Ensiferum – From Afar (2009)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEFrom Afar (2009) è il quarto album degli Ensiferum.
GENEREIl classico suono che la celebre band finlandese ha sviluppato: un folk metal sinfonico vorticoso ma evocativo e ricercato. In più, testi e atmosfere lo collocano anche all’interno di viking e pagan metal. 
PUNTI DI FORZAUn genere ben realizzato dal punto di vista delle melodie, ma senza tralasciare l’impatto. In più, ottime atmosfere: anch’esse contribuiscono a una scaletta di alto livello e senza quasi momenti morti. 
PUNTI DEBOLIUna registrazione precisa e professionale ma un po’ fredda e plasticosa. Il singolo Stone Cold Metal alla fine si rivela un riempitivo (l’unico del disco). 
CANZONI MIGLIORIFrom Afar (ascolta), Elusive Reaches (ascolta), Smoking Ruins (ascolta)
CONCLUSIONIPur non essendo uno dei migliori album degli Ensiferum, From Afar è un grande lavoro, indispensabile per ogni amante del folk e del pagan metal.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
85
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La scena folk metal finlandese è probabilmente la più ampia e ricca al mondo: è infatti impressionante la quantità di gruppi di assoluto spessore che nel tempo hanno conquistato la notorietà internazionale, a volte senza nemmeno cantare in inglese, fatto questo molto raro nella storia del nostro genere. La ragione di questo successo è probabilmente da ricercarsi negli stilemi delle band in questione: a parte qualche gruppo che fa eccezione (l’esempio più notabile sono i Moonsorrow), la maggior parte dei gruppi folk (ma lo stesso discorso è applicabile ai gruppi death per arrivare fino a quelli power) finlandesi prestano una speciale attenzione all’immediatezza ed al lato melodico della loro musica, ma senza tralasciare l’impatto: il risultato è in molti casi la creazione di un equilibrio perfetto tra melodia e potenza, che rende la scena speciale e, a mio avviso, fantastica. Tra gli interpreti di spicco di questo sound, vanno annoverati certo anche gli Ensiferum: alfieri della branca sinfonica e più moderna del pagan folk metal del paese dei mille laghi insieme ai Turisas, la band si è fatta conoscere coi suoi primi tre album, diventati in brevissimo tempo dei classici, passando anche apparentemente indenne attraverso diversi cambi di lineup. Arrivati alla fine degli anni duemila, il successo della band è ormai immenso, ma il gruppo guidato da Markus Toivonen non era ancora sazio: il 2009 vide la luce il quarto album, From Afar, che si muoveva su livelli forse un gradino sotto i predecessori, ma comunque ancora altissimi, come vedremo tra poco. Prima di cominciare con la recensione, è necessario spendere una parola anche per la produzione, che è forse l’unico difetto, per quanto veniale, presente lungo tutto il disco: il sound risulta perfetto ed accuratissimo, senza nulla da dire sul profilo tecnico, ma forse si rivela anche un pochino freddo e troppo compresso; una produzione anche altrettanto precisa ma più calda e meno plasticosa, sarebbe stata forse migliore ai fini della buona riuscita del tutto.

