Domande e Risposte – Nahabat

Come ho scritto nella loro recensione di qualche settimana fa, i Nahabat mi hanno molto colpito: il loro genere sperimentale e molto particolare, seppur un po’ acerbo, mi aveva infatti affascinato ed incuriosito. E’ proprio per questo che gli ho rivolto alcune domande, a cui il gruppo ha risposto quasi a tempo di record; senza ulteriore indugio, lascio perciò spazio alla cantante e leader Satya Lux Æterna e al bassista Adres.

Come prima cosa, raccontateci la vostra storia…
Satya Lux Æterna: In verità, la nostra è una “storia” decisamente recente, soprattutto se prendiamo in considerazione l’attuale formazione, che ha appena un annetto di vita! Diciamo che i Nahabat erano in cantiere già da diverso tempo, anche se più a livello embrionale e di desiderio personale che altro. La prima, scarna line-up era composta da null’altro che la sottoscritta ed il precedente chitarrista Khvarenah, fra l’altro di nazionalità tedesca, il che per forza di cose portava ad una collaborazione a distanza, fatto che presentava alcuni problemi. Dopo qualche tempo si sono uniti a noi varie conoscenze ed amici con i quali abbiamo realizzato e registrato Essence, basato su del vecchio materiale da me composto per un defunto progetto Ambient e poi riarrangiato in chiave elettrica. Alcuni, come Draumar e la nostra flautista Anna, sono ancora con noi, mentre Anamnesi è giustamente ed ovviamente oberato di impegni musicali che per lui sono, in maniera del tutto comprensibile, una priorità.
Adres: Ed è qui che entro in scena io. Io e Satya siamo in contatto da molto tempo, la conobbi anni fa grazie al suo primo progetto, gli Streben, e da allora siamo rimasti in contatto essendo io un ammiratore della suddetta band e lei un estimatrice del mio progetto musicale i Deadly Carnage. Venni subito a sapere dei Nahabat, sin dalla loro fase embrionale, e trovai nel loro EP d’esordio estremamente interessante. Poi un giorno, Satya mi contattò, il suo obbiettivo era quello di rinnovare totalmente la line-up della band, per poter registrare l’album d’esordio, con i precedenti membri per un motivo o per l’altro non poteva proseguire. Satya voleva reclutarmi come bassista e sono stato piu’ che felice di accettare la proposta! Ho deciso poi di smuovere le acque a modo mio e ho portato n line-up Marco Ceccarelli, il mio batterista nei Deadly Carnage. La sua presenza per me era fondamentale, è un musicista del quale mi fido ciecamente per bravura e professionalità, la sua entrata nei Nahabat per me è un sinonimo di garanzia e sicurezza. Successivamente ho deciso di far entrare in line-up anche Mike Crinella, un chitarrista estremamente versatile, conoscente di lunga data e stretto collaboratore. Non appena ho sentito il materiale composto da Satya la prima parola che mi è venuta in mente è “versatile” e di conseguenza il nome di Mike Crinella mi è saltato alla mente in maniera automatica. Sono questi i Nahabat odierni!

Qual è il significato del nome del vostro gruppo?
Satya:“Nahabat” è un termine in uso nel subcontinente Indiano, usato per designare una torre, presente in alcuni complessi templari, nella quale viene suonata della musica sacra. Per farla breve, è un monicker che sintetizza in maniera abbastanza esaustiva il concept e gli obiettivi che stanno alla base della musica della band.
Il vostro EP Essence è uscito nell’ormai lontano 2012, e potete perciò farne un bilancio anche piuttosto accurato. Come è stato recepito in generale, quindi, dalla critica ma anche dal pubblico?
Satya: Essence non ha conosciuto una grande diffusione, in parte anche a causa della mia riluttanza, in quanto, dal punto di vista musicale, mi è difficile trovare soddisfazione in quello che faccio. La mia prova vocale era abbastanza acerba, dato che avrei iniziato a studiare canto solo di lì a poco. Da un altro punto di vista, invece, cioè quello più sentimentale ed individuale, custodisce una parte importante di me. Posso dire che le (relativamente poche) recensioni che abbiamo avuto per questo Ep non contenevano nessuna critica particolarmente feroce, anzi, i giudizi sono stati tutto sommato unanimemente positivi, e conosco alcuni ascoltatori che l’hanno recepito con molto entusiasmo e trasporto.
Il vostro genere è una fusione tra un metal di matrice post-black ed una forte componente dream pop, con un uso esteso di strumenti anche insoliti almeno per il metal. Da dove vi è venuta l’idea per la creazione di questo originalissimo connubio?

