Obedience to Dictator – The Greater of Two Evils (2014)

Come sanno quei pochi lettori che oltre ad Heavy Metal Heaven seguono anche il mio blog personale Hand of Doom, il mio genere letterario preferito è la fantascienza: sono sempre a caccia di opere del genere, siano essi libri, film o altro, e mi diletto a scriverne anche di mie. Purtroppo per me, però, questa passione difficilmente riesce a coniugarsi con quella per il metal: mentre infatti a livello lirico il fantasy, per fare un esempio, è ampiamente diffuso quasi ovunque, la sci-fi invece è quasi snobbata, e viene trattata spesso in maniera molto superficiale (Iron Man dei Black Sabbath è una capolavoro totale, ma il suo testo visto sotto l’ottica fantascientifica lascia un po’ a desiderare). Per fortuna però ogni tanto esce anche qualche band che fa della sua fantascienza il proprio “main topic”: è questo il caso dell’ensemble di cui parliamo qui, gli Obedience to Dictator. Nati appena nel 2012 a Perugia, esordiscono qualche mese fa con il breve promo The Greater of Two Evils: in esso, il gruppo propone un death metal con qualche sparuta influenza brutal e metalcore, che risulta decisamente tecnico ma sempre attento all’impatto, non presentando insomma quelle divagazioni strumentali fini a se stesse che ad oggi rendono dispensabili buona parte degli attuali lavori in ambito technical e progressive metal. Il tutto è inoltre accompagnato dai testi, come già detto, fantascientifici interpretati da Edoardo Del Principe, dotato un insolito e versatile growl alto, da death melodico, che però, nonostante l’assenza di altri elementi melodeath, si integra piuttosto bene nello stile del gruppo e gli conferisce un tocco in più di originalità. Prima di cominciare, una parola anche per il sound generale del disco, che risulta forse un po’ secco ma al tempo stesso decisamente pulito e professionale, presentando suoni molto taglienti ed incisivi, ben più di tante produzioni moderne ultra-pompate che però risultano plasticose e meno efficaci.

Il preludio di rito, dal semplice titolo Introduction, non è altro che un lungo spezzone tratto dalla commedia sci-fi  del 1997 “Man in Black”, che dopo circa un minuto e mezzo lascia il posto a Pillars ov the New Reign, la opener vera e propria; questa, dopo, un ulteriore intro che ne accenna i temi, entra immediatamente nel vivo con un feroce blast beat a sorreggere un riffage a motosega tipicamente death metal. Questa prima parte è piuttosto varia, come da buona norma del genere, i cambi di tempo si sussuegono ogni pochi secondi ma con cognizione di causa, senza mai sembrare casuali, ed il risultato è un impatto travolgente, anche nelle parti meno energiche; degne di nota sono anche le frazioni più lente e strascicanti che appaiono di tanto in tanto nella seconda metà della canzone tra i rapidi momenti in 7/8, come anche interessanti risultano i momenti in cui degli sguaiati cori puliti arrivano a dar manforte alla voce di Del Principe. Il complesso è una opener breve e compatta,  molto tecnica eppure di impatto assoluto, già da subito la canzone migliore del duo. Ancora una puntata nella fantascienza comica, questa volta con un campionamento da “Mars Attacks!” di Tim Burton, poi parte il solidissimo e coinvolgente riff portante di Wicked Space Wolves, che continuerà per gran parte della canzone, assecondano però di volta in volta le variazioni della batteria del solidissimo Mirco Righetti, passando da momenti quasi brutal ad altri più aperti, ed a volte per frazioni di vago retrogusto hardcore. Ottima è anche la sezione centrale, in media lenta e cadenzata ma anche molto variabile e technical-oriented, con vari stacchi, alcuni più rapidi, altri anche più tranquilli, che la fanno risultare anche il momento più classicamente techno death del promo; tale frazione però, lungi dall’inutilità di tanti svolazzi fini a se stessi, non fa altro che valorizzare anche di più la canzone, creando una bella variazione prima che la parte principale torni a fare il suo corso, e concluda un pezzo giusto di un pelo sotto al precedente. Il promo finirebbe qui, ma come traccia bonus è presente Pillars of the Wicked Wolves + Starwaves, lungo brano che non fa altro che raccogliere le tre canzoni già sentite fin’ora; l’unica variazione  è che al nuovo termine di Wicked Space Wolves e dopo un minuto di silenzio, parte la ghost track Starwaves, pezzo tratto dalla colonna sonora del bellissimo film “Oblivion” (2013), nei fatti tranquilla musica in cui si incrociano beat elettronici, sonorità chillout/new age e suggestioni ambient, un momento celestiale e luminoso che dà una conclusione molto particolare, ma tutto sommato bella, a questo disco.
Abbiamo insomma un ottimo esordio da parte di questa giovane band, suonato, composto e prodotto in maniera eccellente, e che rivela anche una personalità forte e che spicca. Siccome la fantascienza (per ora) è ancora tale, nessuno ha modo di viaggiare nel futuro e prevedere cosa esso riserverà agli Obedience to Dictator: la speranza è però che essi si confermino sui livelli di The Greater of Two Evils, riuscendo in questo modo col loro valore ad emergere anche in un panorama molto affollato come quello del death metal tricolore. Per quanto mi riguarda, non posso che fare ai perugini i miei migliori auguri: il metal, dopotutto, ha veramente bisogno di più cultori del genere sci-fi!
Voto: 74/100 (massimo per dischi sotto al quarto d’ora:75)

Mattia

Tracklist:

  1. Introduction – 01:20
  2. Pillars ov the New Reign – 03:17
  3. Wicked Space Wolves – 04:14
  4. Pillars of the Wicked Wolves + Starwaves (bonus track) – 13:1

Durata totale: 22:06

Lineup:

  • Edoardo Del Principe – voce
  • Marco Gattini – chitarre
  • Fiorenzo Pelucca – basso
  • Mirco Righetti – batteria

Genere: death metal
Sottogerenere: technical death metal

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento