale ancor più intensa nel feeling, per poi concludere la song e l’EP con essa.
Abbiamo insomma un mini disco con dei buoni pezzi, e che non viene troppo compromesso dai suoi difetti, risultando comunque abbastanza positivo. Certo, i Tetrarchate deve ancora maturare e migliorare le proprie capacità tecniche e i propri mezzi (specie in sala d’incisione), ma comunque la sostanza c’è, ed essendo la loro proposta più originale di quella di tante band tutte uguali uscite ultimamente, se riusciranno a  risolvere i propri problemi potrebbero riuscire a fare anche molto bene, in futuro. Se ci riusciranno, sarà il tempo a dirlo, ma da parte mia io spero davvero che ciò possa avverarsi!

Voto: 67/100 (massimo per demo ed EP: 80)
Mattia
Tracklist:
  1. Scar – 03:21
  2. Massachertorte – 01:30
  3. Genocide – 04:54
  4. Chant of the Forsaken – 05:16
Durata totale: 15:01

Lineup:
  • Andrea Biondi – voce, chitarra
  • Nazario Biscotti – chitarra
  • Andrea Aratari – basso
  • Alex Masini – batteria
Genere: thrash metal
Sottogenere: melodic thrash metal

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