Wiz – Shattered-Mind-Therapy (2004)

Tra gli amanti del power metal che seguono abitualmente Heavy Metal Heaven alcuni sicuramente conosceranno i Nostradameus: pur essendo in fondo una seconda linea del power metal scandinavo, questo gruppo svedese si è fatto notare a livello internazionale con alcuni dischi di qualità, che gli amanti del genere hanno accolto molto bene. Gli Wiz, side project formato da Freddy Persson e Jake Fredén, rispettivamente voce e chitarra degli stessi Nostradameus, sono invece molto meno noti, il che è però davvero un peccato: nell’unico parto discografico di questo progetto, Shattered-Mind-Therapy l’ensemble difatti si cimenta in qualcosa di molto particolare, di certo più interessante della proposta coinvolgente ma in fondo piuttosto ortodossa della band madre. Il loro genere è in effetti sempre power ma estremamente oscuro e cupo, infelice, presentando a tratti persino vaghe influenze black e melodeath (dopotutto, venendo il gruppo da Gothenburg, queste ultime hanno un loro perché), seppur declinate in senso più melodico; sono presenti inoltre anche alcuni cliché power metal, che però vengono stravolti così tanto da divenire quasi irriconoscibili, per un suono nel complesso estremamente originale e personale, che rappresenta il vero punto di forza di questo disco. A corredare il tutto vi è inoltre una produzione ruvida e non pulitissima, che però se possibile esalta ancor di più il buio fascino del platter, risultando perfetto per esso: un sound pulito e magari piatto e “di plastica” come quello della stragrande maggioranza degli album power metal odierni infatti avrebbe avuto una resa molto minore di questa.

Si comincia con dei lievi suoni ambientali, che introducono brevemente Mr. Sandman, traccia d’apertura che non è la cover della famosa hit dei The Chordettes bensì un pezzo power metal che illustra da subito al meglio lo stile del disco: le chitarre hanno infatti suonano infatti cupe, e generano un’atmosfera molto oscura ed infelice. Il brano in ogni caso procede con la classica struttura canzone, alternando strofe sommesse ed introspettive, che si fanno man mano più potenti quando Persson passa da un cantato quasi sussurrato ad uno più potente e drammatico; tale strada ci conduce ai ritornelli, angosciosi e dal mood quasi opprimente, parte di gran lunga più intensa della composizione. Degna di nota anche la coda finale, tutta retta da malinconiche chitarre acustiche, oltre che dal ritmo della batteria di Stefan Lindquist, un finale adatto di quest’ottima opener. Dopo un avvio piuttosto potente, che lascia presagire qualcos’altro, si avvia invece In Your Eyes, lenta ed introspettiva song il cui riffage è estremamente melodico, seppur sia questa una armoniosità per nulla deliziosa o solare, ma anzi estremamente negativa e depressa, su cui la voce di Persson è quasi un lamento; si passa da strofe di questo tipo, così dense di emozioni negative, al refrain, che vede un botta e risposta ancor più disperato tra il frontman ed il blando coro, per un effetto ancor più disperato ed impressionante. In mezzo si apre inoltre una frazione soffusa, che va avanti brevemente fino al ritorno di elementi metallici, incanalati presto in un bellissimo quanto triste assolo di Fredén, prima che l’episodio torni alla propria norma e vada a concludersi, risultando nel complesso il capolavoro assoluto dell’intero album, sia per freschezza di soluzioni compositive che per intensità di sentimenti sprigionati. Per quanto riguarda Super Psychic Woman, che segue, l’intro è lento e sulla falsariga della precedente, anche se la canzone presto si pone su coordinate differenti: le strofe infatti sono molto hard rock-oriented e decisamente placide, pur non mancando il mood che avvolge di tutto il disco, mentre invece l’evoluzione porta il brano a farsi più duro fino ai potenti chorus, caratterizzati ancora una volta dall’importante prestazione di Persson e dal possente tappeto di doppia cassa di Lindquist. Ottima anche la parte solista posta al centro, per quanto semplice e power-oriented, a sigillo di una traccia forse non eccelsa, ma comunque di valore abbastanza alto da riuscire a non sfigurare nei confronti del pezzo che l’ha preceduta. Dopo un paio di episodi più contenuti ritmicamente giunge One Chapter of a Fairytale, canzone che sin da subito si rivela la più tipicamente power dell’intero disco: le strofe sono infatti rapide e caratterizzate da un riff incalzante e melodico, accompagnato da lead imperanti della chitarra di Fredén, mentre i ritornelli escono fuori molto catchy e cantabili, oltre che dal flavour squisitamente melodic power. Nonostante tutto ciò, però, il brano è comunque al cento percento Wiz: tutte le soluzioni sono infatti rese molto darkeggianti, e nonostante tutti i cliché power presenti in esso il pezzo risulta comunque estremamente incisiva e per nulla banale, nonché nuovamente di ottima qualità. E’ ora il turno della ballad di rito, Sun Moon Stars, che si avvia con un arpeggio dissonante di chitarra, quasi da alternative rock, per quanto la cosa non dia affatto fastidio, anzi; esso prosegue a lungo, anche quando la soffice sezione ritmica fa il suo ingresso, per interrompersi solo in alcuni stacchi più energici, nelle quali la pesante chitarra ritmica di Martin Karlsson la fa da padrone. Il pezzo prosegue così per circa metà della propria durata, per poi svoltare in qualcosa di più metallico e potente, che però ne conserva l’atmosfera dolorosa ma anche romantica, grazie anche alla lacerante prestazione di Persson in duetto con la cantante Heidi Lilja, un momento che arricchisce ancora di più la traccia che poi termina come era iniziata, rivelandosi nel complesso di spessore assoluto. 

