Domande e Risposte – Dispersion

In questi anni ’10 del duemila è diventato ormai difficile prodursi in un suono che sia anche solo personale, ma tuttavia non impossibile: i misteriosi post-blackster Dispersion da Treviso ne sono la dimostrazione vivente. Il loro esordio Pillars dimostra infatti buone idee ed un sound in qualche modo originale: è proprio questo il motivo per cui, spinto dall’interesse, ho proposto al power trio di scambiare qualche parola. Senza ulteriore indugio, lascio quindi la parola ai membri del gruppo.  
In primis, raccontateci la vostra storia come band…
Dejan Pejcic: Il progetto Dispersion nasce un po’ casualmente a dir la verità. Io e Mattia ci conosciamo già da tempo ma non abbiamo mai collaborato musicalmente, anche se abbiamo un background molto simile. Durante la fine dell’anno scorso mi ero deciso a mettere in piedi un progetto con un’impronta diversa rispetto a quello che stavo suonando già da anni; volevo esplorare le sonorità più post e atmosferiche del black metal. Fatalità dopo qualche mese Mattia mi propose di avviare un progetto ispirato ai lavori di Altar of Plagues e Wolves in the Throne Room, cosa che aveva in mente già da diverso tempo ma non era mai riuscito ad avviare. Ne abbiamo parlato e gli ho fatto sentire delle idee su cui stavo lavorando e sono nati i Dispersion. Fondamentalmente è un progetto nato in modo molto naturale, entrambi volevamo fare la stessa cosa allo stesso momento!
Tutto questo succedeva a dicembre e qualche mese dopo avevamo pronti due pezzi e abbiamo rilasciato la demo intitolata Pillars. Al momento stiamo lavorando su dei pezzi nuovi e pensando a trovare componenti per avviare una formazione live.
Il vostro EP d’esordio Pillars è stato pubblicato ormai da qualche mese, e potrete perciò farne un bilancio. Come è stato accolto dalla critica di settore, ma anche dal pubblico?
Dejan: Per quanto mi riguarda, ma penso sia una cosa condivisa da tutti quanti, sono molto contento per come è stato accolto il nostro primo lavoro. Le recensioni sono state tutte molto buone e spesso e volentieri i punti più apprezzati sono stati quelli su cui abbiamo insistito di più, come per esempio la produzione, l’atmosfera, le sensazioni trasmesse ecc. Abbiamo ricevuto molti complimenti anche dal pubblico e personalmente sono rimasto piacevolmente colpito dal fatto che le persone che hanno apprezzato Pillars provengono da mondi musicali molto diversi, quindi non è un lavoro che piace solo a chi ascolta black metal o generi affini. Questo è esattamente il risultato che volevamo ottenere: non legarci a un genere ma trasmettere le sensazioni delle canzoni a tutti quelli che hanno la voglia di ascoltarle.
La cosa che più spicca in Pillars è l’originalità della proposta, che accoppia un’attitudine puramente post-black metal con sonorità invece da black classico. Questo tipo di fusione è stato qualcosa che avete stabilito alla fondazione della band, oppure vi è venuta fuori naturalmente?
Dejan: Il post black metal è il nostro punto di partenza. Possiamo dire che è una cosa decisa al momento della formazione, ma non è una cosa ci legherà per i lavori futuri. Come già detto non vogliamo legarci a un genere preciso ed etichettarci con quello. Semplicemente partiamo dal post e facciamo quello che ci viene naturale. I nuovi pezzi, per esempio, hanno sonorità che in alcuni punti si allontanano molto da quanto è presente in Pillars. Per quanto riguarda le sonorità da black classico, invece, penso che sia una cosa dovuta alle mie esperienze musicali precedenti. Ho sempre fatto black più classico e continuo a farlo, quindi penso che sia naturale che ci sia un impronta di quel tipo.
Un’altra cosa che ho notato in sede di recensione è la produzione:  nonostante siate una band all’esordio assoluto, il vostro sound  è comunque pulito e professionale, certo di molto superiore alla maggior parte dei gruppi al primo demo. Avete lavorato molto su questo particolare?
Nicola Fregona: é vero che il nome Dispersion compare da pochissimo nella scena Metal ma è anche vero che tutti noi abbiamo già avuto esperienze passate e insomma si cerca di percorrere la nuova via senza ripetere gli errori del passato.
Una cosa che ritengo fondamentale e che spesso viene tralasciata agli inizi è proprio il sound che in un certo senso è l’identità della band.
Volevamo inoltrare all’ascoltatore le nostre sensazioni e per farlo è stato necessario lavorare su un sound che potesse esprimere ciò che volevamo veramente dire. In particolar modo abbiamo lavorato sulle chitarre da noi ritenute le principali protagoniste del nostro progetto e possiamo dire che ne siamo soddisfatti. Il tutto grazie all’Hate studio e a Maurizio Baggio persona con cui personalmente ho lavorato anche in altri progetti e che sempre ha tirato fuori degli ottimi suoni.
C’è da dire che avevamo le idee chiare su ciò che volevamo per cui il lavoro è stato indirizzato già dall’inizio verso la via giusta.
La scelta intrapresa è stata ripagata perché, frasi che sono state scritte in alcune recensioni, per esempio: “un pozzo profondo di acqua scura che si riversa sull’ascoltatore in maniera costante ed ossessiva” sono la prova che l’ascoltatore, o in questo caso il recensore, ha capito ciò che volevamo esprimere e questo senza dubbio grazie anche al tipo di sound che è stato deciso.
