Nuclear Tribunal – Attack of the Salami-Smokers from Venus (1998)

Come i lettori abituali di Heavy Metal Heaven si saranno certo resi conto, non sono un gran fan delle critiche perfide: questo accade perché essendo forse di gusti piuttosto ampi riesco quasi sempre a trovare qualcosa di buono anche in lavori lungi dall’essere eccezionali. Nonostante ciò, non credo comunque che tutti dovrebbero avere una sufficienza “d’ufficio”, e che sia giusto anche stroncare qualcuno in maniera decisa, se lo merita: è una questione di essere corretti, se non altro, nei confronti delle band che invece hanno prodotto del materiale di qualità. Venendo al caso di specie, qualche anno fa, navigando on-line, mi è capitato di imbattermi in un album classificato come”thrash metal” che costava pochissimo, meno di due euro. Conoscendo quanto la definizione di “metal” può essere mendace nei mailorder, ho cercato informazioni sul gruppo autore del disco, i Nuclear Tribunal: ho scoperto così che erano una misconosciuta band tedesca etichettata come thrash/death metal /grindcore (definizione più o meno esatta, all’ascolto del disco), che in carriera aveva inciso solo quell’album, dal chilometrico titolo di Attack of the Salami-Smokers from Venus. Solitamente mi basta questo per comprare un album a scatola chiusa, ma in quel caso, chissà perché, ho voluto approfondire: grazie a Youtube, ho quindi ascoltato una canzone di esso, che mi era piaciuta abbastanza e mi aveva convinto definitivamente. Purtroppo però quella anticipazione non era affidabile, così quando l’album mi è arrivato a casa ho potuto constatare di come esso fosse veramente pessimo: il difetto più lampante, fin dai primi ascolti, è che la band a livello tecnico non ha assolutamente i mezzi per intraprendere il proprio genere, e provandoci crea un disco per gran parte suonato davvero coi piedi, con in particolare la batteria di Andi sempre altalenante nel tenere il tempo e soprattutto dei riff che si stoppano ogni pochi secondi, come se i chitarristi Hardy e Fraggle facessero fatica a suonare veloci per troppo tempo. Il problema principale, però, è che la musica espressa dal gruppo si rivela veramente moscia e senza convinzione, quasi come se la band avesse raffazzonato insieme le prime cose uscite in sala prove e le abbia incise come venivano, senza cura e senza dare la minima importanza a ciò che si faceva, più per ammazzare il tempo che altro: il risultato di ciò è un disco piatto, banale e pieno di canzoni senza alcune personalità, tanto che si fa a tratti difficoltà a distinguere un pezzo dall’altro. Di tale incuria risente anche il sound generale, non accuratissimo seppur tuttavia si difenda, ed in un disco del genere può essere visto addirittura come un punto di forza; purtroppo però non credo che nemmeno una produzione perfetta ed incisiva ai massimi livelli sarebbe riuscita a far giungere questo lavoro anche solo ad una vaga sufficienza.
La opener Sentenced si apre con un riff thrashy che poteva essere anche interessante, se non fosse che il gruppo lo ripete imperterrito per un minuto e mezzo senza praticamente variazioni e senza aggiungere alcun particolare, facendocelo quindi venire rapidamente a noia. La parte successiva è però ancora peggiore, constando di un sound a metà tra grindcore e metal che risulta come già detto sguaiato e mal suonato, il cui unico punto di forza può essere la velocità, la quale comunque qui non riesce a generare alcun tipo di impatto, anche a causa di un rifferama messo in secondo piano che non incide; anche la parte centrale, riempita dal grunt di R.O.D., è piuttosto inutile, ed il risultato è un pezzo che invece di incidere annoia soltanto, essendo per questo già da subito il perfetto manifesto del disco che apre. La seguente Third Worlds War presenta ancora un riffage non troppo malvagio, suonato tuttavia così male da perdere tutto il suo appeal, e che per giunta è interrotto da un sacco di stacchi in blast beat che vorrebbero essere potenti e fuori di testa ma che in realtà appesantiscono soltanto la canzone, spezzandone la dinamicità. L’unica parte che si salva è quella centrale, lenta e catacombale, riecheggiando quasi una versione più leggera degli Obituary, ma è comunque troppo poco per risollevare una canzone che poi riparte veloce cercando di spaccare le ossa, ma nel suo complesso riuscendo solo a spaccare qualcos’altro (e mi fermo per non essere volgare).  E’ ora il turno della traccia che avevo ascoltato in anteprima, Nuclear Tribunal (Hates Their Audience), la quale può contare su un riffage anche più che discreto supportato da una buona dinamicità e da una discreta varietà ritmica, che ci conduce attraverso un pezzo con varie parti ben incastrate tra loro, e che seppur non siano chissà che riescono comunque a risultare mediamente efficaci. Il risultato finale non è certo un capolavoro (anche perché comunque i difetti che affliggono l’intero album restano) ma comunque risulta piuttosto divertente e coinvolgente, il che però fa arrabbiare anche di più: è questa infatti la dimostrazione che con più impegno e più cura la band poteva incidere un album molto migliore. Si ritorna alla mediocrità tipica del disco con Fuck Off, trentaquattro secondi che vorrebbero essere d’impatto ma che si rivelano senza senso; giunge quindi Attack of the Salami-Smokers, che dopo un lungo campionamento, preso probabilmente da qualche film di fantascienza, parte con un riff truce e lugubre che si adagia su un ritmo piuttosto lento e marziale. Le premesse per creare qualcosa di buono ci sono, ma poi il gruppo le manda totalmente in malora quando parte con il solito skank beat che nelle intenzioni dovrebbe essere travolgente come uno schiacciasassi ma che in verità lo è meno di un triciclo, e soprattutto sa ormai troppo di già sentito. Nemmeno le variazioni riescono a rimediare in qualche modo, sembrando anzi piazzate qua e là pressoché a caso, ed abbiamo perciò un pezzo che rappresenta al meglio l’album di cui è quasi title-track. Il riff iniziale della successiva Rejected Scum è