Satya: Ti ringrazio molto, anche se non credo sia ancora possibile fare qualcosa di realmente originale e rivoluzionario nella musica di oggi, almeno a livello stilistico/formale. Penso che ci sia una certa componente di unicità che deriva dal modo di intendere il progetto e la Musica (in generale) in sé. Per quanto riguarda Essence, l’origine, di fatto, non è stata propriamente un’idea, ma una vibrazione sottile che volevo esternare in note. Da questo “cuore” si è diramata tutta la struttura dei pezzi ed il loro rivestimento strumentale. Ad ogni modo, non lo considero come il “nostro genere”, ma semplicemente come ciò che era opportuno fare in quel preciso momento. Questo proprio perché ci tengo a mantenere il modus operandi che ho descritto sopra, quindi libertà artistica totale.

Se vi va di rivelarcelo, di cosa parlano i vostri testi?
Satya: I testi sono incentrati su tematiche esoteriche, occulte e spirituali, ovvero una parte estremamente importante della mia esperienza che cerco di riportare in una maniera che possa essere soggettiva ed Universale al tempo stesso, anche se, forse, su Essence si sbilanciavano di più verso la prima. A tal proposito, la title track dell’Ep è più legata alla particolare energia di un luogo a me molto caro in cui ho trascorso delle esperienze interiori particolarmente importanti, specie durante gli Equinozi di Primavera.
Domanda tipica da intervista: quali sono i gruppi che maggiormente vi hanno influenzato?
Satya: Stilisticamente, chiunque, come è normale che sia per tutti i gruppi di questo mondo, può trovare richiami ad altri gruppi nel sound dei Nahabat, ma è una cosa involontaria. Ci sono dei songwriters e compositori che considero “affini” a me nel senso che ritrovo parti di me stessa nelle loro creazioni, parti che poi inevitabilmente finiscono nella musica nella misura in cui le assimilo e le reimmetto in ciò che scrivo. In questo senso potrei dirmi influenzata da tutto e da niente. Per restare nell’ambito del metal, posso citare primissimi Dornenreich, Midnight Odyssey, In the Woods…, Klabautamann, Draumar, Autumnblaze, Kvist, Windir, Kauan come band che ho sempre sentito mie, ma so già che mi pentirò di aver stilato questo breve elenco perché sicuramente sto lasciando fuori più di qualcuno.
Altra domanda tradizionale, almeno per me: vi sono gruppi o musicisti, metal o meno, molto lontani dal vostro stile ma che amate, o addirittura che hanno qualche influsso sul vostro stile?
Satya: Qui potrei scriverti un papiro. Di fatto, pur essendo profondamente legata al Black Metal (non tanto come scena, quanto come modalità di espressione creativa), la maggior parte delle cose che ascolto viaggia su tutt’altre coordinate, perciò se voglio attingere a questo “serbatoio” di codici comunicativi diversi non mi metto problemi a farlo, dipende da cosa ritengo più adatto a veicolare un certo concetto. Il Black Metal per me è e sarà sempre qualcosa di essenziale, ma in fatto di ascolti non mi faccio problemi a spaziare dallo Zeuhl all’Ambient passando per il Grunge, il Neofolk e l’Industrial … o l’Italodance ultratamarra dei primi anni novanta (e ti posso assicurare che anche quest’ultima ha fatto la sua parte…). Ti confesso che in un brano del nuovo disco c’è in effetti un piccolo tributo nascosto a David Bowie… 
A quanto ho capito, voi siete esclusivamente una studio band. E’ una scelta dettata semplicemente dalla difficoltà di avere tanti strumenti tutti insieme in sede di concerto, e potendo risolvere questo problema comincereste anche voi a programmare date, oppure avete deciso per convinzione “filosofica” di non farlo?
Satya: In realtà a me piacerebbe davvero molto portare i Nahabat on stage, ma, come hai sottolineato, le difficoltà non mancano. Sicuramente non è una cosa che, ahimé, riesco a vedere nel nostro immediato futuro. Chissà…
Il vostro full lenght d’esordio, Amor.Gnosis.Quantum, è attualmente in fase di realizzazione. Cosa ci dobbiamo aspettare da esso?
Satya: L’ “abito esteriore” sarà un po’ differente, ma l’ “essenza” è senza dubbio la stessa. Per certi versi è un lavoro un po’ più variegato dal punto di vista delle influenze, che al tempo stesso deve molto all’impeto del Black Metal più del suo predecessore. Fondamentalmente, guardando oltre la superficie si capisce che, in realtà, non c’è nulla di stravolto o alterato rispetto all’origine.
Il finale è sempre a piacere: a voi perciò l’onere di concludere quest’intervista…
Satya: Grazie a te, è stato un piacere condurre questa prima intervista! E, naturalmente, un grazie a quei pochi ma buoni che ci hanno supportato sia a livello musicale che, soprattutto, umano.
Ed io ringrazio voi per la disponibilità. Alla prossima intervista!
Mattia

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