Si comincia con un lieve e delicato arpeggio che poi, man mano che l’intro By the Dividing Stream va avanti, inizia ad aumentare di intensità, con l’ingresso in scena di strumenti tradizionali e percussioni, un affresco di folk rock molto soffice e dall’appeal medievale. Il preludio va avanti molto a lungo (ben quattro minuti) e sembra quasi che il disco debba continuare a lunga su questa falsariga, quando la musica rallenta e per un momento si spegne; poi, improvvisamente, deflagra la opener vera e propria, From Afar, brano rapido e dinamicissimo che sin da subito si mette in mostra con il suo impianto ritmico, potente ma anche intenso, con quel perfetto equilibrio che è la bellezza del metal nordico, e la sua atmosfera già da subito piuttosto epica. La traccia si sviluppa in maniera abbastanza tradizionale, con una forma canzone che è però arricchita da molte variazioni oltre all’alternanza classica strofe/ritornelli; il tutto è dominato da un songwriting già competente, che sa bene quando dosare accelerazione e quando invece inserire cori per dare più atmosfera, vero punto di forza di una title-track di ottima qualità, potente ma orecchiabile, e che per questo è stata scelto a ragione come primo singolo del disco. Arriva poi Twilight Tavern, song più rilassata della precedente e che presenta un riffage vorticoso e dalle forti venature power metal, fatto confermato anche dalla struttura lineare e dal cantato, che passa dallo scream di Petri Lindroos delle strofe, leggermente più cupe ed estreme, ai cori potenti e, è proprio il caso di dirlo, da taverna, dei ritornelli, più aperti e solari; nel mezzo trova spazio anche una lunga frazione centrale inizialmente senza elementi metal, e che anche quando riparte si presenta più melodico ed impreziosito da soavi vocalizzi femminili e da buone trame strumentali, ciliegina sulla torta di un brano breve ma estremamente godibile. Accantonati i toni più distesi, arriva ora Heathen Throne, canzone che recupera una potente epicità e gli arrangiamenti pomposi e sinfonici, che qui si fondono perfettamente con l’elemento metallico, anch’esso molto incisivo; il risultato è una cavalcata molto incalzante e che va avanti a lungo, con qualche variazione ma mantenendo forte la propria falsariga molto ritmata di sottofondo, spezzandosi solo quando il brano confluisce, spegnendosi, in un breve interludio di tranquilla musica sinfonica con striature folk, la quale introduce il fantastico ritornello, lento e da urlare al cielo con una spada in pugno. Notabile è anche la parte centrale: introdotta da un’altra frazione soffusa e sognante, si presenta anch’essa per nulla rapida, e somigliante per certi versi al chorus per potenza, seppur il mood che si respira è più calmo e quasi solare; da qui in poi, il brano torna alla sua norma, con un refrain seguito dall’entrata in scena del riff principale. Sembra che si debba proseguire nuovamente con la struttura base della canzone, quando invece essa accelera prepotentemente, per una seconda frazione all’insegna di riff energici e di sventagliate potentissime di doppio pedale, che tralasciano qualsiasi elemento sinfonico o folk fino alla ripresa della parte principale, la quale si fonde con la prima per una lunghissima parte a metà tra magniloquenza ed aggressione sonora con la batteria di Janne Parviainen che sembra a tratti volutamente contro-tempo, e che ci conduce al gran finale. Questo presenta un nuovo ritornello, anch’esso accelerato, preludio ad un finale che torna a fiatare e poi conclude una lunga ed epica suite eccellente, senza momenti di calo nonostante gli oltre undici minuti di durata. E’ ora il turno di Elusive Reaches: parte senza alcun intro, rapida e dritta al punto, con le strofe incalzanti in equilibrio tra le sonorità folk rese dai giri del flauto ed un riffage di forte retrogusto melodeath, che si alternano in rapida serie coi ritornelli, meno tesi (per quanto comunque ancora di velocità sostenuta) e che presentano i tradizionali cori di potenza; fa eccezione a questa semplice struttura solo la parte centrale, più lenta e d’atmosfera, preludio ad un bell’assolo che a sua volta lascia spazio al ritorno della parte centrale, per una breve scheggia impazzita di tre minuti e mezzo scarsi che però risulta fantastica.