veloce ma veramente stupido, possedendo una proprietà di coinvolgere pari a zero; per fortuna poi il pezzo varia un po’, alternando momenti più lenti e riflessivi, che non esprimono nulla a livello di mood ma almeno non risultano quasi fastidiosi come ciò che li ha preceduti, e frazioni invece più estreme e vorticose, che per gran parte si rivelano addirittura coinvolgenti ed incisive; il risultato di questa unione è un pezzo che riesce addirittura a sfiorare la sufficienza, il che ironicamente lo rende tra i pezzi migliori in assoluto qui dentro. Un intro lento e dominato dal drummer Andi (che dimostra che quando vuole qualcosa di decente lo sa fare), quasi arcigno nel mood, e poi Low-Cast-Out-Cast ricomincia con la solita solfa, ritmiche in blast beat su cui si appoggia qualcosa di assolutamente inespressivo, la cui unica variazione rispetto a quanto già sentito è il duetto tra la voce urlata tipica del grind e vocalizzi brutal death, che però non fa molta impressione. Il pezzo varia poi un pochino, presentando al centro qualche momento anche piacevole (specie quelli più cadenzati, sul mid-tempo), affogato però in un mare magno di già sentito e di soluzioni che non riescono a far muovere minimamente la testa, per un episodio che seppur non disastroso come tanti altri qui, è comunque ben lontano dall’essere anche solo decente.
Mad Dentistè un altro pezzo grind-oriented, che nei suoi trentacinque secondi ci propone un assolo sguaiato e casuale seguito da una breve sfuriata in blast:il risultato è anche divertente, ma comunque di certo non riesce a risollevare le sorti dell’album. Un altro frammento preso da una pellicola e poi parte I Came to Shoot Your Dick Off, la quale dopo il convulso quanto inutile inizio presenta una parte in mid tempo con un riffage thrash/death nemmeno troppo terribile, a dire il vero, che però ripetendosi troppe volte perde di efficacia quasi subito. Momenti lenti e veloci si alternano rapidi e quasi senza un filo logico, e nel complesso la canzone non è altro che l’ennesimo membro insignificante e fastidioso di questa martoriata tracklist. Il brano sembra durare a lungo con giusto una pausa nel mezzo, ma in realtà non è così: il breve attimo di silenzio lo divide infatti da Confess U.R. Shit, anche se quasi non ci si accorge del cambio di traccia. Abbiamo infatti una song estremamente simile alla precedente, che presenta giusto un flavour leggermente più thrashy che in passato, con delle ritmiche funestate dalle onnipresenti pause,che ne minano ogni possibile impatto, adagiate su una struttura semplice e con poche variazioni, se non per lo stacco centrale, probabilmente l’unico vero momento interessante di un’altra canzone orrida. Il riffage iniziale della successiva Life of Puke  è orientato al thrash moderno e si rivela anche piuttosto coinvolgente, inaspettatamente; è questo però, ovviamente, un falso preludio, perché poi il pezzo si adagia sulla solita sgradevole norma, con un riff forzato ai massimi termini che prosegue attraverso diverse variazioni ma senza seguire alcuna falsariga, quasi per caso, non riuscendo ad esprimere praticamente nulla. Il risultato di tutto ciò è nuovamente qualcosa che nelle intenzioni della band doveva essere esplosivo come una bomba all’idrogeno, ma in realtà lo è quanto un peto: anche il brano può infatti al massimo essere ridicolo, ma la sua distruttività è assolutamente nulla. Anche R.T.Z. [Return to Zero] possiede un inizio che la rappresenta poco: comincia infatti con una sfuriata del solito death/grind macinante e palloso, ma poi, dopo una pausa, parte un pezzo lento e catacombale, quasi doomy nel suo incedere. Da qui la canzone accelera improvvisamente, presentando, dopo un interludio in blast, una parte veloce ma per una volta senza pause a spezzare il riff: il risultato di ciò è, guarda caso, sorprendentemente incalzante e riesce anche a coinvolgere discretamente. La traccia poi ripete la struttura pausa/parte lenta/interludio grind e si conclude in questo modo, risultando quasi buona, e per questo di anni luce al di sopra della media del disco. Con 666 Dicks torniamo alla solita rapidità estrema senza alcun senso, corredata in questo frangente da un sound anche peggiore che altrove e da un riffage assolutamente incolore e banale, il quale ancora una volta non riesce a comunicare la minima pesantezza;  nuovamente, inoltre, i brevi stacchi che appaiono di tanto in tanto dal pesante influsso thrash-oriented sono invece l’unica parte significativa, ma comunque è decisamente pochino per risollevare l’ennesimo episodio del tutto risibile del disco. E’ il turno ora della terza breve sfuriata grind dell’album: I KIll è un vortice di note compatto e molto energico, e serve probabilmente ai Nuclear Tribunal per dimostrare che stanno prendendo in giro i propri ascoltatori, in realtà: se si fossero impegnati avrebbero potuto anche essere pesanti ed incisivi al punto giusto come in questa canzone, ma siccome erano patologicamente pigri allora hanno inciso la schifezza che abbiamo qui. Nuclear Future, che arriva poi, non è nient’altro che l’ennesimo assalto senza mordente e senza un qualsiasi elemento che riesca a coinvolgere veramente, presentando un riff portante veramente scialbo e che sa prepotentemente di già sentito; per l’ennesima volta, l’unico momento che si salva è quello al centro in cui la band rallenta,un ulteriore segno del fatto che se la band avesse pensato anche al lato musicale oltre che a cercare solo l’aggressione sonora, coi propri mezzi, avrebbe creato certo di meglio di questo obbrobrio. La chiusura è affidata a One for Your Face, One for Your Butt, un minuto e mezzo di riff riciclati dalle altre tracce uniti su una struttura persino più confusionaria e random che in passato, che non evoca nulla se non intenso senso di fastidio. Di solito, il finale adatto ad un disco è un pezzo memorabile, o che comunque ha qualcosa di particolare; in questo però è perfetto un finale tanto insignificante e brutto, un pezzo decente a questo punto avrebbe decisamente stonato.

