Domande e Risposte – Palmer Generator

Pur avendo cercato, in questi ormai quasi quattro anni di Heavy Metal Heaven, di valorizzare in maniera particolare i gruppi della mia regione, fino ad ora non avevo mai intervistato un gruppo marchigiano per la rubrica Domande e Risposte; colpa di ciò è stato anche, spesso, la poca voglia di rispondere dei gruppi alle domande, con interviste inviate ma mai tornate indietro (cosa, c’è da dire, che accomuna però i gruppi di un po’ tutta Italia). In ogni caso, i Palmer Generator per fortuna si sono comportati diversamente: a poco più di un mese dall’uscita della recensione dell’ottimo Shapes, loro secondo album in studio, eccoli perciò rispondere alla solita serie di dieci domande di questa rubrica. Senza ulteriore indugio lascio quindi direttamente la parola al trio, per il quale ogni membro risponde per se.

Per prima cosa, raccontateci la storia del vostro gruppo…
Tommaso Palmieri: La band si è formata circa nel 2010 come costola di una precedente band , i Virgin Iris, in cui sia io che Michele (mio fratello) suonavamo.
Inizialmente la cosa prese vita “per gioco”. Io e Michele volevamo mettere su  un progetto in cui esprimere elementi non presenti nei Virgin ma che ci caratterizzavano profondamente. Prendemmo allora Mattia, mio nipote e figlio di Michele,  che aveva appena cominciato a suonare la batteria. Il Gruppo però ha cominciato col tempo a prendere sempre più una forma ben definita. Così decidemmo di potenziare il lavoro registrando prima un Ep e poi un disco Autoprodotto, fin quando nel 2013, con lo scioglimento dei Virgin, i Palmer da “side project” divengono il nostro “progetto principale” (mentre due degli altri membri sono andati a formare gli A.N.O. , duo Noise molto prolifico). Da li il lavoro si è molto intensificato e nel 2014, grazie alla collaborazione di Red Sound, abbiamo sfornato “Shapes”.
Mattia Palmieri: Da parte mia avrei molto da dire. Sono cresciuto nell’arte e già da piccolo ho cominciato a identificare la musica come mia massima espressione, all’età di otto anni mio padre mi ha introdotto nel panorama più “heavy” e da lì con il susseguirsi degli anni è esplosa per me un’enorme passione. Ho cominciato a raccogliere un po’ da Tommaso, un po’ da Michele, come ogni bambino vivevo sotto un mito e nel mio caso erano proprio loro due gli idoli da seguire. Mi hanno praticamente cresciuto nel mio aspetto più sensibile, e il giorno che anche solo per scherzo si è parlato di un gruppo mi si sono letteralmente illuminati gli occhi. Mi sento di poter dire che forse tutto questo è sempre esistito, non mi riesce di trovarne un punto zero, un’origine…
Michele Palmieri: Ci tengo ad aggiungere solo, da “vecchietto” del gruppo, che il progetto “Palmer Generator” è un progetto nato quasi per scommessa e cresciuto senza che nemmeno ce ne accorgessimo… Suonare con mio figlio e mio fratello mi rende fiero ed orgoglioso di andare avanti.

Il vostro secondo lavoro Shapes è uscito nello scorso mese di giugno, e potrete perciò tracciarne un bilancio: come è stato accolto, dalla critica di settore ma anche dal pubblico?
Tutti: A sei mesi dall’uscita possiamo dire che Shapes sta andando molto bene. A livello di critica i riscontri sono finora ottimi e speriamo che arrivino ancora molti feedback positivi. Anche a  livello di pubblico sembra che le cose procedano nella maniera migliore. Sia gli ascolti streaming sia le vendita delle copie vanno avanti. Soprattutto considerando la generale tendenza a ribasso possiamo dire che ce la caviamo bene. E poi c’è una buona una parte di pubblico che è rimasta parecchio coinvolta nonostante non sia molto abituata a sonorità simili alle nostre.

