Final Fright – Wrapped in Chains (2014)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEWrapped in Chains (2014) è il primo EP dei tridentini Final Fright, dopo il demo d’esordio Abusive Grindhouse (2012)
GENEREUn thrash metal classico ma non per questo trito.
PUNTI DI FORZAUno stile che, al contrario della media del genere, presta una particolare attenzione al proprio lato melodico e verso le atmosfere violente e gioiose che rendevano grande il genere negli anni ottanta. Una gran maturità, specie contando la giovane età, una bella capacità di divertire, diversi ottimi pezzi. 
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIYou Deserve to Die, Dragged by Fate
CONCLUSIONIWrapped in Chains è un EP di ottima qualità; in generale, i Final Fright sono un gruppo con grandi potenzialità.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
78
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Tra le tante, troppe mancanze del moderno revival thrash metal rispetto agli anni d’oro del genere, due tra le più importanti sono l’assenza dello spirito violento ma al tempo stesso quasi gioioso originale e la scarsa attenzione per il lato melodico e musicale dei brani, in favore del puro impatto. Anche se vi sono alcune eccezioni, le band thrash nuove tendono infatti a spingere sempre sull’acceleratore senza un’ottica più allargata al complesso della canzone, puntando solo alla massima energia: il risultato sono gruppi che cercano di replicare la lezione degli Slayer ma senza il sound giusto (che infatti nella stragrande maggioranza è quello del thrash più classico) e senza tantomeno lontanamente possedere lo stesso talento compositivo. E’ proprio per questo che quando mi è capitato di ascoltare i Final Fright, ho deciso subito di recensirli: sono un gruppo che mi ha immediatamente colpito per la sua piacevole differenza rispetto alla norma. Nati a Cavalese, in provincia di Trento, il gruppo esordisce nella lunga distanza con l’acerbo demo Abusive Grindhouse. È di quest’anno invece il secondo prodotto della carriera, l’EP Wrapped in Chains, in cui la band dimostra una forte maturazione artistica: in esso, abbiamo infatti quattro tracce di thrash metal che pur essendo piuttosto tecnico, con tutti gli strumentisti su alti livelli, è comunque caratterizzato da una forte attenzione in fase di songwriting e di impostazione melodica, che si traduce in pezzi anche piuttosto complessi ma comunque focalizzati ed impostati con intelligenza. Inoltre, nonostante la velocità media sempre piuttosto alta, la band non cerca mai di strafare in senso estremo, generando un feeling aggressivo ma anche divertente, che è appunto ciò che ha fatto grandi le band anni ’80 e manca così cronicamente ai gruppi odierni: esempio migliore di ciò è la voce del singer Deriu, pulita, variabile e che non arriva mai ad urlati estremi, rappresentando perciò appieno la scelta del gruppo. Prima di cominciare con la disamina dei brani, una parola per il sound generale, che non è eccelso, con ad esempio il bassista Chene che si sente poco ed in generale suoni piuttosto grezzi, ma in ogni caso riesce ad incidere abbastanza, rivelandosi perciò accettabile, specie per un EP.

Un breve attacco cadenzato, puramente thrash, e poi la opener My Day comincia rapida la propria fuga, presentando da subito un riffage, che si manterrà attraverso tutto il pezzo, seppur con forti variazione sia a livello melodico che per quanto riguarda il ritmo su cui è adagiato, decisamente mutevole grazie anche alla prestazione imponente del drummer Corra. La canzone si presenta compatta ma variabile attraverso tutto il suo svolgimento, proponendo diverse frazioni ben incastrate tra loro in maniera più o bene ottima: notabile è quella centrale, denotata da un rallentamento seguito da un bell’assolo di chitarra, molto old school, che con il suo pathos piuttosto spiccato riesce a valorizzare questo brano, forse col senno di poi l’episodio minore dell’EP ma comunque abbastanza godibile. L’urlo di una donna preso probabilmente da qualche film horror, poi si avvia la compatta You Deserve to Die, song inizialmente piuttosto cadenzata ma poi serrata e rapida, presentando un riffage classicamente thrash ed una struttura molto semplice, che alterna strofe lineari ma estremamente energiche e ritornelli corali più contenuti in velocità, ma comunque possenti, e che si lasciano cantare a meraviglia, stampandosi da subito in mente. La canzone viene inoltre resa più interessante da momenti pure più ossessivi e pestati, caratterizzati dalla botta e risposta tra il coro che ripete “die” ed il cantante; degno di nota anche il finale, breve ma intenso e serrato, ciliegina sulla torta di un pezzo secondo per qualità solo alla closer-track, nonostante la semplicità estrema delle soluzione in esso adottate (riconosciute anche dalla band, che l’hanno eletto a ideale singolo girandone il videoclip). Un intro potente su un tempo medio-alto prelude a Parasite, per poi virare con prepotenza su qualcosa di più veloce e pressante, seppur una certa atmosfera scanzonata e poco seria non venga mai meno. Tale alternanza trova spazio anche nelle strofe, inizialmente più contenute ma che poi accelerano abbastanza, per sfociare quindi nei ritornelli, estremamente semplici nel loro avvicendamento tra i vocalizzi di Deriu ed il coro, ma comunque estremamente catchy, almeno in riferimento al thrash metal. Ottima anche la seconda metà del pezzo centrale, caratterizzata prima da un assolo rapidissimo ma adatto al contesto, seguita da una coda che riprende la parte centrale per poi riversarsi in una lunga parte quasi del tutto strumentale con dalla sua pure una dose non indifferente di pathos, per un episodio di nuovo estremamente buono e coinvolgente. La conclusiva Dragged by Fate comincia quindi quasi da subito a correre ed a incidere, constando di un riff che ogni tanto indugia in momenti meno aggressivi ma che nella norma è tempestoso, rapido, uno schiacciasassi lanciato a velocità folle che travolge tutto e tutti indiscriminatamente, ma che riesce anche ad evocare anche una certa intensità sentimentale. La traccia tende inoltre a variare molto, pur possedendo una falsariga forte che però stavolta non si limita ad adagiarsi su una forma canzone “arricchita” ma si evolve man mano, tra parti più intense e momenti leggermente più riflessivi anche se comunque incitanti, il tutto corredato da piccoli soli dei chitarristi Borto e Jak che spuntano di tanto in tanto, arricchendo il pur già ricco pattern strumentale del brano. Al centro spunta inoltre una parte più contenuta e rallentata, un momento quasi di calma nonostante la potenza delle ritmiche, in cui tirare il fiato prima che si torni a correre con ancor più intensità e potenza, e la canzone abbia termine, concludendo anche l’EP in maniera più che appropriata.

In conclusione, abbiamo un ensemble che seppur abbia ancora grandi potenzialità per progredire, già dimostra di avere le idee ben chiare, nonché una classe ed un talento molto maggiore di gran parte della “concorrenza”. I miei complimenti quindi ai Final Fright, nonché l’augurio di continuare così, in modo da crescere ancora, e magari produrre, in futuro, qualcosa di ancor meglio di Wrapped in Chains, magari, che sia sulla lunga distanza, e che possa condurli a trovare il loro giusto posto in una scena pur molto affollata come quella thrash metal italiana.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1My Day04:17
2You Deserve to Die03:41
3Parasite04:20
4Dragged by Fate05:19
Durata totale: 17:37
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Deriuvoce
Bortochitarra
Jakchitarra
Chenebasso
Corrabatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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