Angel Martyr – Angel Martyr (2014)

Sin da quando ho reso Heavy Metal Heaven una webzine seria, non ho mai nascosto di non amare molto il recente revival dell’heavy metal classico: penso, difatti, che nonostante i miglior mezzi tecnici e di registrazione che le band odierne hanno a disposizione rispetto ai gruppi del periodo d’oro del genere, la maggior parte degli esponenti di questa nuova tendenza non riesce minimamente a replicare il fascino e l’attitudine che hanno reso grande il genere negli anni ’80, ed il risultato è l’uscita di un gran numero di dischi pieni dei soliti cliché triti e ritriti e che non riescono a comunicare nulla. Per fortuna, però, vi sono anche gruppi recenti che pur non distaccandosi dai suddetti stereotipi, si distinguono però per la passione espressa: è questo il caso del gruppo di cui parliamo oggi, gli Angel Martyr da Piombino (Livorno). Dopo una storia abbastanza travagliata che comincia nel lontano 2006, con vari problemi di formazione e pure un lungo periodo di pausa, la band poco meno di un anno fa riesce finalmente a pubblicare un demo omonimo: in esso, si mette in evidenza un heavy metal a forti tinte speed che da una parte tributa la NWOBHM ed in particolare i primi Iron Maiden e Saxon, e dall’altra la rende più vorticoso e complessa includendo ascendenze US power americano, con il riferimento principale che sembrano essere i Manilla Road; tale sensazione è data soprattutto dal cantante Tiziano “Hammerhead” Sbaragli, che quando si produce su un registro medio-basso ricorda da vicino Mark Shelton, seppur rispetto al singer americano si produca anche in alti acuti che ricordano invece quelli di Gianni Nepi dei Dark Quarterer (un paragone non improprio, essendo Sbaragli anche l’attuale voce degli Etrusgrave di Fulberto Serena, proprio ex chitarrista della storica epic metal band). Il suo sound si presenta insomma abbastanza derivativo, ma l’ensemble in ogni caso mette molto impegno nella propria musica, tanto risultare più convincente e promettente di  tanti gruppi attuali sullo stesso genere. Angel Martyr non è tuttavia esente da difetti: uno dei principali è sicuramente proprio lo stesso Sbaragli, a tratti forse troppo sguaiato, specie quando si propone su note alte, anche se ciò comunque non è mai troppo fastidioso, a mio avviso. Riuscito a metà è anche il suono generale del disco, che da una parte è un po’ limitante, mancandogli la pulizia giusta per incidere quando potrebbe altrimenti (anche se al limite va bene, essendo questo un demo); dall’altro lato, però, i suoni sono anche piuttosto caldi e per nulla moderni, generando un appeal vintage che riesce ad ammantare di un certo fascino il disco, rendendolo più appetibile e facendo pensare che se fosse stato meno sporco e più professionale il risultato sarebbe stato addirittura eccezionale.