La canzone che più mi ha colpito tra le due di Pillars è Being the Ruin, Deep Cave, per la sua varietà di atmosfere e per la competenza del songwriting. Avete qualche aneddoto a proposito di questa canzone, del suo testo o della sua fase di composizione?
Dejan: Being the Ruin è stata la seconda canzone composta. Abbiamo cercato di variare molto l’atmosfera durante la canzone tanto che abbiamo dovuto tagliare alcune parti in fase di mixaggio perché rischiava di diventare controproducente. Nonostante i tagli è venuta fuori una canzone molto lunga ma che è stata apprezzata, quindi la scelta di escludere alcuni passaggi si è rivelata giusta. 
Mattia Sottana: Being the Ruin, Deep cave è la canzone piu’ introspettiva delle due proposte in Pillars, si pone come una meditazione sull’io e sulla presa di coscienza che la responsabilità è sempre nostra e che gli effetti sono sempre a nostro carico, che si tratti del posto in cui viviamo o della vita stessa che conduciamo.
Classica domanda da intervista: quali sono le vostre influenze principali?
Nicola: Io sono quello più “estraneo” alla band perché arrivo con un background diverso. Mi piace molto l’hardcore (dal melodico della west coast al mosh del NY hardcore con tutte le sfumature math post etc..) e ascolto poco i generi più estremi ma mi sono avvicinato al black metal grazie alle sonorità del post rock/ post metal perché alla fine la proposta Dispersion non è solo black metal. 
Dejan: Le mie influenze sono abbastanza standard per quanti ascoltano metal. Ascolto principalmente generi vicini al black, qualcosa del thrash e i grandi classici degli anni 80. Solo ultimamente ho cominciato ad appassionarmi alle sonorità post, atmosferiche e un po’ più sperimentali. Poi ascolto anche il rock, da quello classico a quello un po’ più moderno. 
Mattia: Personalmente Altar of Plagues, Fen, Lantlos, Year of No Light se parliamo di quel filone piu’ vicino a noi, poi sempre alcuni classici come Ulver, primi Borknagar ed Enslaved.
Altra domanda solita, per me: vi sono invece musicisti, metal o meno che siano, lontanissimi dalle vostre sonorità ma che amate, o che addirittura riescono indirettamente ad influenzarvi?
Dejan: Non sono in grado di nominarti dei musicisti in particolare. Ho da sempre apprezzato i grandi gruppi rock quali Led Zeppelin e  Doors, giusto per fare due esempi, perché riuscivano a trasmettere delle sensazioni attraverso le loro canzoni. Questo è un elemento che a mio modo di vedere manca a tanti gruppi del presente. Con i Dispersion abbiamo cercato, nel nostro piccolo, di trasmettere qualcosa già da subito ed è stato apprezzato da tanti. In questo senso potrei dire che si, ci sono musicista molto lontani dalle nostre sonorità che hanno avuto un’influenza nella fase di composizione.
Mattia: fra i miei ascolti di sempre metto al primo posto i Nine Inch Nails come band piu’ influente poi ascolto molta musica elettronica piu’ o meno ricercata e tutto il metal estremo.
A quanto ne so, fin’ora siete stati esclusivamente una studio-band. E’ stata questa una scelta convinta, con motivazioni “filosofiche” alle spalle, oppure è stata una decisione dettata semplicemente da motivi di lineup che, una volta sistemati, vi porteranno a proporvi dal vivo?
Nicola: Il progetto è nato dalla mente di Dejan e Mattia e qualche mese dopo, quando son entrato nella band, ci siamo concentrati esclusivamente nella scrittura finale delle due canzoni, senza pensare ad altro.  Avevamo delle idee e ci siamo “chiusi” per buttarle giù.
Non ci stiamo fermando, tutt’ora siamo in fase di scrittura, questa volta di un disco, ma visto che cerchiamo di non tralasciare nulla abbiamo cominciato a pensare seriamente al discorso live, anche perché ci manca. Ci manca nel senso che ci piace suonare ed è quello che vogliamo fare per cui siamo alla ricerca di persone che abbiamo voglia di darci una mano e che abbiano le possibilità di seguirci in live per cercare appunto di portare fuori il progetto.
Qual è il futuro che dobbiamo aspettarci dal progetto Dispersion?
Dejan: Credo che non sappiamo neanche noi cosa aspettarci dal futuro! Lo spirito del progetto è basato sulla volontà di esprimere quello che sentiamo al momento, quindi penso ci possano essere diverse fasi davanti a noi. Stiamo già lavorando su dei pezzi nuovi che, come ho già detto, hanno sonorità diverse da Pilars. Abbiamo tante altre idee che ci girano per la testa quindi ci saranno sicuramente altri lavori in futuro. Il progetto di breve termine è di cominciare a suonare dal vivo e nel frattempo finire il primo album. E poi si vedrà!! Al momento della formazione abbiamo deciso di affrontare un passo alla volta ed è esattamente quello che stiamo facendo.
Il finale è sempre libero: a voi l’onore e l’onere di concludere quest’intervista come meglio credete…
Dejan: Per finire vorrei ringraziare Heavy Metal Heaven per lo spazio che ci è stato concesso. I gruppi come il nostro hanno bisogno di visibilità quindi recensioni o interviste che siano sono sempre benvenute! Non avrei molto altro da aggiungere. Chi fosse interessato o incuriosito dal progetto ci contatti pure, siamo sempre felici di avere un feedback su quello che facciamo.
Grazie a voi per il tempo che ci avete dedicato, ed alla prossima intervista!
Mattia

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