Sentinum – Grace and Glory (2013)

Per chi ha fretta:
Con un monicker che colpisce almeno chi vive nella mia stessa zona delle Marche, i fiorentini Sentinum sono però validissimi anche a livello musicale: lo dimostra l’EP d’esordio Grace and Glory (2013). Si tratta di un lavoro interessante già a livello di stile, un folk metal che si rifa ai nomi storici ma con un piglio personale e un’ottima cura per il suo lato melodico. Ma il suo punto forte è l’atmosfera epica che si evoca: accompagna bene il concept sulla “battaglia delle nazioni” avvenuta proprio nell’antica Sentinum tra romani e una lega di popoli avversi. Si tratta del punto forte che rende ogni canzone eccezionale, in special modo la title-track e Battle of Sentinum: anche le altre però non sono da meno, in una scaletta praticamente senza sbavature. Per questo, alla fine Grace and Glory si rivela un EP perfetto, grandioso sia in chiave presente che in prospettiva futura!

La recensione completa:
Quando scandaglio il web alla ricerca dei dischi che mi servono per completare la mia scaletta di recensioni, succede che io trovi gruppi che mi impressionano inizialmente per caratteristiche al di fuori della musica da loro espressa. Uno degli esempi più eclatanti in tal senso è proprio quello della band di questa recensione: essendo la mia attività commerciale praticamente sopra il fiume Sentino, ed abitando a pochi chilometri dalla città romana da cui esso prende il nome (l’attuale Sassoferrato), il monicker dei Sentinum mi ha fortemente colpito fin da quando ho appreso della loro esistenza. Comunque sia, il gruppo nasce a Firenze addirittura nel 2006, ma non esordisce subito come tante band odierne, anche per colpa di una certa instabilità della formazione; la prima uscita discografica, l’EP Grace and Glory, arriva perciò solo l’anno scorso. In esso, l’ensemble si propone in un folk metal che seppur chiaramente influenzato da gruppi come Ensiferum, Turisas ed anche dai nostrani Furor Gallico, risulta comunque abbastanza personale, in virtù di una proposta sì d’impatto ma anche meno estrema di tanti altri gruppi simili, con una buona cura anche per il lato melodico, in fase di songwriting; caratteristiche di questo stile, in particolare, sono le varie influenze, che provengono in parte dal melodeath ma anche, a tratti, dal metal classico, e soprattutto un’attenzione particolare verso l’evocazione di un atmosfera epica, che insieme ai testi li rende classificabili anche come pagan metal. Il tutto è inoltre molto ben unito, e ne risulta un lavoro compatto e di qualità alta, come vedremo tra pochissimo (del resto il mio criterio di scelta non si basa mai sull’impressione iniziale, ma sempre e solo sulla musica); a rendere l’opera ancora più suggestivo è inoltre lo sfondo lirico dell’EP, che è ai fatti un vero e proprio mini-concept album su quella battaglia che è alla vera origine del nome della band, avvenuta proprio nei pressi di Sentinum nel 295 avanti Cristo tra i romani, coi loro alleati piceni, ed una lega di popoli loro avversi, una delle più grandi del mondo antico (è proprio per questo chiamata appunto “battaglia delle nazioni del mondo antico”), che spianò la strada alla nascente potenza romana. Prima di cominciare, una parola anche per la produzione: il suono generale non è perfetto, ma comunque tutto sommato risulta pulito e professionale, valorizzando nella giusta maniera le composizioni dell’ensemble. 

L’intro strumentale di rito al disco (ed alla battaglia), Night of Imbrinium, comincia con pianoforte e suoni di violini per poi diventare un incalzante pezzo orchestrale, in un affresco immaginifico che sembra quasi la colonna sonora di un film guerresco: un’introduzione insomma più che adatta per un album del genere.  Il momento della battaglia arriva quindi quasi inaspettatamente: Grace and Glory irrompe con elettrica pesantezza, per poi prendere quasi subito una piega epica, grazie al’accompagnamento di tastiere semi-orchestrali di Francesco Mecacci e dei cori che qua e là punteggiano la canzone. Quest’ultima ha una struttura abbastanza classica, composta dalle strofe più pestate che confluiscono poi in ritornelli più liberatori ed energici, in cui il versatilissimo cantante Matteo Biondi abbandona  il growl per un cantato pulito molto evocativo. Bello anche l’assolo centrale di chitarra, di vago retrogusto power, coronamento di un brano che pur risultando col senno di poi il minore del disco (se poi di questo si può parlare, visto che la qualità si mantiene più o meno uguale lungo tutti i 23 minuti dell’album), è comunque di qualità altissima. Un breve interludio di sola musica folk, coda della song precedente, e poi lo scontro entra nella sua fase più accesa, con le forze nemiche di Roma che prendono il sopravvento; la situazione sembra volgersi al peggio per i romani, così uno dei capi dell’esercito, il console Publio Decio Mure, invoca su di se la devotio, rito pagano che prevedeva il sacrificio cavalcando in solitaria attraverso le linee nemiche, sacrificandosi in cambio della vittoria (atto ben raffigurato anche dal dipinto di Rubens ripreso dalla copertina dell’EP). Come ad evocare la forza estrema di questo gesto, la canzone che ne prende il nome, Devotio appunto, si avvia subito rapida e molto incalzante, riuscendo tuttavia conservare ancora una forte tensione battagliera, generato ancora all’onnipresente tappeto di tastiere. La traccia alterna quindi strofe potenti e death metal-oriented, grazie anche al profondo growl di Biondi, e ritornelli che invece risultano più distesi e quasi da folk alcolico nelle melodie, seppur il feeling sprigionato sia comunque evocativo ai massimi termini; tale falsariga si spezza solo nella frazione centrale, inizialmente più lenta ed anche con un intermezzo soltanto folk, poi più compatta, per arrivare infine a riprendere rapida il tema principale del brano.
Con Battle of Sentinum arriviamo al culmine assoluto delle ostilità, lo scontro che si fa durissimo per tutti i contendenti, siano essi piceni, romani oppure etruschi, galli senoni ed umbri. In questo frangente, la band è addirittura straordinaria, riuscendo a ricreare perfettamente l’atmosfera che si può respirare in battaglia, trasportandovi quasi l’ascoltatore dentro; a tale scopo, ogni musicista ci mette del suo, dalla sezione ritmica terzinata ai riff potentemente battaglieri, passando per le keys dannatamente immaginifiche, coll’apice che si raggiunge nei cori, da urlare coi pugni rivolti verso il cielo, e che danno i brividi nella loro intensità battagliera. Il risultato è come già detto eccezionale: ogni singolo passaggio strumentale ed ogni sezione (a proposito, degna di nota quella finale, più lenta e dal mood ovviamente abbastanza vittorioso, che segna la conclusione della battaglia) funziona a meraviglia, il songwriting è ottimo, e il risultato è l’episodio migliore in assoluto di questo EP, che pure è di qualità media altissima come avrete ormai capito. Arrivati a questo punto, la battaglia è terminata: rimangono solo i corpi dei combattenti caduti, e le lacrime che per loro si versano. La closer track Unfinished Hero comincia, in ossequio a ciò, con un intro soffuso, a cui poi subentra una parte sì metallica ma ancora piena di melodie. Anche il resto del pezzo risulta meno aggressivo del resto, con Biondi che canta sempre in pulito e le melodie che a tratti strizzano l’occhio al metal più tradizionale; il tutto è pregno inoltre di un’atmosfera che abbandona i toni epici del passato per abbracciare un’intensa malinconia, quella degli sconfitti che vedono la potenza della tiranneggiante Roma imporsi, e le loro case ormai date alle fiamme. Le strofe sono così quasi liriche nella loro tristezza, e l’acme lo si raggiunge nei ritornelli, addirittura toccanti per il pathos potentissimo che presentano. Non si può non menzionare pure la frazione centrale, inizialmente soffusa per poi imbarcarsi in un crescendo sempre più intenso, fino alla ripresa della parte principale, ancora più pesante ed incalzante, la quale termina infine una canzone lunga sette minuti ma senza un momento di noia, che non stona nonostante sia diversa dal resto del disco, donando anzi a quest’ultimo un grande finale.
Abbiamo insomma un prodotto grandioso, praticamente perfetto e quasi senza ingenuità, nonché certo lontano da quei tanti EP in circolazione che si rivelano poco più che un demo (il che vuole pure dire, tra l’altro, che se siete fan del folk metal, il consiglio è di recuperare assolutamente questo disco). Concludendo, quindi, i Sentinum sono una delle nuove realtà italiane più promettenti per il futuro, ed io spero quindi che riusciranno a continuare anche in futuro sulla strada tracciata con Grace and Glory: se così sarà davvero, potranno diventare veramente grandi, e da par mio faccio loro i miei auguri che così sarà.

Voto: 80/100 (voto massimo per gli EP: 80)
Mattia
Tracklist:
  1. Night of Imbrinium – 01:58
  2. Grace and Glory – 05:25
  3. Devotio – 04:12
  4. Battle of Sentinum – 04:43
  5. Unfinished Hero – 07:08
Durata totale: 23:26
Lineup:
  • Matteo Biondi – voce
  • Alessandro Defazio – chitarra
  • Walter Gallerini – chitarra 
  • Francesco Mecacci – tastiera
  • Jacopo Romei – basso 
  • Daniele Tumidei – batteria
Genere: folk metal
Sottogenere: pagan metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Sentinum

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