La opener Pirate Song si avvia subito con il suo riffage principale molto maideniano, che accompagnerà la traccia a lungo, raggiunta quasi subito dalla voce di Sbaragli, che in questo frangente non si produce quasi mai in acuti; il risultato è che sembra di star ascoltando un’incisione perduta dei primi Manilla Road! In ogni caso, la struttura è piuttosto semplice, ed incolonna le strofe solenni e dritte al punto, i bridge ombrosi ed i ritornelli liberatori e catchy al punto giusto, in un’unione che funziona tutto sommato piuttosto bene; valido è anche l’assolo della chitarra dello stesso Sbaragli, coronazione di un pezzo piuttosto semplice, ma comunque godibile al punto giusto. Un avvio tutto in lead, esplosivo e dal vago flavour rockeggiante, è il preludio a Victims of Tomorrow, canzone che poi si incanala su frangenti speed-oriented piuttosto energici, con le strofe basse ed incalzanti che confluiscono in bridge dal flavour quasi evocativo e quindi in ritornelli ancora una volta piuttosto melodici e facili da tenere a mente, seppur siano forse il momento meno coinvolgente della song. Nonostante ciò, la composizione può contare anche su di un ottimo assolo centrale di chitarra, ancora molto Maiden-oriented, preludio alla nuova esplosione di un refrain che porta al termine una song non eccelsa ma comunque discretamente apprezzabile. La successiva Turn on the Fire si muove su velocità più alte, per quanto le ritmiche rimangano comunque ancora su toni puramente classici e melodici, senza assumere come in tante band moderne elementi vicini al thrash. E’ questo uno dei punti di forza di un brano molto dinamico e diretto al punto, grazie ad un incedere incalzante che dalle vorticose e preoccupate strofe ci conduce ai ritornelli, quasi epici e di potenza assoluta, di sicuro la parte migliore dell’intera traccia. Di nuovo di alta caratura si rivela inoltre il lungo e variegato assolo centrale, ed il risultato complessivo è il miglior episodio dell’intero demo,  che non annoia nemmeno un attimo nonostante i sei minuti di durata. Dopo un breve intro del drummer Francesco Taddei si avvia quindi Eric, canzone meno pressante sul cui tempo medio-alto si stende un riffage sempre piuttosto melodico, con reminescenze quasi hard rock, anche se si percepisce pure una certa tensione che accomuna il mood generale a quelli tipici dell’epic metal; il tutto è arricchito dai vocalizzi di Sbaragli alla voce, che aggiunge qualcosa al tessuto del brano e non da alcun fastidio seppur sempre un po’ sopra alle righe come suo solito; gli unici momenti in cui ciò invece ciò succede sono i ritornelli, la parte di nuovo meno valida della composizione, anche se risultano comunque di discreta bontà e non rovinano quasi per nulla il resto. Al centro si apre inoltre una breve sezione soffusa, dominata dal basso di Dario “Destroyer Rostix” Rosteni e che sembra quasi citare addirittura Fear of the Dark dei Maiden, seguita in breve tempo da una sezione che riprende di forza metallica ma sempre ligia ai dettami della band di Steve Harris nelle sonorità, preludio alla ripresa della norma precedente e quindi del finale, rappresentato da un semplice arpeggio di chitarra, echeggiato e lontano, che dopo quasi otto minuti e mezzo pone fine a questa cavalcata, lunga ma di buon valore. Si torna ad alti livelli di velocità e di vorticosità con Angel Martyr, episodio che sin da subito è rapido ed incalzante, nonché dotato di un riffage mutevole e dal vago retrogusto power metal, che accompagna la canzone attraverso l’evoluzione che parte dalle strofe, piuttosto nervose e dal vago mood infelice, attraversa i bridge ritmati per poi confluire nei ritornelli, più diretti e melodici, aumentando il flavour power grazie alle melodie vocali intense e molto catchy di Sbaragli. Buono anche l’assolo di chitarra centrale, lungo ma incalzante e come sempre di ottimo valore, per un brano più profondo degli altri e che risulta il migliore del disco dopo Turn on the Fire, chiudendo questo come meglio non si poteva. 
Gli Angel Martyr sono insomma un gruppo che deve ancora maturare molto a livello compositivo e trovare una personalità più decisa, scuotendosi di dosso almeno in parte i cliché del proprio genere, ma che sembrano in ogni caso molto più capaci e promettenti di tante altre band della nuova ondata heavy metal.  Se si impegneranno a fondo, in futuro potranno realizzare ottime cose: non resta altro da fare, perciò, che rimanere in attesa del loro prossimo lavoro, con la curiosità di sentire quale sarà la direzione in cui l’ensemble si muoverà.
Voto: 73/100 (massimo per i demo: 80)
Mattia

Tracklist:

  1. Pirate Song – 06:06
  2. Victims of Tomorrow – 05:43
  3. Turn on the Fire – 06:21
  4. Eric – 08:25
  5. Angel Martyr – 05:52

Durata totale: 32:27

Lineup:

  • Tiziano “Hammerhead” Sbaragli – voce e chitarra
  • Dario “Destroyer Rostix” Rosteni – basso
  • Francesco Taddei – batteria

