Crauti Boiled – Jar of Farts (2014)

Nella maggior parte dei casi, cerco di scrivere le recensioni nella maniera più seria possibile: seppur l’approccio tagliente ed irriverente di certi altri recensori mi piaccia molto, di norma mi sento più a mio agio con un “profilo più basso”. Quando capitano tuttavia band come i Crauti Boiled, riuscire ad essere seri è pressoché impossibile, vista la natura della proposta. Nato appena nel 2011, nelle sue prime battute questo misterioso gruppo padovano è dedito al grindcore, ma man mano che il tempo passa la band assume una personalità death metal, almeno in teoria: il genere che l’ensemble suona nel suo EP Jar of Farts (2014) è infatti estremamente contaminato da tanti generi diversi (o come la band stessa dice di sé, “misto ad elementi casuali”), dal melodeath al classic metal, fino ad arrivare a generi che più lontani dal metallo non si può, il tutto al solo scopo del generare ilarità ed un divertimento marcio e sguaiato, cosa che peraltro al gruppo riesce discretamente bene.  Il disco non è però esente da difetti: oltre alla produzione poco accurata impostata da Carlo Merdone (che a dispetto del nome poco invitante è anche autore di tutte le canzoni), che comunque è piuttosto ininfluente visto l’intento demenziale della band, a risultare problematico è il songwriting di alcuni tratti delle canzoni: la band infatti possiede pienamente i tempi comici e riesce a inserire stacchi nei momenti giusti, ma ogni tanto le parti più propriamente metal sembrano scritte con poca convinzione, come se fossero considerati secondarie rispetto al resto, ed il risultato è che il disco ne viene penalizzato, anche se non eccessivamente, come vedremo tra poco. 

L’intro di Chemtrails from the Asses, sul cui ritmo lento ed il giro di chitarra hanno posto effetti di aereoplani e di peti, è già un biglietto da visita sufficiente della non-serietà estrema della band; il pezzo prende poi una piega strana, constando di un ritmo lento su cui, oltre allo scream di Dj1 vi sono dei lenti lead della chitarra di Oibaf von Kastro, generando qualcosa di gusto quasi gothic/melodeath, anche se talmente sguaiato da non risultare minimamente credibile, ma anzi ridicolo al massimo; per il resto, la canzone forse pecca un po’ di staticità, ma nel complesso riesce a rivelarsi lo stesso una opener discreta. Nella successiva Lucio Feci’s “Un Giorno di Ordinaria Coprofagia” (un titolo, un programma), l’intro death metal viene spezzato all’improvviso da un interludio in cui uno dei frammenti più famosi dai film de “Er Monnezza” (quella proprio riferita alla coprofagia, diciamo) viene accompagnato da una rozza tastierina ad imitazione dell’Inno di Mameli. Il death torna quindi a farsi strada anche più pesante, seppur non raggiunga mai alte velocità, presentandosi invece sempre marcio e cafone, anche nelle sezioni che si aprono sul riff principale, più spinte e dominate dal basso di Doc. Mucupurulent. In mezzo trova spazio anche un momento più lento e d’atmosfera, praticamente l’esilarante versione rock della colonna sonora di un film porno, prima che il death torni a farsi strada e concluda un episodio decisamente godibile. Ancora pornografia gratuita con il preludio pieno di voci e di suoni inequivocabili di Fisting in a Bottle, prima che il pezzo vero e proprio si avvii ricordando vagamente i primi Obituary sia nelle parti più lente e catacombali che in quelle più veloci, che hanno un retrogusto quasi rockeggiante.  L’alternanza tra queste due frazioni va avanti molto a lungo, interrompendosi solo per un breve stacco centrale, retto tutto dai suoni del pianoforte; il risultato di tutto ciò è la canzone probabilmente meno valida del lotto, ma che comunque del tutto sgradevole non è.
Se la prima parte del disco non è malvagia, la seconda metà è anche più divertente: si comincia con Negrofascist, che dopo un’introduzione presa da qualche comizio della Lega Nord, che fa già presagire il tema del brano, parte rapida e dalla struttura mutevole, puro death metal con anche una discreta potenza, nonostante il già citato suono non proprio perfetto, accompagnato da un testo assolutamente esilarante, nel suo narrare di questo uomo, di colore ma leghista. Tutto ciò va avanti per un minuto e mezzo, poi appare un nuovo interludio contenuto con ancora due campionamenti che accentuano la sensazione di contrasto, stavolta con Bossi che prima giura fedeltà alla bandiera italiana salvo poi consigliare “di metterla al cesso”; il pezzo svolta qui bruscamente su un hip-hop sintetico e che risulta addirittura convincente, nonostante il rap quasi in scream di Dj1, portando l’episodio a conclusione nella maniera più demente possibile. La seguente Feces on the Floor presenta inizialmente un assolo di chitarra quasi da metal classico, che poi confluisce in un brano in cui dei riff in parte ancora tradizionalisti vengono arricchiti da un ritmo e da una sguaiatezza punk/grind; il tutto genera una breve scheggia di poco più di un minuto e mezzo, niente di trascendentale ma comunque decisamente godibile. Dopo un breve intro strano, potente ma anche con tastiere simil-sinfoniche, arriva un ulteriore preludio che riprende Iron Man dei Black Sabbath, anche se il cantato dice “I’m Giorgio”, preludio di un testo che balla irriverente sul limite del reato di “vilipendio del Presidente della Repubblica”. Da qui si avvia The Unforgiven MMXX:  Rise of the Cybernapolitan, canzone molto modern death-oriented con qualche influenza metalcore, che si innesta su una struttura mutevole ed è del tutto votato, più che all’impatto, ad essere del tutto ridicolo e spassoso; sempre per questo motivo, a tratti nella canzone irrompono delle aperture addirittura di musica dance/elettronica, tanto realistico (se si esclude, per la seconda volta, il cantato harsh che è in contrasto con la pulizia del resto) da rendere il tutto ancor più esilarante. Il risultato di ciò è un pezzo non solo estremamente divertente ma anche valido e convincente anche dal punto di vista musicale, che risulta per questo il migliore in assoluto dell’album.
Finita l’analisi del disco, il voto che mi risultava era sessantotto, ma ho deciso di dare un voto di più, in parte per incoraggiamento, in parte perché un demo del genere non può avere altro che questo voto. A parte gli scherzi, siamo di fronte ad un lavoro con dei difetti e delle ingenuità, ma che presenta comunque buoni spunti e un talento comico piuttosto sviluppato, che se la band saprà coltivare potrà dare frutti anche di molto migliori di Jar of Farts. Impegnatevi, quindi, cari Crauti Boiled, e fateci ridere sempre di più!
Voto: 69/100 (voto massimo per demo ed EP: 80)
Mattia

Tracklist:

  1. Chemtrails from the Asses – 02:08
  2. Lucio Feci’s “Un Giorno di Ordinaria Coprofagia” – 02:20
  3. Fisting with a Bottle – 03:06
  4. Negrofascist – 03:28
  5. Feces on the Floor – 01:37
  6. The Unforgiven MMXX: Rise of the Cybernapolitan – 03:16
Durata totale: 15:54
Lineup:
  • Dj1 – voce
  • Oibaf von Kastro – chitarre
  • Doc. Mucpurulent – basso
  • Carlo Merdone – composizione
Genere: death metal
Sottogenere: metal demenziale

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