La cosa che più spicca all’interno di Shapes, come ho scritto già in sede di recensione, è il suo genere molto sperimentale, che mescola post rock, stoner, shoegaze e molto altro in un mix estremamente sfaccettato ma che funziona a meraviglia. Da dove ha origine questo stile così particolare?

Michele: Penso che i Palmer Generator  non siano uno di quei gruppi fossilizzati su di uno specifico genere musicale. In realtà la particolarità credo sia nata da un forte affiatamento che ci unisce molto e da una crescita musicale molto simile e ricercata che rende molto fluida la nostra composizione. La sala prove è il nostro mondo a parte dove incastrare note senza troppi cavilli o limitazioni.
Tommaso: Il nostro attuale “genere” non è stato stabilito a tavolino ne è nato in maniera immediata. Nel corso del tempo il sound si è evoluto molto e sviluppato a cavallo di diverse influenze in un lavoro lungo e laborioso, che deve parecchio alle molte jam session che facciamo assieme.
Oggi in molti si sforzano di creare nuovi sound e la ricerca di qualcosa di completamente nuovo a volte diventa ossessiva e purtroppo improduttiva ed è spesso comunque legata alle nuove tecnologie. Noi abbiamo cercato di creare nuove equazioni con le vecchie formule. Di base ci chiudiamo in una stanza accendiamo ogni aggeggio psichedelico possibile e suoniamo. Quello che viene fuori alla fine nasce da un programma che inizialmente ci imponiamo, ma che non ci neghiamo mai di infrangere a piacimento.
Mattia: I nostri ascolti sono indipendenti, ma comunque non manchiamo mai di influenzarci, passarci nuove scoperte ed ascoltare musica insieme. Si può dire che in qualche modo viviamo panorami differenti sul piano musicale, ma che ci “interlacciamo” di continuo. Quello che c’è di magico è il riuscire poi a esprimerci come meglio sentiamo senza risultare invasivi per gli altri. In sala prove ad ogni jam nasce un mix di sentimenti differenti ma in qualche modo simili o complementari. Nonostante la differenza di anni ci somigliamo tremendamente e tutto quello che facciamo è traslare in musica il punto di vista di tre differenti età, poi ognuno tenta di arricchire il proprio approccio allo strumento con gli stili musicali degli altri due e quello che esce fuori… Beh, lo potete sentire da voi…

Seppur totalmente strumentale, Shapes è un concept album anche piuttosto ambizioso, a proposito della Teoria della Linea e del Mito della Caverna del filosofo greco Platone. Come è nata questa particolare scelta?
Mattia: Con Shapes i concetti di musica e “espressione” sono andati convergendo in un unico punto. L’idea di abbandonare le voci è stata voluta e ben calcolata, in un mondo dove le parole non sono più un mezzo sufficiente di espressione, dove la capacità di evolvere se stessi in maniera incondizionata è stata perduta e annichilita, servono altre vie con le quali mettere per “iscritto” noi stessi.
Tommaso: Tutti quanti abbiamo un approccio molto “filosofico” nel quotidiano (io in particolare che studio Filosofia). I concept dei dischi non sono altro che trascrizioni dei viaggi mentali e delle riflessioni che facciamo assieme. Sulla scia di (e)motionless anche in Shapes volevamo mantenere una linea di continuità in ambito di critica filosofica della contemporaneità. Mentre in (e)motionless affrontavamo il problema della scomparsa di un’emotività autonoma degli individui qui trattiamo della perdita di emancipazione intellettuale, della scomparsa del libero pensiero individuale, ed il mito della caverna era sicuramente la metafora più appropriata.


Toglietemi una curiosità personale: cosa sono in realtà gli effetti ambientali presenti in sottofondo nell’interludio |||?