Genere: heavy metal
Sottogenere: speed/heavy metal classico

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7 risposte

  1. Concordo con quanto detto all'inizio sul \”revival\” puro, cioè le band puramente nostalgiche, diverso secondo me da chiunque suoni classico, come stile, ma con talento e il giusto attualizzato in vari aspetti, cosa molto diversa quindi, questa seconda categoria spesso partorisce dischi veramente ottimi, eccellenti anche a volte, che hanno un senso e aggiungono qualcosa, o cmq sono una variazione di un certo tipo, rispetto a quello che ogni appassionato ha già in discografia riguardo tutti i capolavori passati e tutti gli altri dischi buoni o ottimi usciti nel tempo nei generi classici di vario tipo dell'hard rock e del metal. Però osservo solo, sempre rispetto all'introduzione delle prime righe (sul demo in questione non posso dire nulla perché non ho sentito alcun pezzo al momento), che i mezzi tecnici e tutto migliori oggi non è che ce li hanno tutti, anzi, in media le band underground si arrangiano, certo oggi anche in casa, in studi artigianali diciamo, sapendo fare e con aggeggi decenti riesci ad ottenere magari anche delle produzioni del tutto degne o anche più, ma per ottenere quelle davvero di livello internazionale o paragonabili a quelle passate dei grupponi, di tutti quelli che potevano avere già un certo budget dall'etichetta di turno per via del potenziale del gruppo o dei risultati già ottenuti come vendite ecc. (nel caso avessero già fatto almeno un disco ovviamente), ci vorrebbero mezzi ben al di sopra in realtà di quelli che hanno appunto oggi le band debuttanti assolute, ma spesso anche tante di livello già più alto. E lo stesso se si intende la tecnica individuale come musicisti, dipende da caso a caso sia un tempo che oggi, ma tantissimi anche oggigiorno in realtà se la sognano la tecnica (per non parlare del gusto, fantasia, personalità ecc.) di molti passati, anche senza tutte le \”facilitazioni\” della tecnologia arrivate dopo, tutti i corsi anche gratuiti a volte online che ci sono oggi, tutti i programmini per sentire come suonano le cose ancora prima di suonarle sullo strumento e in generale tutte le robe per studiare più velocemente e meglio lo strumento e migliorare tecnicamente insomma.

  2. Unknown ha detto:

    Salve sono il bassista del gruppo in questione. Volevo solo dire che questo demo è stato registrato un po' in fretta e furia:1.per motivi di formazione (francesco il nostro batterista sta a londra, quindi avevamo il tempo un po' risicato)2.per avere velocemente un prodotto da promuovere e da distribuire proprio per farsi conoscere.Ritengo comunque che il prodotto è comunque valido e il lavoro di chi ce l'ha registrato e mixato [Daniele (bassista della death metal band Profanal con cui siamo amici stretti)] sia buono. Ovviamente non è eccelso, ma per essere stato registrato in una taverna di 1metro per 1 in città, \”per un demo\” va piu che bene :)!!! Colgo l'occasione, a questo punto, per informare chi leggerá questa recensione che per seguire il nostro andamento potete farlo sulla nostra pagina facebook e per contattarci o sulla medesima pagina o scriverci a angelmartyrband@gmail.com. Inoltre vi informo che alcuni brani sono gia su youtbe e che il demo è completamente gratuito e scaricabile tramite dropbox o preso alle nostre serate. Mi scuso con heavy metal heaven per la pubblicità che mi son fatto:) mi farò perdonare presto con il nuovo materiale!!!

  3. Mattia Loroni ha detto:

    Va bene. Grazie per aver condiviso quest'opinione con noi : ) .

  4. Mattia Loroni ha detto:

    Non preoccuparti per lo spam, va bene lo stesso! Grazie per il commento ^^ !

  5. Ah una cosa che ho notato ora e che mi pare un po' bizzarra: che vuol dire che ai demo il massimo voto da dare è 80 invece del classico 100? In realtà il discorso da adottare nelle recensioni, una regola non scritta diciamo, ma che molti recensori soprattutto un tempo seguivano e che mi pare molto più sensata, è questa: a parità di brani, di musica, produzione, musicisti…tutto insomma, stessa band/\”prodotto\”, se esce come demo o anche full ma sempre del tutto autoprodotto e autodistribuito, andrebbe concesso un voto/un voto e mezzo in più rispetto al caso in cui invece lo stesso album uscisse sotto un'etichetta ufficiale, quindi in teoria distribuito ovunque ecc. Il motivo è semplice appunto, nel primo caso il \”prodotto\” non si confronta in teoria col mercato discografico ufficiale, non si trova nei negozi e mailorder normali e via dicendo, accanto ai grupponi e a tutti quelli cmq sotto etichetta in generale, famosi o meno ma di solito con certi standard minimi di resa sonora, livello ecc. Quindi è giusto essere meno severi, considerando anche che spesso è la prima incisione in assoluto della band, con mezzi più o meno di fortuna magari e via dicendo. Analogamente è giusto esserlo di più con un'uscita ufficiale che avviene magari dopo qualche tempo o anno, quindi in teoria la band dovrebbe aver fatto un salto, essere maturata da ogni punto di vista, aver migliorato anche la produzione e tutto. Ma questo non cambia che la scala e il voto massimo rimane il classico 10 (o 100 per chi usa quella forma) sempre, non ha senso cambiare quello mettendo un limite massimo più basso per i demo.

