Dispersion – Pillars (2014)

Tra le varie categorie in cui i gruppi metal si possono suddividere, ve ne è  una anche legata alle “etichette”: esistono infatti dischi (sono la stragrande maggioranza) che si riesce a classificare nei generi predefiniti con facilità dopo pochi ascolti, senza ancora averli assorbiti bene.  Esistono tuttavia altri casi, molto più rari, in cui è arduo capire dove piazzare una band, in quanto il genere da essa suonato risulta particolare: il caso di specie, il trio trevigiano Dispersion, ricade proprio in quest’ultima categoria. Nel suo esordio su disco, l’EP Pillars uscito qualche mese fa, la formazione si esprime infatti in un genere veramente peculiare, la cui base è costituita da elementi tratti del black metal più classico, a partire dallo scream estremo del singer Mattia Sottana per arrivare, passando per la forte presenza di ritmi rapidi in blast beat, alle ritmiche di chitarra, ispirate ai grandi nomi norvegesi del genere quali Mayhem, Ulver e Darkthrone; dall’altra parte però questi elementi, ed in special modo il rifferama, vengono usati in maniera assolutamente non convenzionale, riuscendo a generare atmosfere cangianti, certo molto diverse da quelle monocromaticamente oscure e malvagie che caratterizzano il tipico black norvegese, ricordando in parte quanto fatto da gruppi quali Wolves in the Throne Room ed Altar of Plagues. Il risultato è uno stile che da una parte è classificabile come post-black metal, in virtù della sua originalità, ma dall’altro risulta per certi lati molto più “tradizionalista” delle incarnazioni tipiche del genere, e non è perciò stato facile da inquadrare. A prescindere dalle etichette, e nonostante il poco tempo avuto a disposizione (la fondazione risale giusto alla fine del 2013) la band sembra comunque avere già le idee chiare: i due lunghi pezzi divisi a loro volta a metà che compongono l’EP sono infatti già focalizzati e ben scritti, e nel complesso risultano di ottima qualità, come vedremo tra pochissimo. Prima di cominciare, una parola anche per il sound generale dell’album, che risulta molto superiore allo standard sia dei demo che di molti dischi black metal: pur possedendo il suono tipico del loro genere, le chitarre si rivelano comunque molto pulite, ed il mixing è bilanciato in maniera eccellente, tanto che anche il basso è sempre ben udibile, cosa non scontata di solito nel black.

Dopo un breve intro ambientale con dei suoni bizzarri, che sembrano quasi provenire dal motore di un aereo, Memory in Land, Denied si avvia subito con un pestato blast beat su cui si posa un riffage prepotentemente black metal, a zanzara e vorticoso, che però sin da subito ci mostra la particolarità del gruppo: invece di generare un’atmosfera oscura e dannatamente malvagia, le melodie suonano cupe ma anche calde, e la sensazione è aumentata anche dallo scream lacerante di Sottana, che è aggressivo ma in qualche modo anche doloroso, e risulta meno ferale e più espressivo di tanti altri. Tra i momenti più tirati di questa prima parte si aprono inoltre dei tratti più cadenzati e riflessivi, in cui è percepible  quasi una sensazione di calma, seppur sempre a tinte piuttosto darkeggianti; una di queste pause, estremamente eterea e retta quasi solo da effetti e da una diffuso arpeggio di chitarra ci porta alla seconda metà del pezzo, lenta, incalzante ed in 6/8, su cui si posa un riff ancora una volta dalle sonorità black ma che genera una forte flavour drammatico, quasi gotico, per poi sfociare nella lunga coda finale, in cui l’intensa infelicità lascia il posto ad una malinconia eterea quasi soffice evocata molto bene dalle ritmiche, per quanto esse siano ancora veloci e vorticose: il risultato finale di questa opener è nel complesso molto buono. Dopo un intro cadenzato e dominato dalla batteria di Nicola Fregona, Being the Ruin, Deep Cave parte in una fuga in blast beat piuttosto oscura e dal riffage avvolgente ed ottimo, che varia man mano, passando da momenti più rabbiosi ed incisivi, grazie anche allo scream di Sottana, ad altri in cui la melodia dei lead della sei corde di Dejan Pejcic domina totalmente, generando un mood di calda ed intensa infelicità. Questa frazione confluisce poi in un lungo stacco, in cui il caotico rifferama diviene un sottofondo e a dominare sono una sezione ritmica estremamente mutevole ed un malato assolo di chitarra, a cui segue  poi da una parte ancor più lenta ed ancor meno graffiante, dal feeling di riflessione e d’attesa, prima che la canzone riparta con la falsariga precedente. E’ solo un momento, però, perché poi tutto il calore viene spazzato via da un martellante ed intenso assalto black metal, una tempesta di note e di blast gelida e ferale come l’incarnazione più classica del genere; è un interludio breve ma che lascia il segno, prima che una nuova parte lenta e soffusa, analoga alla precedente, torni brevemente a fare il suo corso e poi si spenga. Il brano  a questo punto sembra finito, ma i lievi rumori di chitarra ci fanno capire che così non è: dopo circa un minuto di effetti in sottofondo, il pezzo riesplode più melodico di prima, portando con se anche un’atmosfera strana, in qualche modo anche luminosa, anche se è un sole nero quello che splende su questa frazione: conferma di ciò è anche che improvvisamente il pezzo passa dal mid tempo ad un blast beat intensissimo corredato dal caos dei vocalizzi di Sottana, e scopriamo così che quella luce non è altro che di follia, un pozzo profondo di acqua scura che si riversa sull’ascoltatore in maniera costante ed ossessiva, senza quasi variazioni ma senza neanche annoiare per un solo attimo, andando quindi a concludere gli 11 minuti di questa ottima traccia come meglio non si poteva, e l’EP con essa.

Siamo insomma al cospetto di un esordio brillante e convincente, che ha dalla sua un’originalità piuttosto spiccata ed idee in buona quantità, con giusto qualche angolo ancora da smussare che però non ne mina l’impatto. Visto anche il discreto successo che il post-black metal sta avendo negli ultimi tempi, se i Dispersion riusciranno a mantenersi su questi livelli e a non perdere l’attimo propizio, un giorno potrebbe anche acquisire fama ed importanza, nella scena: chi vivrà vedrà, ma il mio augurio per questi giovani è che ciò possa avvenire davvero!

Voto: 78/100 (voto massimo per gli EP: 80)


Mattia
Tracklist:

  1. Memory in Land, Denied – 06:50
  2. Being the Ruin, Deep Cave – 11:22
Durata totale: 18:12
Lineup: 
  • Mattia Sottana – voce e basso
  • Dejan Pejcic – chitarra
  • Nicola Fregona – batteria
Genere: black metal
Sottogenere: post-black metal

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