Tutti: La traccia ||| è stata creata da “pensieri di un cane”, artista di musica elettronica-ambient delle nostre parti con cui abbiamo collaborato da soli e collettivamente diverse volte negli anni (e che tra l’altro era anche il chitarrista della nostra prima band ed attualmente chitarrista dei suddetti  A.N.O.). Da diverso tempo si occupa di elettronica sperimentale, ha all’attivo un disco e il suo stile di realizzazione dei brani è particolare. La maggior parte della canzone è stata realizzata con riprese ambientali, nel particolare quasi tutti i suoni all’interno del pezzo sono stati costruiti utilizzando le “code” di padelle “suonate” con differenti oggetti  e poi montate e modificate per ottenere il risultato voluto.

Classica domanda da intervista: quali sono le vostre principali influenze?
Tommaso: Alla radice del nostro sound è evidente la chiave psichedelica e io penso di essere uno dei principali trainatori verso quella direzione.  Per quello che mi riguarda non potrei non citare i Pink Floyd ed i Can come “muse storiche” per poi nominare (muovendosi a cavallo tra Stoner, Post Rock e Psych Sperimentale) Spacemen 3, Swans, 35007, Kyuss,  Colour Haze, Cerberus Shoal, Shellac, Electric Moon, Explosions In The Sky, Godspeed You, Mogwai, Master Musicians Of Bukkake ecc.  la lista poi potrebbe andare avanti all’infinito…
Mattia: Con il tempo ho imparato ad ascoltare davvero di tutto e perciò potrei trovare davvero moltissimi fattori che sono andati a influenzarmi negli anni. In questo periodo tendo l’orecchio verso band post-rock come Audrey Fall o ad esempio l’ambient di Steel Wound di Ben Frost. Sono rimasto affascinato dall’industrial esoterico dei Coil e soprattutto, più degli altri artisti finora menzionati, amo la malinconia decadente di Matt Elliott, mi accompagna costantemente da parecchio tempo, ormai.
Michele: Ascoltando diversi generi posso dire di avere diverse influenze musicali. Ascolto da sempre musica psichedelica e adoro suoni sperimentali, non a caso anch’io sono cresciuto con dosi massicce di Pink Floyd. Nel mio ascolto anche il progressive prima e poi l’alternative rock hanno fatto il loro percorso, aiutandomi nel sound che poi trasmetto ai Palmer. Anche alcune branche dello stoner ci hanno uniti molto (Kyuss, Colour Haze, Sungrazer etc.). Potrei andare avanti, ma stringendo posso dire che ciò che ci influenza maggiormente è il continuo piacere di ascoltare musica e di usarla come mezzo espressivo.

Di solito a questo punto un’altra cosa che chiedo sempre ai musicisti è se ci sono gruppi che apprezzano lontani dal loro genere, ma vista la vostra particolarità vorrei chiedervi un’altra cosa: vi sono band di genere più propriamente heavy metal (parliamo quindi generi melodici come heavy , power, prog ma anche di sound più estremi come black, death o doom) che amate o che addirittura riescono ad influenzarvi?
Tommaso: Le influenze più “pesantone” non mancano nel nostro orientamento, soprattutto per quel che mi riguarda sono cresciuto molto a contatto con ambienti Punk, Hardcore, Grind ecc. e anche se non posso definirli come miei principali riferimenti sono elementi che sento comunque molto presenti.  In ambito più “heavy” potrei citarti tranquillamente band con le quali mi approccio personalmente e che mi influenzano molto come Neurosis, Russian Circles, Electric Wizard, Cult Of Luna ecc. ma anche band più “estreme” come ad esempio Converge (in primis), AmenRa ed Herder.
Mattia: Condivido appieno tutti le scelte di Tommaso, in particolare per Russian Circles, Cult Of Luna e AmenRa. Di mio aggiungo gli Uneven Structure, che per quanto non sia avvezzo al genere, devo dire, mi hanno colpito moltissimo con “Februus”, e anche il prossimo disco sembra promettere bene. Lascio per ultimo gli Amia Venera Landscape,  gruppo della nostra penisola, scoperto solo quest’anno e dal quale sono stato letteralmente folgorato, attualmente credo siano una delle mie massime influenze.
Michele: Nel mio percorso musicale c’è stato anche il periodo metal ,dal thrash/death al power.
Considero i Death, a  mio parere, uno dei migliori gruppi del panorama metal sono e considero Chuck Schuldiner un grande artista. Poi di seguito i Testament in passato mi hanno colpito molto.
Ma come dice Tommy attualmente sul pesantone preferisco il post/metal e soprattutto i Russian Circles.