  6. Mattia Loroni ha detto:

    Un'opinione preziosa (anche se non la condivido), grazie per averla condivisa con noi e per il commento ^_^ !

  7. E va beh, opinioni…anche se io continuo a non capire il discorso citato, cioè il senso di porre un limite di voto max più basso solo perché si sta trattando un demo…un demo, in ogni epoca a seconda della band e del singolo titolo, potrebbe essere anche un piccolo (per la durata e basta appunto) capolavoro da 9 o anche 10 che si mangia dischi ufficiali a decine o centinaia o migliaia che escono ogni giorno in Italia e nel mondo nello stesso genere più o meno (il confronto tra stili troppo diversi infatti ha sempre poco senso), può essere anche prodotto meglio addirittura in certi casi. Senza contare che oggi è un po' vago, difficile distinguere cosa è da considerare un demo, cosa un ep (anche quando di debutto assoluto appunto, come fosse il primo demo), cosa un disco ufficiale ecc., perché ad esempio tutti sono autoprodotti letteralmente (a livello underground ma non solo), perché tranne rare eccezioni dove la label o agenzia di turno intuisca davvero un potenziale commerciale di un certo tipo che si elevi su quello della media e quindi vendite notevoli e tour pure, in modo da avere indietro un certo ritorno economico prendendosi la loro percentuale, chiede il master finito e inciso a tutti, quindi tutto a spese dei gruppi dove e come vogliono purché il risultato sonoro sia appunto degno di essere pubblicato ufficialmente (e anche lì dipende, chi tratta roba \”marcia\” ha standard ben diversi per esempio da chi tratta altri generi, approcci e tipo di band, come li hanno diversi i rispettivi ascoltatori in media), poi fa stampare e assemblare i cd a sue spese e li distribuisce, anche se a volte chiedendo magari per contratto di acquistarne tot copie subito da parte del gruppo a prezzo vantaggioso o meno per poi rivenderle per conto proprio. Quindi la differenza oggi se mai, più precisamente, è tra \”autodistribuiti\” e invece distribuiti e promossi dall'etichetta o agenzia con cui la band ha trovato un accordo di qualche tipo appunto, ma autoprodotti sono tutti alla fine, come fossero dei demo quindi, dove è la norma che non ci siano etichette di solito, oggi come un tempo. Quindi per queste ragioni varie secondo me avrebbe più senso il metodo citato da me, e anche più giusto perché con i demo, con le band all'inizio o cmq produzioni a bassissimo budget, magari con mezzi di fortuna in studietti casalinghi o anche meno, senza un vero produttore e/o fonico che ottimizzi il risultato delle incisioni e via dicendo, è normale essere un pochino più di manica larga, meno severi, perché è un mercato a sé, non è quello ufficiale, vanno fatti confronti solo col resto della scena equivalente, le band underground ugualmente a livello demo. Mentre poi se uno trova un'etichetta e fa dischi con quella è giusto usare altri standard di giudizio, un po' più critici e severi, e tenere presente come confronti tutte le altre band \”ufficiali\” comprese quelle ritenute le più brave in assoluto personalmente, perché sono ora entrati anche loro nel mercato vero. Quindi, per esempio, in altre parole se il livello rimanesse identico in tutto e per tutto tra demo e disco successivo completo, con pezzi che se anche diversi o in parte diversi da quelli del demo per andare a formare una scaletta completa, fossero giudicabili cmq identici dal suono all'esecuzione al livello di ispirazione ecc., il disco ufficiale sotto etichetta dovrebbe prendere 1 o 1,5 voti in meno di quanto si era dato al demo: il gruppo/livello/pezzi sono rimasti identici in pratica, ma è cambiato il loro \”ambiente\”, la gente con cui si devono confrontare ecc. e devono meritarsi il più possibile migliorando al massimo che riescono, il fatto che qualche etichetta li abbia messi sotto contratto di qualche tipo.

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