Stone Cold Metal, il secondo singolo estratto dal disco si apre con una chitarra lenta che poi confluisce nel giro portante del brano, molto catchy e nuovamente con forti influssi power, che risulta piuttosto carino anche se poi ripetendosi simile a se stesso troppe volte nel corso del pezzo, sorreggendo i ritornelli ed anche buona parte delle strofe, viene un po’ a noia; migliori sono invece le strofe, che seppur anch’esse presentino melodie simili tra loro, possedendo comunque un buon numero di variazioni riescono a risultare più apprezzabili del resto. Oltre all’eccessiva ripetitività, la canzone ha anche un’altra pecca: dopo tre minuti, il metal infatti viene meno, e si apre una frazione inizialmente estremamente soffusa, dominata solo da un fischiettio, a cui quindi si affiancano vari strumenti folk ed il pianoforte. Questa frazione però non è incisiva come le altre non metalliche del resto del disco, ed il peggio è che va avanti molto, troppo a lungo, portando con se un bel carico di noia, finché la traccia non esplode di nuovo con potenza metal, presentando prima un bell’assolo di chitarra e quindi la ripresa della parte principale, a sigillo di una composizione piacevole ma che, in From Afar, risulta l’unica di cui si può volentieri fare a meno. A questo punto, il disco si ritira però su alla grande con Smoking Ruins: introdotta da un lento preludio puramente folk, presto la canzone si fa più animata, con una frazione di musica medievale il cui bellissimo tema viene scandito anche dagli strumenti metal quando essi fanno la loro comparsa in scena, cominciando sin da subito ad evocare un mood epico ma anche molto carico dal punto di vista sentimentale. Il brano va avanti in questo modo, con momenti più soffusi che punteggiano le frazioni metalliche, quasi senza scream (se non nella energica frazione centrale) e tutte dominate dai cori, che si snodano lungo una struttura non troppo intricata ma comunque varia ed interessante, che tiene alta l’attenzione in ogni momento; mettiamoci pure un songwriting perfetto in ogni arrangiamento, in ogni lead ed in ogni passaggio e dei refrain coinvolgenti al massimo, ed abbiamo facilmente il pezzo migliore dell’intero album, che pure di qualità non è certo bassa, come ormai avrete capito. Tumman Virran Taa (“a ridosso della corrente oscura”), che arriva ora, è un breve interludio a cappella di meno di un minuto, ma che nonostante la durata risulta piuttosto suggestivo, introducendo al meglio The Longest Journey (Heaten Throne Part II). Questa si avvia elettrica ma a velocità lentissima e con un’atmosfera estremamente intensa, di quelle di pura meraviglia che solo il folk metal riesce ad evocare; questa frazione va avanti a lungo in maniera ossessiva ma coinvolgente, e viene interrotta da un tratto in cui gli elementi metal addirittura scompaiono, per lasciare spazio a musica che sembra quasi tratta dalla colonna sonora di un film. Da qui, la canzone si avvia su coordinate più rapide, riprendendo la melodia di base di Tumman Virran Taa ed sviluppandola in una dimensione metallica, proseguendo poi con lo stesso tema di base molto a lungo ed interrompendosi solo per gli interludi che arrivano a tratti, alcuni dei quali sono molto folk-oriented ed in certi momenti non presentano più alcun elemento metal, mentre altri sono potenti ed energici, ed a tratti tornano a scandire le armonie già sentite in Heathen Throne. La suite risulta nel complesso molto varia ed a punto, e che seppur si riveli di qualità inferiore alla prima parte è comunque molto buona, presentando pochi momenti morti lungo i propri otto minuti e mezzo ed un songwriting una volta convincente ed esperto. Il disco non è però ancora finito: quando il brano sembra esaurirsi, infatti, parte una frazione più soffusa ed in cui non sono presenti ritmiche di chitarre, ma solo assoli, una lunga coda di puro mood che va avanti ancora per lunghi minuti, molto ripetitiva ma non noiosa, per poi andare a concludere il disco in una maniera assolutamente degna.

Abbiamo insomma un ottimo album, con qualche highlight di assoluto spessore ed in cui i piccoli difetti non sminuiscono comunque la grande qualità media in esso presente. Forse, come già detto, From Afar non è all’altezza degli album incisi precedentemente dagli Ensiferum, ancor migliori: se siete però fan del moderno folk metal epico e pagano, allora questo è comunque un prodotto indispensabile, che non vi può mancare. Fatelo vostro, perciò, a tutti i costi!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1By the Dividing Stream03:50
2From Afar04:51
3Twilight Tavern05:38
4Heathern Throne11:09
5Elusive Reaches03:26
6Stone Cold Metal07:25
7Smoking Ruins06:40
8Tumman Virran Taa00:52
9The Longest Journey (Heathen Throne Part II)12:49
Durata totale: 56:40
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Petri Lindroosvoce harsh e chitarra
Markus Toivonenvoce clean e chitarra
Sami Hinkkavoce clean e basso
Emmi Silvennoinentastiera
Janne Parviainenbatteria
OSPITI
Kaisa Saarivoce e cori
Olli Ahvenlahtipianoforte
Lassi Logrennychelharpa
Mikko P. Mustonenflauti e orchestrazioni
Tobias Tågflauti
Jenni Turkuflauti
Timo Väänänenkantele
Olli Varismandolino e mandola
Tea Dickmancori
Inka Eguzorohcori
Jukka-Pekka Miettinencori
Heri Joensenvoce (traccia 10)
ETICHETTA/E:Spinefarm Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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