Com’è la vita per una band così sperimentale e di nicchia come voi nella zona dello jesino? E’ possibile trovare estimatori della vostra musica e luoghi in cui suonare oppure incontrate delle difficoltà sul vostro cammino?

Mattia: Molti ascoltatori sono rimasti ai nostri vecchi lavori, come ad esempio (e)motionless, dove ancora avevamo un sound per noi non molto rappresentativo, al contrario del sound e dello stile venuto a formarsi su Shapes, molto più vicino al nostro modo di vedere la musica. Le nostre performance sono migliorate insieme alla musica, diciamo, e sono felice di vedere quante persone abbiano colto il cambiamento insieme a noi.
Tommaso: Il nostro sound è molto particolare e sicuramente di non semplice approccio. Già il fatto di essere una band strumentale ad alcuni fa storcere il naso e se ci si aggiunge la lunga durata dei brani e il nostro costante tentativo di non dare punti di stabilità ricorrenti ci rende “ostici”. Di primo approccio molti sono scettici ma per fortuna, soprattutto ultimamente, dopo averci visto live le persone si ricredono. Siamo comunque molto contenti di esserci sviluppati in questa zona, lo jesino è sempre stato molto florido musicalmente, producendo negli anni tantissime grandi band. A questo ambiente dobbiamo sicuramente molto.
Michele: Lo jesino e più in generale l’anconetano sicuramente non sono un ambiente dai mille sbocchi, basta pensare che a Jesi attualmente c’è una vera penuria di locali live.
Comunque il nostro pubblico lo abbiamo ed è spesso molto affascinato da ciò che tiriamo fuori,
soprattutto nei live, dove cerchiamo sempre di dare il massimo.

Cosa prevedete per il futuro del progetto Palmer Generator?
Michele: Stiamo lavorando per il nuovo disco con la voglia di costruire un gran bel  lavoro.
Dopo Shapes e i suoi bei riscontri credo e spero sia un futuro ancora più appassionante.
Mattia: Sperando nella nostra progenie direi che i Palmer dovrebbero continuare per secoli e secoli, fin tanto che il sole resiste.
Tommaso: Continuare a suonare fino a che le braccia e le gambe reggono. Per il resto si vedrà.

Il finale sempre a piacere: a voi l’onore e l’onere di terminare come meglio credete queste “Domande e Risposte”…
Tutti: Vorremmo fare un appello a tutti coloro che seguono il panorama “underground” (il termine indipendente preferiamo non usarlo visto che oggi ha significati ambigui e che troppo spesso conta band che indipendenti proprio non sono) di supportare attivamente la “scena”. Oggi come oggi i concerti sono sempre meno affollati, la gente si chiude in casa ad ascoltare musica scaricata compulsivamente e senza svilupparne affezione alcuna, e mentre Beyoncé continua a vendere un’infinità di dischi sulle spalle degli adolescenti fottuti da Mtv e dalle mode, il panorama underground sopravvive sempre più a stento. Perciò andate ai concerti, comprate dischi autoprodotti,  organizzate eventi, lanciatevi in coproduzioni, create spazi autogestiti , scambiatevi vinili ecc. Oggi le band sopravvivono veramente “con poco” e quando comprate un disco o andate ad una serata non state solo ”acquistando” un prodotto ma sostenendo una realtà.

Un pensiero che mi sento di condividere appieno, molto vicino alla linea di pensiero di Heavy Metal Heaven. Grazie per la vostra disponibilità ed alla prossima intervista!
Mattia

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