Down prosegue soffusa come il finale del brano precedente, anche se in questo frangente è il pianoforte a sostituirsi alla chitarra; è però questa solo un’introduzione, su cui si intromettono presto chitarre distorte, prima che la canzone vera e propria deflagri, cupa e possente, ma anche con una certa solennità di sottofondo. Da qui in poi si alternano strofe dure ma dal mood piuttosto nascosto, intimo, e ritornelli molto energici ed animati, quasi drammatici nel feeling che riescono ad evocare. L’unica pecca della composizione è forse una eccessiva staticità di alcuni espedienti melodici, che la rendono non all’altezza di ciò che ha intorno; nonostante ciò, abbiamo comunque un brano power metal di tutto rispetto, superiore anni  luce alla mediocrità di tantissimi gruppi odierni del genere. Giunti a questo punto, la cupezza dominante fin’ora lascia in parte la scena a qualcosa di intensamente malinconico e riflessivo, ma meno opprimente che in passato: sin dal principio infatti Understand presenta infatti toni più aperti e positivi, sia nell’assolo che la apre che nelle strofe, meno depresse e più speranzose della media. L’apoteosi di tale tendenza si ha però nei ritornelli, che pur lungi dall’essere allegri sono comunque decisamente melodiosi e caldi, cosa che del resto si rispecchia anche nelle liriche, che parlano di comprensione e di amore verso il prossimo. Nonostante la sua particolarità rispetto alle altre (o forse proprio per questo motivo), la canzone spicca all’interno del disco, anche qualitativamente: abbiamo infatti un pezzo eccelso, retto da un songwriting all’altezza e per nulla stereotipato, che per valore si colloca al di sotto alla sola In Your Eyes. Un preludio dal retrogusto quasi blues è la premessa di Return of Atlantis, traccia che poi esplode con potenza, rivelandosi da subito la più canonica insieme ad One Chapter of a Fairytale; abbiamo perciò strofe sognanti e che quasi non risentono della oscurità della prima parte del disco a confluire in bridge più energici e quindi in ritornelli dalle melodie per la prima volta scontati e da power “comune”, che inoltre non incidono a dovere. Più in generale, abbiamo una composizione poco in linea stilisticamente con il resto del lotto e che non presenta nemmeno la freschezza delle altre, nonostante qualche momento ben riuscito (come l’intreccio di chitarre soliste posto al centro), risultando l’episodio filler del platter, nonostante una levatura comunque discreta. Si torna a qualcosa di più stilisticamente nella falsariga di Shattered-Mind-Therapy con Empty Words: il suo riff iniziale, lento e contenuto, ha  infatti un vago flavour addirittura melodeath, per poi lasciare spazio alle strofe, che presentano la tradizionale alternanza tra momenti piuttosto soffici e calmi ed improvvisi scoppi di elettricità. A loro volta, esse si avvicendano con i ritornelli, molto malinconici e sognanti, che con la loro melodia si stampano facilmente in testa, momento migliore di una canzone in fondo piuttosto semplice e breve, che presenta anche qualche momento meno efficace, ma egualmente di livello decisamente elevato. Ancora un rifferama profondo ed efficace è lo sfondo della conclusiva From the Ashes We Rise, canzone possente che recupera in parte l’oscurità passata, presentando un  mood a metà tra quello della prima metà del disco e quello di Understand; questa avvolge un brano ancora molto elementare strutturalmente, con le strofe dirette e dal flavour moderno che lasciano spazio ai bridge, più intensi sentimentalmente e quindi ai ritornelli, vari, potenti sia per emozioni che musicalmente e vagamente evocativi. Sono questi ultimi la parte migliore di una closer track comunque di qualità ottima e forse anche di più, che procede rapida e mette la parola fine al platter nella maniera più degna possibile.

Il disco finisce, ma il rimpianto rimane anche dopo la fine: chissà infatti che capolavori potevano venire alla luce, se questo non fosse stato un episodio estemporaneo, ma il discorso del progetto Wiz fosse stato portato avanti. Shattered-Mind-Therapy è infatti un disco originale e di qualità, a cui solo la flessione nella seconda metà non consente di raggiungere il livello masterpiece, peraltro sfiorato di pochissimo. Se siete amanti del power ma, come me, siete ormai stufi dei soliti stilemi triti e ritriti, fiondatevi su quest’album, arduo ma non troppo da trovare: potrete in questo modo riaccendere il vostro amore ormai sopito per il power metal,  garantito!

Voto: 89/100

Mattia

Tracklist:

  1. Mr.. Sandman – 04:43
  2. In Your Eyes – 04:42
  3. Super Psychic Woman – 04:15
  4. One Chapter of a Fairytale – 04:21
  5. Sun Moon Stars – 04:49
  6. Down -05:05
  7. Understand – 04:09
  8. Return of Atlantis – 05:25
  9. Empty Words – 04:37
  10. From the Ashes We Rise – 03:53

 Durata totale: 45:59

Lineup:

  • Freddy Persson – voce
  • Jake Fredén – chitarra solista
  • Martin Karlsson – chitarra ritmica
  • Johan Weicht – basso
  • Stefan Lindquist – batteria

Genere: power metal
Sottogenere: dark power metal

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