A questo punto arriva la parte in assoluto più piacevole del disco: siamo infatti giunti niente di meno che alla fine, e dopo i trentasette terribili minuti appena passati il silenzio che ci avvolge non è mai stato così piacevole. Se insomma a casa avete un tavolino che balla e volete metterlo a posto, questo è proprio ciò che fa per voi (anche e soprattutto per il suo bassissimo costo): se siete però amanti della musica, allora stategli lontano un miglio, a meno che non siate morbosamente autolesionisti, nel qual caso il disco in questione è assolutamente consigliato.

Voto: 30/100
Mattia

Tracklist:

  1. Sentenced – 04:11      
  2. Third World War – 02:27  
  3. Nuclear Tribunal (Hates Their Audience) – 02:55      
  4. Fuck Off  – 00:17      
  5. Attack of the Salami-Smokers – 03:06      
  6. Rejected Scum – 02:49      
  7. Low-Cast-Out-Cast – 03:52      
  8. Mad Dentist – 00:35      
  9. I Came to Shoot Your Dick Off – 02:18      
  10. Confess U.R. Shit – 01:40      
  11. Life of Puke – 02:52      
  12. R.T.Z. [Return to Zero] – 02:53      
  13. 666 Dicks – 02:50      
  14. I Kill – 00:20      
  15. Nuclear Future – 02:28 
  16. One for Your Face, One for Your Butt – 01:36

Durata totale: 37:09

Lineup:

  • R.O.D. – voce
  • Fraggle – chitarra
  • Hardy – chitarra
  • Fux – basso
  • Andi – batteria

Genere: death/thrash metal

Sottogenere: deathgrind

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